Klaxons

Myths Of The Near Future

2007 (Polydor) | new rave

Certo che se il debutto di una band avviene su una etichetta come la Polydor, qualche domanda ce la si pone. Noi ce la siamo posta e la risposta che ci è stata data è una di quelle storie che si risentono in continuazione in questa generazione web 2.0. I Klaxons sono tre giovincelli, vivono in Uk, prendono il nome traducendo "To Shriek" in greco, si mettono a suonare e creano il loro Myspace. Da Myspace la cosa si fa seria, i loro brani iniziano a girare, ne pubblicano tre, uno dei quali - "Magik" - gode di strepitoso successo al punto da scomodare i produttori alla ricerca della prossima "nuova grande cosa" da mettere sul mercato.

Questa la biografia in pillole di una band sul nascere. Ora il loro disco è arrivato anche nelle nostre mani, pronte a saggiare cosa ci propina di nuovo un prodotto che puzza di hype fin dalla busta gialla che arriva per posta. Eppure ora, ora che il disco lo si è sentito quel tanto per avere un'idea chiara attorno a cui scrivere qualche riga, ora che i brani sono stati gustati e digeriti, ora che tutto questo è stato, bene... qualcosa è rimasto.

L'iniziale "Two Recieviers" fa accomodare l'ascoltatore, lo fa sentire a proprio agio con un suono che perdurerà per tutta la durata del disco, cerca di addomesticarlo, riuscendoci, occhieggiando con fare malizioso, alimentando la sua curiosità. Il brano ha un tiro pregevole, rafforzato da una colonna sonora dance-rock anni Novanta. Poi arrivano le sirene di "Atlantis To Interzone" con un portentoso giro di basso, che accumula battiti e ancora quei richiami, ormai da considerarsi consolidati, all'Inghilterra danzereccia, ai Bloc Party, giusto per pescare dal mazzo il nome più conosciuto.
Già, i Bloc Party. Non c'è tempo di pensare e ripensarsi su quello che si credeva, sull'ennesima bufala oltremanica, sull'ennesimo indie-dance-rock, che arriva.
"Golden Skans" è il brano che ha stazionato su tutti gli indieblog di tendenza e che quindi il nostro orecchio riconosce e nonostante il tempo trascorso apprezza. A riascoltarlo si risente molto, forse troppo, pop sintetico e plasticoso, roba anni 80, roba che davvero sembra una versione aggiornata all'anno 2007 del tormentone "Hung Up" di Madonna di un paio d’anni fa.

La carne al fuoco è tanta e non è trascorso neanche un quarto d'ora. Ci si aspetta di rilassarci un po', ci si aspetta che il meglio sia stato dato e detto, e che d'ora in poi sia tutto un ripetersi, un citarsi, un tutto fumo  e poco arrosto. Così è, forse. Forse perché una "As Above, So Below", per quanto confusionaria, può piacere. A noi no, ma può. Lo stesso per "Isle Of Her", un po' troppo pretenziosa con quei coretti e con quell'incedere sintetico tra Numan e Bowie.

"Gravity's Rainbow" riprende il discorso con la neonata scena nu-wave, di cui i Klaxons si proclamano ideatori e alfieri divulgatori. Di “Magik” si è già detto all’inizio, è stato il loro trampolino di lancio, li ha portati alla Polydor, e via dicendo: ha il piglio giusto per scuotere i floor dei club, ma manca dell’accattivante pop con cui i giovani inglesi sono riusciti a infarcire la loro wave. Piacevolmente stupiti da tanta offerta, riecco il pop di “It’s Not Over Yet”, altro e ultimo brano che segnaliamo, che riprende il discorso del già detto in “Golden Skans”.

Alla fine dei conti, al netto di tutti i timori e i pregiudizi (che non erano pochi), i Klaxons ci hanno colpito. E colpire una mente poco recettiva, perché prevenuta, è merito che gli attribuiamo. Al primo disco il gruppo inglese ha messo sul piatto quello che sa fare, forse il loro meglio o forse chissà, ma se su una dozzina di brani ne abbiamo citati più della metà, un motivo c’è.

(09/04/2007)

  • Tracklist
  1. Two Receivers
  2. Atlantis To Interzone
  3. Golden Skans
  4. Totem On The Timeline
  5. As Above So Below
  6. Isle Of Her
  7. Gravity's Rainbow
  8. Forgotten Works
  9. Magik
  10. It's Not Over Yet
  11. Four Horsemen of 2012
  12. (Untitled)
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