Antenne

#3

2008 (Helmet Room Recordings) | ambient-pop, dark

La musica nata da fredde lande settentrionali evoca, sovente, atmosfere vagamente misteriose, sul crinale fra sensazioni glaciali ed emozioni appaganti. Gli Antenne, provenienti dalla meravigliosa Danimarca, ricalcano in maniera più o meno fedele tale enunciato.

Con alle spalle una carriera non molto proficua, che comprende due soli album, la band cerca di tornare alla riscossa con un’opera completa a ben sei anni da “#2”.
Fedeli alla loro passione per un suono grumoso e spesso cadenzato da docili tocchi ritmici, gli Antenne sfuggono a ogni definizione circostanziata. Nel corso delle tappe coincidenti con le loro tre opere, la formula utilizzata è spesso variata grazie alla rara poliedricità compositiva di Kim G. Hansen, autore di musiche, arrangiamenti e mixing. Tutti questi elementi si collocano in prossimità di un trip-hop dalle tinte fosche e straziate, che trova il proprio comune denominatore nell’attitudine alle atmosfere oscure, mai troppo sostenute, ma sempre immerse in un’oasi colma di terrore sopito, capace di evocare distese medievali in cui nebbia, umidità e un timido vento la fanno da padrone.

Dal punto di vista tecnico, oltre al già citato trip-hop, si ritrovano gracili rimandi all’era d’oro del dream-pop, retaggi electro ormai sopiti (i primi glitch applicati al pop apparirono intorno alla fine dei 90) e una leggera brezza new wave proveniente dalle precedenti esperienze di Kim.
L’altro elemento che marchia a fuoco la musica del duo danese è la voce di Marie-Louise Munch, paragonabile a un miracolo divino: le melodie fin qui accompagnate dal canto, anche dal solo vocalizzo sussurrato a mo’ di anelito, trasformano il più banale silenzio in frangenti strazianti, sobbarcandosi l’onere di una decorazione elevata a elemento essenziale.

Superati i gravi problemi dovuti alla ricerca di una etichetta disposta a pubblicare “#3”, la band sul finire del 2007 riesce a trovare ricovero nella piccola ma interessante Helmet Room Recordings. Pochi adepti erano in trepidazione per l’uscita di quest’ultima fatica del duo: d'altronde, la scarsa visibilità data alle loro gesta non ha certo giovato nemmeno alla distribuzione delle opere.
Ciò che stupisce maggiormente delle composizioni degli Antenne, nel corso dei tre album, è la capacità di reinventarsi sempre da capo. Discostandosi dalle ombre slow-core del secondo disco e riavvicinandosi al trip-hop propriamente detto, "#3" colpisce dritto dritto al cuore.

L'incedere dimesso, le foglie cadenti e l'incalzare di qualche morbido beat decorano di sfumature oscure il terzo disco del duo. L'avvio è spiazzante: gli oltre sei minuti di "Long To Kiss" si colorano di riflessi arcaici, fondendo anima dark e venature (neo)classiche. E se all'ascolto della traccia d'apertura un sentimento di mestizia avvolge il cuore, il dolce tepore di "Gloves On", accompagnata da un video strappalacrime, riporta al cuore il sangue raggelato. Nel dipingere distese vuote, spoglie d'alberi e di anime, vive il lento scorrere delle note, accompagnate da uno splendido giro di chitarra.

I chiarori analogici che adornano tutto l'incedere di "Days Into Nights" paiono raggi stellati che illuminano a giorno una notte metropolitana, luci al neon in lontananza, mentre il freddo si insinua fra gli abiti. E se la successiva "Trreaa#7" riporta alla memoria i frammenti meno cupi e desertici dei Pan Sonic, accenni dub degni dei migliori Thievery Corporation costituiscono le intarsiature principali di "Blue Light".
"Ernst", nel suo avanzare tra campionamenti e pianoforte sporcato da una leggerissima coltre nebbiosa, potrebbe essere uscito benissimo dal repertorio dei Giardini di Mirò più sperimentali. Negli archi della penultima traccia, intitolata "End", in un moto circolare, gli Antenne riprendono l'austerità classica del primo brano, svolgendola divinamente assieme a una chitarra che regge la melodia verso una deliziosa deriva folk. Ancora una volta, come già in "#2",  la traccia finale, "All Of Us", ricalca le note di un'elettronica che gioca a contaminarsi con una vena psichedelica sixties, in pieno stile Air.

Il terzo capitolo del duo danese emoziona, stupisce, commuove. Fondendo elementi distanti con un'innata naturalezza, gli Antenne fotografano tepori metropolitani in odor di una soave tenebra. Ed è dolce perdersi nel loro mare. “#3” rimane coerente alle scelte stilistiche colte in passato, sintetizzando tutto ciò che la band ha ancora da dire in otto canzoni capaci di scorrere via come pugni di sabbia polverosa o di sedimentarsi negli spazi più reconditi della memoria di ogni, pur casuale ascoltatore.

(01/10/2008)

  • Tracklist
  1. Long To Kiss
  2. Gloves On
  3. Days Into Nights
  4. Ttreaa#7
  5. Blue Light
  6. Ernst
  7. End
  8. All Of Us
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