Miles Kane

Colour Of The Trap

2011 (Columbia) | pop, rock

Il liverpooliano (Wirral, a essere pignoli) Miles Kane a venticinque anni può già vantare almeno tre vite artistiche separate. Dopo aver rotto il ghiaccio con gli effimeri Little Flames in piena brit invasion nel 2005, il nostro ha infatti messo in piedi i Rascals (un solo discreto album all’attivo, presto seguito da un repentino scioglimento della stessa band) per poi confluire nel progetto Last Shadow Puppets, idilliaca bottega di antiche quanto raffinatissime fragranze sixties-pop assemblate a quattro mani con il sodale e amico Alex Turner. Alex Turner che troviamo di nuovo al fianco di Kane (è infatti il coautore di ben sei canzoni) in questo “Colour Of The Trap”, vero e proprio disco di debutto solista, targato Columbia.

È bene mettere subito le cose in chiaro: dietro il narcisismo patinato dell’infelice copertina, il buon Miles Kane ha deciso di sviluppare un pregevolissimo (e a tratti quasi sontuoso) lavoro di brit-rock ortodosso in quintessenza, fedele alla grammatica pura di un genere che dimostra di saper padroneggiare con navigata e invidiabile destrezza. Niente di clamoroso, intendiamoci, ma seguendo le movenze di una melodia azzeccata come quella che innerva “Quicksand” (non per niente si scopre che dietro di essa c’è anche lo zampino finissimo di una vecchia volpe come Gruff Rhys) ci si rende presto conto di come il ragazzo abbia svolto per bene i compiti assegnati per casa.

Miles Kane dimostra infatti di non aver perso troppo tempo in inutili chiacchiere con Nme, preferendo studiare con cura amorevole le imprese degli eroi che hanno scritto l’epopea irripetibile di un suono già consegnato alla leggenda nazionale: John Lennon, Ray Davies, Pete Townshend, Paul Weller (“Rearrange” o “Counting Down The Days” mostrano come, per fortuna, talvolta i maestri non passino invano), ma anche Pretty Things, Small Faces o Jerry And The Peacemakers (sentite “Take The Night From Me”), arrivando fino ai Coral o agli Oasis (e infatti l’ineffabile Noel Gallagher rompe la nube sfuggente di riserbo in cui si è cacciato e regala un cammeo-portafortuna nei cori della non certo irresistibile “My Fantasy”). Del resto non si diventa musicisti per caso a Liverpool.

I trascorsi al fianco di Turner si fanno sentire eccome (le walkeriane “Kingkrawler”, “Telepathy” o “Happenstace”, peraltro tutte molto avvincenti e ben costruite), eppure Kane si lascia apprezzare per la sua sensibilità melodica e per il gusto elegante di arrangiatore (aiutato in questo da due produttori di solida reputazione come Dan Carey e Dan The Automator), mostrando di essere una penna affilata e godibile, con ottimi numeri su cui far leva. Gli appassionati del filone più “anglofilo” non impiegheranno troppo tempo a drizzare le orecchie, c’è da starne sicuri. Certo, più o meno alla sua età, i concittadini Ian McCulloch e Lee Mavers avevano scritto rispettivamente canzoni come “The Killing Moon” e “There She Goes”, solo per rimanere alle più famose, ma questo è un dettaglio. O forse solo un segno dei tempi.


(29/05/2011)

  • Tracklist
1. Come Closer
2. Rearrange
3. My Fantasy
4. Counting Down The Days
5. Invisible
6. Quicksand
7. Inhaler
8. Kingcrawler
9. Take The Night
10. Telepathy
11. Happenstance
12. Colour of The Trap
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