OneFuckOne, cioè il progetto elettronico dei marchigiani Luca Giommi (voce, già con Edible Woman) e David Starr (basi), propone un innovativo, postmoderno rimescolamento degli stereotipi internazionali nel disco di debutto, "We'll Be Men Once More".
Il lapalissiano riferimento ai Suicide di "Fuck 1 Soft Bodies Crashing" imposta il tono generale, ma "Fuck 12 Conunted Out" funge da remix ambient-dub di una piéce troglodita del Tom Waits di "Bone Machine", e "Fuck ¾ Turning Clocks Back" è l'hardcore dei Black Flag reso automa digitale, fino ad arrivare a una "Fuck 6 Fury" che mima il duetto tra Nick Cave e Kylie Minogue di "Where The Wild Roses Grow", impiantandolo in un territorio techno-trance poliritmico con droni da videogame.
La più dinamica è "Fuck 5 As Days Go On", un incontro tra un letto percussivo africano post-nuclare che via via si fa marcia militare di plotone androide, un'atroce filastrocca gravemente filtrata e uno scenario di dissonanze elettroniche opprimenti. Ancor più rappresentativa è l'iper-concisa "Fuck 3 Crimes Of The Future In The Past", libera fantasia electro-robotica che scaturisce un rapido anthem nu-rave (ma con un sottofondo di folktronica sgraziata). Lo stesso vale per "Fuck 4 In My Dreams", portato verso il cut-up digitale cubista, con invocazioni gregoriane a più voci, sorta di rovescio alieno della dance degli Underworld. Persino anti-armonica è "Fuck 9 Hail To", costruita su un rimpiattino-convergenza-unisono alla Nine Inch Nails, tra mitragliatrice di battiti e urla nevrasteniche.
Quando la voce ripete i suoi mantra-formule magiche da lontano e il ritmo si fa martello esistenziale, il disco è un fastello di incubi sub-metropolitani. Quando l'elettronica si fa voce e il canto lugubre vibrazione grave, è un conciliabolo di stregoneria industriale. La scelta all'ascoltatore, che comunque non paga incoerenza né faciloneria, al massimo lo sforzo di aggiornare stereotipi arcaici a tendenze contemporanee. La seconda voce in "Fuck 6 Fury" è di Francesca Amati dei Comaneci.
(04/02/2011)


