Paolo Benvegnu'

Hermann

2011 (La Pioggia) | songwriter, alt-pop

Paolo Benvegnù non sbaglia un colpo. Dopo i lavori con gli Scisma, dopo "Piccoli fragilissimi film" e "Le labbra", questo "Hermann" ha il sapore di una maturità ampiamente raggiunta, non soltanto nei testi (già apprezzati negli album precedenti), ma anche in un'idea di suono omogenea e personale.

 

Il gruppo richiede, in interviste e comunicati stampa, la sua identità nell'articolo determinativo plurale: "I" Paolo Benvegnù. E mai come in questo disco, il lavoro assume una forma corale, stratificata e impreziosita dal contributo di ciascuno (con episodi degni di nota, come la bellissima "L'invasore" del batterista tuttofare Andrea Franchi, a chiudere il disco). Il risultato è ottimo, movimenta l'ascolto, offrendo meno episodi da lamette rispetto al passato e più strutture ritmiche colorate e uptempo (lo stesso singolo "Andromeda Maria", e poi "Good morning Mr. Monroe" e "Il mare è bellissimo"). Il contributo dei quattro musicisti e di Michele Pazzaglia al banco del mixer si fa sentire in una produzione attenta al dettaglio e capace di rischiare sonorità coraggiose, smarcate sia dalle noiosissime produzioni da classifica, sia dal lo-fi esasperato dei lavori indie. Qui c'è un'attitudine a tratti quasi elettronica (ma solo nell'intenzione, perché tutto è meravigliosamente suonato), a tratti orchestrale, e nel complesso vicina al rock dei Settanta. Bellissimo, in questo senso, il gesto ibrido di "Love Is Talking", senz'altro l'episodio più felice di tutto il disco, insieme a "Il mare è bellissimo".

 

Piace - e molto - l'idea che "Hermann" sia in qualche modo un film mai girato. Definizione che va ben oltre l'idea promozionale o la frase ad effetto: "Hermann" è davvero "colonna sonora dell'omonimo film, mai girato", ha la tensione, le pause, i silenzi, l'inizio e la fine di un lungometraggio. Ha le stesse esigenze (non è un disco da sottofondo, come non lo può essere un film), la stessa forza (un ascolto articolato, che non lascia indenni) e la stessa suggestione (il racconto, il mito, i personaggi).

In questo senso, piace anche il concept sottostante all'album: il dramma umano, centro della dimensione creativa, è rappresentato con cruda verità. Se "Le labbra" scarnificava il corpo, qui l'atto è squisitamente filosofico e antropologico: l'uomo diventa oggetto di studio nelle sue contraddizioni, nella gioia, nel dolore, nella speranza, nell'amore, nell'odio ("Ho visto", "Anima avanzate", "Love Is Talking"), in una deflagrazione di punti storici, tutti possibili sfondi delle storie raccontate. Si incontrano così Mosè ("Distruggere per costruire", da "Moses"), Achab ("Inventa e spara per sentirti libero", da "Achab in New York"), c'è Atlantide ("Il mare è bellissimo") e c'è Andromeda ("Andromeda Maria"): narrativa, mitologia, viaggio sono strumenti ideali per mettere in scena l'essenza umana, con la tensione - forte, vivida, emozionante - di una ricerca di senso che è sete costantemente inappagata ("Non avendo risposte / incominciai a camminare" da "Il mare è bellissimo"; "E illudermi di apprendere la verità dagli uomini" da "Anima avanzate").

 

Giunti al terzo album, i Benvegnù sono lo specchio nitido di un nuovo cantautorato italiano, slegato dai soliti nomi del passato e slegato - soprattutto - dalle logiche vetuste e ammuffite del mainstream sanremese e da talent show. Ed è con dischi come "Hermann" - molto più che con calderoni al cui interno c'è di tutto e di più, alla "Il Paese è reale" degli Afterhours e compilation simili - che la qualità, l'autenticità e la bellezza obbligano finalmente a tenere d'occhio il ricchissimo e splendido sottobosco di musica indipendente italiana.

(17/03/2011)

  • Tracklist
  1. Il pianeta perfetto
  2. Moses
  3. Love Is Talking
  4. Avanzate, ascoltate
  5. Io ho visto
  6. Andromeda Maria
  7. Achab in New York
  8. Sartre Monstre
  9. Good Morning, Mr. Monroe!
  10. Date fuoco
  11. Johnnie and Jane
  12. Il mare è bellissimo
  13. L'invasore
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