Kuedo

Severant

2011 (Planet Mu) | dub-elettronica

A sentirsi scivolare tutto addosso, l'acqua, il mare, il vento, pensi a Four Tet, pensi a a cose liquide che si frantumano in mille rivoli colorati. Ti viene in mente di quando Pascoli descrive le sue sere, i rivoli canori, le farfalle che spuntano a marzo, tutto quel mondo lì fatto nient'altro che di arcobaleni, di aria fresca e voglia di uscire. Poi squadri l'immagine e pensi che non puoi ascoltare certe cose stando a Milano, in mezzo alle isole pedonali e con un cielo che più grigio non si può.
Ti assale la voglia di uscire, di rifugiarti non in uno di quei parchi che creano solo finte illusioni, ma di andare, di prendere e andare fuori. E tornare un po' indietro, anche. Quando eri un po' bambino, anche se cresciutello, e ti piaceva sentirti ancora con un mondo, una vita, una infinità di fronte a te. Immaginando il futuro, che sarebbe stato solamente tuo e di nessun altro. Amici, carriera, la ragazza che hai sempre voluto. Così sognavi. E il piacere sottile nel vedere le tue ambizioni che pian piano si avvicinano, e che le strade che stai percorrendo magari ti porteranno proprio lì dove hai voluto.

Kuedo - vecchia conoscenza, Vex'd vi dice nulla? - è un po' così che mi piace immaginarlo, spensierato e con una gran voglia di scappare. Berlino non è Milano, o forse avrei dovuto dire il contrario. Ma non è tanto questo importante. E' che dietro "Severant" c'è una totalità fatta suono, una totalità che sa tantissimo di speranza di fare un centro, di raggiungere un traguardo. Di non mettersi in poltrona, ma di alzarsi e guardare. Fare progetti con la freschezza di una testa sgombra da tutto.
A chi si sbrodola col dubstep, a chi non vive che di elettronica, a chi preferisce il synth alla mamma, a chi ha un po' di nostalgia dell'idioma germanico dei seventies, a chi è al passo e si sente un po' il futuro dentro. E per voi che Kuedo disegna e dipinge. Acquerelli coloratissimi nei tre quarti d'ora di questo esordio, che tradisce timidezza nelle onde, non nel risultato. Ce n'è per tutti i gusti: i beat sono spesso irregolari e spezzatissimi, wiener schnitzel mit kartoffeln per come la pasta sonora sia gustosa, scie che ricordano vagamente le prime delicatessen targate Air, il Four Tet più placido e sbarazzino nei fuochi artificiali.

Ascoltatevi "Reality Drift" e rimarrete incantati: fiumiciattoli sonori che variano tono continuamente, pullulare coloratissimo. "Ascension Phase" sono gli Emeralds (ulteriormente) poppizzati, "Salt Lake Cuts" ed è subito sushi a Tokyo tra delicate aperture ai synth e inversione di marcia in direzione Amburgo, con la chillout e vaghe astrazioni hypna a condire il tutto ("Memory Rain"). "Onstet (Escapism") spinge sul beat tagliatissimo, in una sorta di Badalamenti versione garage uk. E se "Whisper Fate" è un po'  la versione minimal di quello che i Notwist/Lali Puna sono stati, "Scissors" e "Truth Flood" procedono più decise verso la Londra più underground.

Kuedo non ha costruito un disco perfetto, ma ha costruito il bignami perfetto. Gli ingredienti li abbiamo già ricordati. A ben sentire c'è un retrogusto di Morr Music come dovrebbe suonare nel 2011. Non sappiamo se Kuedo abbia rivitalizzato una sorta di indietronica 2.0. Di sicuro ha sfornato un disco stupendo. Di quelli da ascoltare nelle mezze stagioni. Tipo ora, vento in faccia e occhi rivolti al cielo.

(01/11/2011)



  • Tracklist
  1. Visioning Shared Tomorrows
  2. Any City
  3. Whisper Fate
  4. Onset (Escapism)
  5. Scissors
  6. Truth Flood
  7. Reality Drift
  8. Ascension Phase
  9. Salt Lake Cuts
  10. Seeing The Edges
  11. Flight Path
  12. Shutter Light Girl
  13. Vectoral
  14. As We Lie Promising
  15. Memory Rain
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