Mikal Cronin

Mikal Cronin

2011 (Trouble In Mind) | psych-garage, songwriter

Quanti dischi come questo abbiamo già sentito, negli ultimi mesi? "Days" e "Smoke Ring For My Halo", nonché "Sun & Shade" e "Castlemania" (Thee Oh Sees), sono ancora lì nel mucchietto di fianco al giradischi, o nella playlist delle cose "da ascoltare", e si è già presi dall'esordio tumultuoso e voluttuoso di questo giovane frequentatore della scena surf-punk della Orange County, già bassista e cantante dei Moonhearts.
Col piglio e la convinzione con cui è suonato questo disco, non vale davvero la pena di addentrarsi nella storia della composizione di "Mikal Cronin", avvenuta nel giro di un mese, il registratore a nastro come confessore dell'isolamento scolastico di Mikal.

La Trouble In Mind e, nella fattispecie, Ty Segall - che suona la batteria in alcune delle tracce - hanno adottato senza indugio le prime canzoni del Nostro, un'esaltante sbornia musicale che va agli albori del surf-pop e lo ripropone filtrato dallo stile alla Kurt Vile del Nostro ("Apathy") e dal fuzz ora soverchiante (quasi viene in mente il wall of sound dei primi Oasis in "Green & Blue") ora appena percettibile (i Feelies di "Again & Again") del sound imperante oggi.
La colonna dorsale del disco è costituita dal ritmo sincopato di ascendenza psych-garage - i Black Angels di "Get Along" o i Black Rebel Motorcycle Club provvisti di tavola da surf di "Gone" -  proposto con arrangiamenti mai ripetitivi o abbozzati (straordinario il finale punk con assolo di flauto della traccia iniziale) e scorci melodici davvero notevoli - i Beach Boys di "Is It Alright", o la più beatlesiana "The Way Things Go", rielaborazione allucinata e cacofonica, alla Blur.

Un disco insomma perfettamente calato nella realtà in cui è stato concepito, ma con spunti di personalità e accorgimenti compositivi che lo distanziano già da band dalla carriera ben più importante di quella di Cronin. Un disco compatto, coeso, dallo sviluppo coerente come ormai raramente capita: ritmo spezzato a metà dalla armonizzazione all'organo della tautologica "Slow Down", parapiglia finale con "The Way Things Go".
Mikal Cronin gioca bene le sue carte, senza esaurire le cartucce dopo i primi colpi. Anche chiamando in causa tutta la severità possibile, è difficile chiedere di più a un esordio.

(28/10/2011)



  • Tracklist
  1. Is It Alright
  2. Apathy
  3. Green and Blue
  4. Get Along
  5. Slow Down
  6. Gone
  7. Situation
  8. Again and Again
  9. Hold On Me
  10. The Way Things Go
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