C’era una volta un disco cupo, dall’aspetto sigismondiano che aveva una copertina scura e titoli evocativi.
Questo disco, che si intitolava “The Art of Arranging Flowers”, poteva sembrare timido e schivo da una certa distanza, ma, essendo profondo ed estremamente impegnativo, appena veniva posto nel lettore, faceva un incantesimo e l’ascoltatore ne veniva prima ammaliato, poi rapito infine perdutamente ossessionato. “The Art of Arranging Flowers”, infatti, non era un disco leggero e spensierato come ce n’erano tanti in giro: tra le sue tracce dimoravano atmosfere notturne, lampi di chitarre aggressive che partivano da nuvole di dolci arpeggi e la voce malinconica ed evocativa di una Sirena – la Sirena Vienne – che era quasi sempre tesa e aveva il forte potere di far sentire in colpa l’ascoltatore anche quando non usava toni accusatori e note di una disperazione stridula e isterica.
Per quanto fosse noto che il regno contenuto in “The Art of Arranging Flowers” confinasse a nord con il casato di Siouxsie And The Banshees, a est con l’impero dei Cure, a ovest con gli accampamenti anarchici dei Blonde Redhead e a sud con le paludi dei Joy Division, al di là delle quali cominciava tutta una zona di new wave inesplorata, era impossibile scorgerne l’orizzonte a causa del suono fitto e denso, assolutamente poco orecchiabile e del tutto imprevedibile. A qualcuno questo era sempre sembrato un difetto al punto da voler tenere “The Art of Arranging Flowers” a distanza, ma questo era solo uno dei molteplici pregi di “The Art of Arranging Flowers”, perché ogni volta che l’ascoltatore veniva travolto dall’incantesimo, trovava in questo disco continue sorprese.
Tutto quello che si poteva trovare in “The Art of Arranging Flowers” era stato così concepito da Vivianne Viveur, Creatura composta da tre Creature che si erano legate l’un l’altra grazie al severo processo dell’improvvisazione che non lasciava dubbi sul suo passato e su quello che sarebbe poi diventato il suo futuro.
Bastava un solo ascolto, che non sarebbe mai riuscito a essere superficiale, per rendersi conto che quel disco cupo che era “The Art of Arranging Flowers” fosse destinato a crescere di ascolto in ascolto, in attesa che la sua virtuosa Creatrice, Vivianne Viveur, sfuggita da più di un lustro addietro all’indifferenza italiana per ricevere lodi e ovazioni in terra inglese, potesse condividere con tutti gli ascoltatori, ormai resi schiavi dall’incantesimo, tutte le sue virtù e i suoi virtuosismi in uno spettacolo dal vivo. Speriamo appaia in fretta anche vicino casa nostra.
25/06/2007