Esplosi nel 1992 con un originale folk-rock esaltato dai virtuosismi vocali della cantante Dolores O'Riordan, sfondano prima ancora negli Stati Uniti che in patria, con l'album d'esordio Everybody Is Doing It Why Can't We?, un milione e mezzo di copie vendute, grazie a un sound fresco e intrigante, ma anche all'appoggio televisivo di Mtv, che intravede nella bionda leader un volto telegenico e affascinante.
Musicalmente, l'album propone un ibrido tra il folk celtico, le melodie pop e i ritmi frenetici del rock. O'Riordan fa il resto, con una voce estremamente duttile, capace di passare da tenere ninnananne a tesi psicodrammi. Brani come "Sunday" o "Waltzing Back" mettono in luce anche una particolare cura negli arrangiamenti, nel riuscire a tenere insieme suoni sbarazzini di marca pop e atmosfere orchestrali quasi classicheggianti. Ballate doc come "Linger", "Pretty" o "Dreams" sono interpretate da O'Riordan con spleen depresso e fatalista, e rivelano un peculiare talento melodico. Il resto del gruppo resta sempre sullo sfondo, assecondando il canto della sua musa soprattutto con lievi arpeggi di chitarra e frasi di violino.
Ma non è niente in confronto ai fasti di No Need To Argue, il disco successivo, che raggiunge la vetta di tredici milioni di copie vendute e frutta ai Cranberries una popolarità universale. Merito soprattutto di "Zombie", veemente denuncia contro la violenza sui bambini in Irlanda del Nord e capolavoro assoluto della O'Riordan, i cui vocalizzi acrobatici si inerpicano su un muro di chitarre dissonanti. Ma l'album propone anche una manciata di ballate tenere e intense, come l'intimista "Ode To My Family", impreziosita da una struggente sezione d'archi, la dolcissima "Dreaming My Dreams", appena sussurrata dalla O'Riordan sui lievi ricami del violino, e la toccante "Yeats' Grave", dedicata al grande poeta irlandese. Le radici "celtiche" del gruppo vengono invece esaltate nella lunga "Daffodil Lament", che segna forse il momento più epico del disco. Il rock dei Cranberries affonda le radici nella mitologia d'Irlanda, nel folk e nel melodramma pop alla Sinéad O'Connor (al cui stile vocale si ispira la O'Riordan), ma non disdegna incursioni in atmosfere sinfoniche di stampo classico. Una formula certamente originale, ma che la band non saprà più capace di riproporre agli stessi livelli negli album successivi.
Un exploit, quello di No Need To Argue, che frutta grande prestigio in particolare alla O'Riordan, chiamata a cantare insieme a Luciano Pavarotti ('95), e a partecipare con la band al "remake" di Woodstock ('94) e al concerto in onore dei Premi Nobel a Oslo, Norvegia. Alla crescente fama del gruppo, però, si abbinerà un precipitoso crollo della vena compositiva.
To The Faithful Departed (1996) è un confuso e apocalittico pastiche dedicato ai grandi drammi contemporanei, dalla Bosnia alle tragedie dell'infanzia, alle piccole guerre disseminate per il mondo. Non supportato da un'adeguata ispirazione sul piano dei testi, il disco scivola spesso anche musicalmente, incespicando su un pop banale e retrivo ("Free To Decide", "Forever Yellow Skies") o lanciandosi in invettive rock di straordinaria noia e vacuità ("Salvation", "I Just Shot John Lennon"). Fanno parzialmente eccezione il vibrante singolo "Hollywood", in cui O'Riordan tenta di riproporre il vocalismo audace di "Zombie" e la soffice "Will You Remember", con una delicata melodia appoggiata su un ritmo altalenato e contrappunti di sintetizzatore, oltre alla solita ninnananna incantata, "When You're Gone", che stavolta però pesca in atmosfere languide dal sapore anni Cinquanta. I tentativi di rimpolpare il suono con arrangiamenti orchestrali e armonie chitarristiche non centrano l'obiettivo, e il disco si rivela il primo, vero flop artistico della formazione irlandese, che comunque resta ancora a galla nelle chart.
Confusi e frastornati, i Cranberries rischiano di ripetere la parabola maledetta di molte rock band: successo, fama, stress, crisi di nervi auto-distruttiva. Così per alcuni mesi scompaiono dalle scene musicali per restare solo sui tabloid. Motivo: la misteriosa malattia della vocalist, che aveva costretto il gruppo a interrompere una tournée. Esaurimento nervoso, anoressia o solo un trauma a un ginocchio? Poi, il mistero si è dissolto tra le note di un nuovo album. "Il titolo 'Bury The Hatchet' ("sotterra l'ascia", ndr) - è il nostro modo per dire che ci siamo lasciati tutto alle spalle - dice il chitarrista Noel Hogan -. Ci sono state cose che ci hanno fatto male. Ma adesso è ora di seppellire il passato e andare avanti con quello che facciamo meglio".
Nei tredici brani di Bury The Hatchet i Cranberries rinnovano l'alternanza tra melodia e ritmo, emozioni ed energia, a cominciare dal fortunato singolo "Promises". Il disco, però, è complessivamente mediocre: troppe le canzoni insipide e commerciali, troppi i passaggi a vuoto. Nel frattempo, la bionda ed esile vocalist sembra aver superato la fase psicologica più difficile: si è sposata con l'ex-manager dei Duran Duran, il canadese Don Burton, ed è diventata madre di due bambine. "C'era troppo lavoro, troppa frenesia: eravamo arrivati tutti al limite - racconta -. Ora ho ritrovato l'entusiasmo. Non credo di essere un'altra persona, mi sento solo felice e questo non mi fa più preoccupare di ciò che la gente pensa di me".
Un clima di serenità ritrovata che pervade anche il successivo Wake Up And Smell The Coffee, esordio con la loro nuova etichetta, la Mca Records. Per l'occasione, Dolores O'Riordan e soci hanno voluto di nuovo accanto a sé Stephen Street (The Smiths, Morrissey, Blur), il produttore dei primi loro due album. Ma le atmosfere magiche degli esordi sembrano solo un lontano ricordo. L'impressione, infatti, è che il "fuoco sacro" dei Cranberries si sia affievolito in una serie di nenie elettriche tanto orecchiabili quanto banali. Al posto del folk-rock degli esordi, è rimasto un vuoto involucro pop, capace ancora di qualche tenera ballata (la romantica "The Concept", il lento in tre quarti di "Carry On") e ninnananne accattivanti, come la conclusiva "Chocolate Brown". Ma troppi ritornelli sono scontati e lontani parenti di quelli che hanno reso celebre la band di Limerick. E, fatta eccezione per l'invettiva ecologista di "Time is Ticking Out", si è spenta anche quella furia politica che aveva segnato un vero inno generazionale qual è stato "Zombie". Un caffè iper-zuccherato, insomma, quello dei nuovi Cranberries, che frutta altri milioni di copie da vendere, ma delude i fan della prim'ora.
Abbandonati al loro destino i Cranberries, Dolores O'Riordan tenta l'inevitabile carta solista, con Are You Listening (2007). Il problema è che, a differenza di quanto ci si poteva aspettare, non ci sono produttori di chiara fama o maghi da studio ad affiancarla, e il risultato è facilmente prevedibile: un flop. Non bastano i rintocchi di piano e le schitarrate di “In The Garden” e “Black Widow” a riscattare una minestra insipida che fa solo rimpiangere i Cranberries (“Ordinary Day” e “Accept Things” sono le pallide imitazioni di quello stile). “Stay With Me” regala qualche scossa, ma si fa presto a dimenticarla.
Dolores O'Riordan, una delle voci/performer più promettenti degli anni 90, si è persa ormai in un vicolo cieco.

