Polly Paulusma

Fingers & Thumbs

2007 (One Little Indian) | songwriter

Polly Paulusma, britannica, si scopre cantautrice a metà del 2003: per l'ex-corista di Ben & Jason è l'epoca dei ripensamenti, o un periodo di travagliato entusiasmo creativo che la porta a scrivere di getto undici canzoni alla maniera di Sheryl Crow e Carole King (ma aggiornate all'era di Norah Jones), e quindi a incidere l'acclamato debutto ("Scissors In My Pocket"; One Little Indian, 2004). Il seguito, composto dopo una ragionevole pausa di due anni (anche dovuta alla maternità), sembra essere il degno - maturo - seguito dell'esordio.

La prima parte dell'album, da "Where I'm Coming From" alla pregnante "Day One", dall'iniziale "Godgrudge" alla sudista "All The Time", dà ragione alla personalità dell'artista ancora in erba. L'attacco d'accordi sulfurei e fieri, la voce asmatica e flemmatica quando serve e gli arrangiamenti compatti conducono a un chorus morrissettiano in mezzoforte, squillante e riverberato dalle chitarre scampanellanti, e a un bridge di tocchi solenni e vocalizzi emotivi. "All The Time", pur ricordando la Rickie Lee Jones più verbosa (e vantando un ritornello non certo memorabile), è semplice southern-roots che nel bridge si lancia in una lussuosa invettiva r'n'b. "Day One", la migliore del lotto, ha melodia sofferta e contrappunti di chitarra che alzano il tono drammaturgico, e "Where I'm Coming From", dall'attacco alla Tori Amos (jingle-jangle fatalista), accoppia bisbigli a organo fino a una specie di anti-ritornello, in forma di lunga requisitoria in rima.

Una volta passati questi dignitosi episodi, il disco comincia a cedere. "Back To The Start" è già fotocopia di "Godgrudge", con appena qualche decorazione d'organo e voci gospel, e "Ready Or Not" espone un terribile chorus da tardi Cranberries. "The Woods" si sviluppa a partire da un'ideuzza acustica per rimanere inconcludente, e la title track è una noiosa ninna-nanna folk (vagamente à-la Shivaree). Chiude "Matilda", e riscatta la crisi con un soul da camera per piano e voce altamente lirico (forse esageratamente melodico), ma pure accorato, a spartirsi tra accordi dosati e performance vocali avventurose.

Tolto l'uno-due iniziale, tolta la dolcezza e la combattività, rimangono solo argomenti extra-musicali pur interessanti, ma che poco-niente apportano alla fruizione. È il tipico disco contemporary che misura la risposta di pubblico con il consenso trasversale (non allargato), senza sbilanciarsi per forza verso il mainstream, ma il dogma dell'infallibilità della nostalgia stavolta non fa bella figura. Lo salva dall'inascoltabilità anche la distribuzione senza pause dei brani.

(10/05/2007)

  • Tracklist
  1. Godgrudge
  2. Where I'm Coming From
  3. All The Time
  4. Day One
  5. This Is One I Made For You
  6. Back To The Start
  7. Fingers And Thumbs
  8. Ready Or Not
  9. The Woods
  10. Matilda
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