E' un disco fragile, l'esordio de Il Disordine delle Cose.
Sin dalla sinuosa figura femminile ritratta sulla copertina, spallina sensualmente abbassata a mostrare la bianca carne, capelli legati, sottoveste accattivante e piedi sollevati sulle punte. Sfondo di un candido bianco che ben si sposa con le rilassate atmosfere sulle quali sono state costruite quattordici tracce in grado di insinuarsi lentamente nei più profondi substrati dell'animo.
Il Disordine delle Cose nasce in Piemonte nel 2007: Marco Manzella voce e chitarra, Alessandro Marchetti basso, Emanuele Sarri chitarra, Luca Schiuma piano, Vinicio Vinago batteria.
E' un pop prevalentemente acustico, quello che si respira a pieni polmoni dall'omonima opera prima, secondo progetto musicale a uscire per il marchio indipendente Tamburi Usati (il primo fu dei Marta sui Tubi), anticipato dal video "L'astronauta" disegnato e animato dall'illustratrice Valeria Belloro.
Pianoforte e corde di nylon dettano i tempi e delineano melodie eleganti, spesso arricchite da archi cristallini, come nella più scontata tradizione italiana. Ma quando meno te l'aspetti, i ritmi possono impennarsi, e le cose disordinarsi un pochino (ma giusto un pochino, non aspettatevi mai nulla di eccessivamente destabilizzante), come accade in "Muscoli di carta" oppure nell'incipit della coinvolgente "Don Giovanni".
Il Disordine delle Cose è una creatura che ci parla in italiano e riunisce in studio di registrazione ospiti importanti. Syria si rimette splendidamente in gioco in "Infezione", Marco Notari dà lustro a "Muscoli di carta", Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi interviene in "L'altra metà di me stesso", "Sottile ipocrisia" e "Il pittore del mondo", su quest'ultima in compagnia di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, presente anche in "Lacrime e fango".
In "Quella sensazione di comodità" ci mette la faccia addirittura Paolo Benvegnù, uno di quegli artisti che oggi è in grado di conferire un plus mediatico straordinario a qualsiasi lavoro del sottobosco indie nazionale.
Danno il proprio contributo anche la violoncellista Elena Diana, Enrico Allavena dei Blubeaters, Marcello Testa dei La Crus e Luigi Giotto Napolitano dei Fratelli di Soledad.
La produzione artistica è stata affidata a Gigi Giancursi (che interviene con la chitarra in quattro tracce), il missaggio a Cristiano Lo Mele, entrambi membri (come Cerasuolo ed Elena Diana) dei torinesi Perturbazione, che diventano pertanto il punto di riferimento assoluto delle composizioni.
La scena indipendente italiana sta attraversando un momento di risveglio e di sorprendente creatività, e pare quasi incredibile avere fra le mani un esordio così compiuto, convincente e di non breve durata (sessanta minuti densissimi, ghost track inclusa).
"Il disordine delle cose" a molti apparirà un disco troppo leggero, troppo intimistico o troppo levigato, ma potrebbe diventare il primo passo di un percorso virtuoso.
Ci sono tutti i presupposti per produrre qualcosa di importante, magari con qualche sussulto in più e un po' di torpore in meno.
13/05/2010