Butcher Mind Collapse

Night Dress

2011 (Bloody Sound Fucktory) | avant-rock, post-rock

Dopo lo sferragliante "Sick Sex And Meat Disaster", il quartetto dei Butcher Mind Collapse, band di punta della fervida scena anconetana del trapasso tra primo e secondo decennio dei 2000, ritorna con "Night Dress". Stavolta a prevalere è lo spirito di gruppo, e non una plateale rivisitazione di stilemi, un'esplorazione sentita delle profondità abissali della loro sperimentazione (che prima di adesso era stata solo promessa). Accantonate in buona sostanza le canzoni-pallottola dell'esordio, i Butcher prendono il giunto slancio espressivo in brani tanto complessi quanto dementi.

"The Forgetter", slam-dance spastica, riverberata, elettronica, un marchingegno a tensione-scoppio ritardato prossimo al punk-core psichedelico dei Husker Du, è quanto di più irrazionale abbiano mai prodotto. "Flameles Hell" attacca con una fanfara-requiem putrescente, in un andamento bombastico alla Stooges, intervallato (e indi letteralmente deflagrato) da distorsioni industriali da tuffo al cuore e terremoti di musique concrete.

Nuovi sfregi di elettronica e sax Sonics-iano infestano la farsa postmoderna riecheggiante i Devo di "Complicity", ma - a due minuti dall'inizio - si capisce che è un piglio minimalista (oltre che tribale) a guidare tutto, in qualità di inserto subliminale, o di miraggio demonico. Ancora lo spirito minimalista regna su "Night Dress", a modellare un recitativo in pieno stile Captain Beefheart (con cori mortiferi di voce e sax che non sfigurerebbero in un poemetto dei Residents), su batteria ossessivamente doo-wop (e persino una coda di un minuto e mezzo di assolo pianistico free-jazz!).
Ogni brano si accoppia con la sua stessa rielaborazione irrazionale, il suo doppelganger, addirittura divenendo contenitori liberi di eventi casuali. "The Loss" (sette minuti) è semplicemente uno dei più plausibili omaggi al caos primordiale dei Faust degli ultimi anni, poi rarefatta a ospitare urla degne di un Bon Scott più isterico del solito, e persino una fuoriuscita celestiale che per i loro toni è quasi new-age.

Di tutte le piéce lunghe, "Spiderwebs" (il loro omaggio alle modulazioni dinamiche del nuovo drone-doom, deformato dall'elettronica) suona fuori posto anche in mezzo a tanta follia, ma è comunque il fondo cupo dove precipita tutta l'opera, l'inferno di cui voce e strumenti cianciano per tutto il tempo.
La personalità del cantante Iencinella prende il sopravvento nella triade formata da "Guilty", un vibrante garage-rock ballabile con vortice noise, l'impeccabile danza beefheartiana di "Killing A Fly With A Sword" e l'hardcore volante di "Coming Times".
Pagato lo scotto di diminuire la ricerca avventurosa delle piéce free-form della prima parte in luogo delle nuove pallottole dal convenzionale formato breve della seconda, rimane un'opera di seducente efficacia nel narrare devastazioni, malefici e sortilegi drammatici, con suspence diabolica e colpi di scena armonici, tutto al di sopra delle parti (sia nella scelte di genere, ma anche nelle scelte estetiche tout-court). "Ragno" Favero alla produzione più attivo e "designer" che mai (formidabile in "Flameless Hell"), praticamente il quinto Butcher sotto mentite spoglie.

(04/02/2011)

  • Tracklist
  1. The Forgetter
  2. Complicity
  3. Night Dress
  4. The Loss
  5. Flameless Hell
  6. Guilty
  7. Killing A Fly With A Sword
  8. Coming Times
  9. Spiderwebs
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