THOU SHALT NOT - Land Dispute

2006 (Dancing ferret)
pop-wave

Ok, allacciate le cinture mentre questo finora sconosciuto terzetto a stelle e strisce dall'altisonante nome Thou Shalt Not, vi condurrà su quest'ottovolante che è "Land Dispute", loro ultimo album e straordinaria sintesi di contagiose frivolezze pop, nervose accelerazioni wave e quant'altro. Davvero camaleontico il gruppo guidato dal carismatico tuttofare Alexx Reed (la doppia x non sembra casuale, data una certa affinità "concettuale" con l'eclettismo e l'imprevedibilità dei primi Ultravox!), e il loro talento risalta in arrangiamenti magari non sempre ben centrati, ma signori, che fantasia, che classe, che energia.

La partenza è già di quelle che non si dimenticano: "When I Crash" è semplicemente una delle canzoni più geniali che ci sia stato dato di ascoltare di recente, un'esplosione di suoni e sensazioni contrastanti, una baraonda condotta a ritmo indemoniato tra pause ad effetto, tastierine kitsch e impennate romantiche. Il perfetto manifesto di ciò che ci attende nei seguenti 60 minuti: un diluvio di canzoni che non stanno ferme un secondo, proiettate quanto più avanti possibile a velocità supersonica, straripanti di idee e di melodie tanto efficaci quanto "familiari", un album che trabocca di calore, entusiasmo, personalità. Ancora condotta da tastierine stranianti e da un drumming scatenato, "Walk Away" indossa panni più rock (diciamo pure più "U2"), salvo terminare in un contagioso ritornello pop. Avanti veloce ed eccoci a "Crawling Deeper" con il trio che si cimenta in un altro esercizio di scalmanato trasformismo, imbucandosi stavolta nelle discoteche anni 80 più luccicanti.

Insomma, appena tre brani e ce n'è già tanto da riempire dischi interi. E potremmo star qui a descrivere tutti gli altri 12 brani dell'album punto per punto, tanto ognuno è completamente differente dall'altro, e spesso persino dalla propria premessa di partenza; ma che noia sarebbe, e in ogni caso anche volendo è umanamente impossibile riuscire a star dietro alla miriade di idee, rimandi, deviazioni, travestimenti che Reed e soci mettono in campo.

L'arsenale sonoro utilizzato dai tre è sterminato: "Oh Invisible" si innalza in un esaltante, travolgente carnevale di reminiscenze new wave, "A Dream" è un arioso electro-pop e così via, passando per le atmosfere fumose e eleganti di "The Projectionist", le bizzarrie di "Like Apple Trees", e un'altra giostra esaltante come "Trains". Si arriva al gran finale "Reborn" letteralmente senza fiato e con le idee meravigliosamente confuse. "Let Your Silence Sing" ristabilisce un minimo di calma con bellissime melodie acustiche, anche se puntualmente stravolte sul più bello da frequenze e distorsioni.

Un'opera dai colori infiniti, una travolgente festa di musica, suoni e parole, un disco di incredibile modernità e deliziosa classicità, pop mutante e realmente post-moderno, che non potrebbe essere più lontano da certe operazioni di smaccato e leccato revival per nostalgici di bocca buona e modaioli dell'ultim'ora. "Land Dispute" è un disco di alta e instacabile creatività in cui tanto è forte l'impronta del passato quanto è evidente il sotterraneo agitarsi di elementi alieni e disturbanti. Persino in accorate ballate pianistiche come "All That's Left" e "True Love", vicine agli amici Dresden Dolls. Dando prova di uno smisurato talento – anche nei testi, fluviali e toccanti – Alexx Reed ha dato vita al "Lullaby Land" del pop. Uno zapping di improbabili e instabili legami sonori, dal cui ascolto si esce storditi di ammirazione e felicità.

18/12/2006

Tracklist

  1. 1. When I Crash
  2. 2. Walk Away
  3. 3. Crawling Deeper
  4. 4. Oh Invisible
  5. 5. React
  6. 6. All That's Left
  7. 7. A Dream
  8. 8. The Projectionist
  9. 9. Like Apple Trees
  10. 10. Trains
  11. 11. Let Your Silence Sing
  12. 12. Count to Ten
  13. 13. True Love
  14. 14. Breathing Like a Fish
  15. 15. Reborn

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