Nel 1995 la componente teatrale abbandona il gruppo: gli Scisma scelgono definitivamente la strada musicale, caratterizzata da un magnetismo e da un impatto sonoro fuori dal comune. Viene autoprodotto l'album Bombardano Cortina, un disco acido e duro, anche se già si intravedono le basi di un sound raffinato e colto che caratterizzerà i futuri lavori del gruppo. In un brano come " Umanità sconsolante" si nota persino qualche legame col noise dei Marlene Kuntz, ma i pezzi migliori sono "Amore vuoto espande" e " Scivolando", dove il suono sognante ma "violento" della band viene esaltato dalla voce di Sara Mazo, fascinosa e intrigante.
Il 1996 è l'anno della svolta: lo straordinario successo riscosso ad "Arezzo Wave" e a "Rock Targato Italia" offre alla band la possibilità di registrare l'album Rosemary Plexiglas, uscito l'anno successivo per la Emi. Il disco, prodotto da Manuel Agnelli degli Afterhours, mette in luce l'enorme potenziale degli Scisma: la voce di Sara testimonia sempre di più la sua eterea bellezza, Benvegnù, ormai seconda voce, diffonde con la sua chitarra visioni oniriche bagnate da sfumature sonore che si alternano ai differenti colori dipinti da quella di Diego De Marco, la batteria di Danilo Gallo è potente e compatta, le note che escono dalla tastiera di Michela donano sogni e Giorgia Poli si dimostra un'eccellente bassista. L'album scivola fra immagini concrete e altre illusorie: dal noise di "Completo" e di "84" al tentativo di sperimentazione di "Poco incline ai R.F.", il disco offre istanti magici, come in "Loop 43" ed in "Golf " ("Dolce di miele ocra e cromo nel cobalto. Linee su linee punti immensi prospettive. Spettro-colori voci e suoni da imparare"), anche se il brano-manifesto è proprio "Rosemary Plexiglas", dove le combinazioni fra chitarre in distorsione, accenni di piano e semplici momenti d'archi raggiungono il loro culmine.
"Abbiamo sicuramente molta voglia di sperimentare - spiega Benvegnù - e dobbiamo ringraziare Manuel Agnelli che è riuscito a canalizzare tutte le sperimentazioni che non stavano portando a niente di costruttivo. Noi non sapevamo che direzione prendere. Oltre ad essere il nostro produttore è stato un.tutore, ci ha dato la possibilità di prendere una certa strada, di evolverci. 'Rosemary Plexiglas' è un album molto motivato, ma non so se questo si può percepire. Ho paura che si intuiscano tante cose, ma che poi non resti in mano molto di materiale. Ritengo che ci siano delle idee molto sentite e profonde: il periodo del disco è stato di grande sofferenza ed illusione.".
Nel 1998 esce un Ep di quattro pezzi intitolato "Vive le Roi", prodotto esclusivamente in vinile 10" ed in tiratura limitata. Al suo interno vi sono due brani che faranno poi parte dell'album successivo, Armstrong: "L'universo" e "Jetson high speed", mentre gli altri due pezzi "Oblò" ed "In dissolvenza" si possono trovare solo nel mini-cd. Con questo lavoro gli Scisma fanno intuire la direzione che le loro sonorità prenderanno in Armstrong, definito giustamente un ibrido fra pop deviato e rock filo-indie. Uscito nel 1999, l'album dimostra una maturazione evidente nella band, sia nei testi che nei suoni.
Dodici canzoni preziose, che scivolano dalla dolcezza di "L'innocenza" allo stupendo intreccio fra archi, violino e violoncello di "Jetson high speed", con un testo geniale (".ma se sono il contrario di me da che cosa mi sento diverso."). Un disco onirico, dove pezzi come "Simmetrie" e "I am the Ocean" (scritto con Marc Huigens dei Venus) offrono all'ascoltatore la possibilità di dissolversi in illusioni eteree. Ma non mancano brani diversi, più legati al passato, come "Tungsteno" e "Troppo poco intelligente". La canzone che chiude l'album, "Good Morning", esalta per l'ennesima volta la voce di Sara Mazo, ma è tutto il gruppo ad aver fatto il definitivo salto di qualità. Un album sicuramente difficile, ma che affascina.
Interessante è anche la scelta di non cantare esclusivamente in italiano, ma sfruttare altre lingue (in questo caso, inglese e francese), scelta così motivata dal gruppo: "Siamo convinti che certe espressioni siano veramente intraducibili, che perdano gran parte del loro senso una volta traslate in un'altra lingua. Per questo abbiamo sfruttato l'inglese ed il francese". Commentando in generale l'album Benvegnù ha affermato: "Siamo riusciti a diversificare la maniera di parlare. Prima di 'Armstrong' eravamo un gruppo di calcolatori.. 'Armstrong' è un lavoro che mi impaurisce, perché ci siamo messi a nudo. E' un disco chiaro, non filosofeggiante. La scelta è stata di essere meno alternativi, ma solo per armonizzare meglio suoni e testi. Forse può apparire un disco difficile, studiato a tavolino, ma garantisco che, quando facciamo "L'innocenza" sul palco, mi sento davvero vulnerabile, perché quello sono io".



