EARLY YEARS - The Early Years

2006 (Beggars banquet)
indie-rock

Insofferenti al rock inglese? Allergici a qualsiasi sonorità brit? Allora tenetevi alla larga dall'esordio degli Early Years. Al contrario, se le atmosfere abissali dei Joy Division, le chitarre infinite di The Edge e le nebbie spiritate di Jason Pierce vi fanno vibrare i neuroni allora mettetevi pure comodi e continuate a leggere.

The Early Yaers si formano a Londra all'inizio del 2004: ne fanno parte David Malkinson (voce e chitarra), Roger Mackin (chitarre) e Phil Raines (batteria). Il primo demo registrato dal terzetto lancia subito il nome The Early Years nell'orbita giusta, quella della Bbc e di Steve Lamacq. Il 2005 passa in studio di registrazione, dove il gruppo decide di auto-prodursi chiedendo consigli solamente all'ingegnere del suono Pat Collier – veterano di mille dischi tra i quali i capolavori di House Of Love, Jesus And Mary Chain, Primal Scream, Swervedreiver, Lowgold, e molti altri.

Nel settembre del 2006 “The Early Years” viene finalemnte pubblicato in madre patria e solo all'inizio del 2007 viene distribuito anche dall'altra parte dell'oceano con un'edizione arricchita di quattro brani.

Quello che colpisce fin dal primo ascolto dell'album è il suono, potente e corposo, ma allo stesso tempo liquido e psichedelico. Fatte le debite distinzioni, sembra di ascoltare una nuova versione di “A Storm In Heaven” dei Verve. “The Early Years” si apre con uno dei singoli che hanno preceduto la pubblicazione dell'album, “All Ones And Zeros”: una linea elettrica proveniente dagli archivi della Factory batte il tempo, mentre in superficie corrono i colori di un arcobaleno che, intrecciandosi, formano un muro di suono imperscrutabile.

Dopo tanto rumore sono miele per le orecchie i glissando delle chitarre che introducono “Things”, una ballata nello stile visionario e sognante degli Spiritualized. “The Simple Solution” fa pensare a come potrebbero suonare oggi gli U2 se non dovessero fare i conti con la megalomania da numeri uno, ma aggiunge ben poco al valore del disco.

Sono i cinque minuti abbondanti che seguono, quelli di “Brown Heart”, che segnano il punto più alto dell'intero disco: uno spettro sfuggito dagli studi dei Sigur Ròs aleggia su tutto il brano e infine si materializza nell'arpeggio che introduce la deflagrante esplosione finale. Ancora Spiritualized nella psichedelia soul di “Song For Elizabeth”, che acquista nella lunga coda suadenti qualità space-rock. La voce di Malkinson ricorda in più di un'occasione quella di Rob McVey, il cantante degli sfortunati e sottovalutati Long:view (costretti a cambiare nome da Longview a Long:view dopo una bega legale con un gruppo country).

La seconda metà del disco è speculare alla prima, dove “So Far Gone”, il secondo singolo ad aver anticipato l'uscita di “The Early Years”, scuote l'atmosfera con energiche dosi di elettricità, con lo stesso vigore di “All Ones And Zeros” a inizio corsa.

14/02/2007

Tracklist

  1. 1. All Ones And Zeros
  2. 2. Things
  3. 3. Simple Solution
  4. 4. Brown Hearts
  5. 5. Song For Elizabeth
  6. 6. Musik Der Frühen Jahre
  7. 7. So Far Gone
  8. 8. High Times
  9. 9. Harmonic Interlude
  10. 10. This Ain't Happiness

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