Torino come la Lione dei Bästard: città delle architetture geometriche, delle macchine e dell'industria, del cielo torvo e rigidi inverni continentali. Non è strano che uno dei pochi gruppi che sembra ricordarsi di "Radiant, Discharged, Crossed Off" (1996) sia di stanza nel capoluogo piemontese.
"Radiations From Futurist Furniture" è la trance come esercizio di lucida efferatezza. Musica chiusa in gabbia, intrappolata in equilibrio tra la ripetizione perpetua e la continua ricerca di una via di fuga. Ipnosi ritmica che ha fatto suo il culto modulare dei Can e dei This Heat, dei Tortoise e dei Directions in Music; loop, incastri e poliritmi che traducono l'estetica immortale della Regina Rossa: cambiare incessantemente perché tutto resti immutato.
Dinamismo che non passa per l'esibizionismo ipercinetico del prog-core, ma da un'estasi di impercettibili scardinamenti, offbeat e slittamenti metrici che innescano cicli indipendenti; un sistema planetario di ruote meccaniche con le loro opposizioni, quadrature, rare e ineluttabili congiunzioni.
Relazioni, queste, che investono l'architettura timbrica dei pezzi, fatta di oscillazioni e cicliche inversioni. Ora è il basso a condurre le danze di un dub apocalittico a un passo dai Massive Attack, ora sono le brume di synth (quel soffio perlaceo che avevo sentito solo nei God Is An Astronaut) a stagliarsi sul tappeto ritmico. Oppure emergono le stagnazioni degli ultimi Isis: strati di chitarre cristalline e riverberi, tensione inesplosa che permea ogni nota.
Non stupiscono neppure gli echi degli Ulan Bator, essendo la produzione ad opera di un componente della band, Olivier Manchion.
Il tutto converge a creare un mood tutt'altro che futurista, ma piuttosto anti-utopista, memore dell'incubo industriale: produci consuma crepa. Nessuno spazio per sentimenti che vadano oltre al malessere urbano, se non per qualche epifania subconscia indotta dallo spettacolo dell'atmosfera, troppo nascosta da routine e ciminiere per lasciare tracce sensibili.
Non contento della perfezione del suo sound, "Radiations From Futurist Furniture" è anche un album di tracce impeccabili, stilisticamente piuttosto distanti fra loro nonostante la "tavolozza" e lo schema costruttivo resti simile. Il limite maggiore è forse l'assenza della voce: questo stile sarebbe una meraviglia abbinato all'hip-hop più arcigno. Chi li presenta ai Dälek?
P.S. L'album può essere scaricato gratuitamente dal sito della net-label Chew Z.
(13/03/2008)


