Peter Murphy

Ninth

2011 (Nettwerk) | alt-rock

Quindi il rock esiste ancora. Non vale neanche la pena di porre il classico punto di domanda e attendere un responso esterno. Prendetelo come un dato di fatto. O come un invito a crederci. Anzi no, è un ordine! Rock. Ovvero, passione, rumore, incedere incalzante, a volte martellante, teatralità e slancio epico, un sacco di sudore a far colare il mascara, a rendere il palco una pozzanghera, all'interno di un teatro ricolmo di spettatori assatanati, protesi violentemente verso il performer, iracondi, pronti a sacrificarsi su qualche altare. Meglio se su quello governato da Peter Murphy, ex vampiro del post-punk, sempiterno imitatore di celebri maschere ma talmente generoso e abile da rendere se stesso fonte di idolatria, emulazione e rispetto.

Divenuto famoso oltre un trentennio fa, cantando le gesta di Bela Lugosi, assurto a celebrità, non solo musicale, grazie a un inquietante lungometraggio in cui parenti di Nosferatu non avevano fretta di invecchiare. E quella sagoma di Peter, zitto zitto, quatto quatto, a quella storia in celluloide deve averci creduto sul serio e ha deciso di strappare a una a una le pagine del calendario posto sopra il frigorifero.
Anzi, l'ha proprio stracciato tutto. Come del resto ha fatto con i giovani competitor che hanno sentito parlare di lui soltanto di seconda o terza mano. Pare di vederli, sbalorditi, sfiniti, dissanguati di fronte a questo attacco per la stagione primavera-estate 2011, ma sarebbe potuto essere anche il 1985 o il 2025.

Teso, concreto, pragmatico, come dimostra sin dal titolo, "Ninth", nono album di una fin troppo oscura, anche per i suoi canoni, carriera solista. Undici brani pronti a esplodere in ogni momento, quando meno te lo aspetti, quando giri l'angolo e pensi di esserti portato al riparo, sei ansimante ma stranamente rilassato. E commetti un errore. Perché arriva Peter Murphy a pressarti da vicino, a bordo di una Mustang nera pece, intento a fare il verso al Kurt Russell psicopatico di Quentin Tarantino.
E rombano i motori delle chitarre. E son sempre più vicini. E non c'è scampo. E ulula la voce baritonale di Murphy, che ha deciso di prendersi una vacanza da Bowie e si è trasferito dalle parti di Iggy Pop.

Subito un quartetto di brani da far accapponare la pelle, se ce l'avete ancora, "Velocity Bird" per chiarire immediatamente gli intenti, senza sconti, un suono dinamitardo, un divincolarsi sensuale, una band compatta, tellurica, cromata, agilissima: Mark Gemini Thwaite e John Andrews alle sei corde, Jeff Schartoff al basso e Nick Lucero alla batteria. E la produzione di David Baron che smorza la sporcizia esaltandola. Ruggisce Murphy in "Seesaw Sway", capolavoro dell'album, con controcanti post-punk e un chorus che sembra una pallottola diretta verso Jaz Coleman. A cui poi arrivano altre due sventagliate a bordo di "Peace To Each", con quelle chitarre formato carrarmato accordate un tono sotto, le raucedini assortite del titolare che digrigna i denti. E improvvisamente si fa dolce in "I Spit Roses", ed escono le tastiere, la coralità wave, la passione, piovono le rose sullo stage, Murphy ne raccoglie una e con essa si asciuga la fronte e beve alla fonte del romanticismo: "Never Fall Out".

Si fa sentire l'urgenza delle corde vocali dell'ex-capo dei Bauhaus, ispirato, soffice e ruvido nel breve volgere di un attimo, ben assistito da una sezione ritmica tosta e basilare. Si slaccia il colletto della camicia, prende aria mentre cerca di arrivare alle note più alte di "The Prince & Old Lady Shad" ma anche di "Uneven & Brittle", gli episodi più teatralmente epici. Ed è di nuovo l'Iguana che "cries for love" nel gorgogliare che pare disperato di "Slowdown". Finale cadenzato e spettrale con "Secret Silk Society" e cullato, pianistico e poi appassionato e ricco di archi, quasi glam, in "Creme De La Creme", quella più buona, quella fatta come una volta, quella di un passato che ritorna e che si fa presente e magari anche futuro. Tanto Peter Murphy ha un sacco di tempo, mica si prende la briga di invecchiare. Lui.

(27/05/2011)



  • Tracklist
  1. Velocity Bird
  2. Seesaw Sway
  3. Peace To Each
  4. I Spit Roses
  5. Never Fall Out
  6. Memory Go
  7. The Prince & Old Lady Shad
  8. Uneven & Brittle
  9. Slowdown
  10. Secret Silk Society
  11. Creme De La Créme
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