Susanne Sundfør

The Brothel

2011 (Groenland) | dream-pop, electro

Norvegia, terra fredda e ostile, la cui vita è scandita da pause interminabili e inverni severi. Oltre a questi stereotipi, pensando a certi luoghi è più interessante citare i talenti emersi dalle sue lande sperdute: dai miti dream-pop Bel Canto ai Royksopp, fino alle sensazioni di nicchia quali Flunk, White Birch e Alog. Non è ben chiaro quale sia il fattore che spinge tantissimi giovani nordici a intraprendere la carriera da musicisti, tuttavia è palese che l'ispirazione da quelle parti è decisamente sopra la media.
In questo calderone entra di diritto anche Susanne Sundfør. Nata e cresciuta a Haugesund, in un idillio di mare e natura, la ragazza conduce un'infanzia e un'adolescenza ordinaria. Fra lezioni di piano e i dischi del padre (le leggende synth-pop a-ha e Cat Stevens), la sensibilità si forma in un inconsapevole processo di maturazione sia umana che artistica.

Dopo due prove relativamente normali come l'esordio omonimo del 2007 e "Take One" del 2008, la nascita di "Brothel" segna nella carriera di Susanne un punto di svolta cruciale. Presa la decisione di fare della musica un mestiere di vita, arriva la possibilità di registrare il disco con il supporto di uno stuolo di professionisti, un profondo cambiamento rispetto al lavoro domestico delle due precedenti opere. Assoldato Lars Horntveth (storico componente dei Jaga Jazzist) in sede di produzione e composizione, l'album fiorisce dalle mani e dalla mente della Sundfør con un'intensità espressiva raggelante. Paragonabile in questo senso all'esordio di Soap&Skin di due anni fa, "The Brothel" è un contenitore di emozioni esplosivo, non un'opera cantautorale in senso stretto, quanto piuttosto una raccolta di canzoni diverse l'una dall'altra, contraddistinte da una forte impronta caratteriale. La voce, un'ugola capace di coprire cromature fra le più inusuali, ricorda il lirismo incantato della sua conterranea Anja Øyen Vister, cantante dei già citati Flunk.

Variando lo stile dallo schema della ballata pianistica ombrosa, fino all'electro-pop martellante, le dieci tracce toccano vette di assoluta passionalità. Dove docili note di tastiera sono l'unico decoro alle linee vocali (gli splendori dream-pop della title-track, oltre che la finale "Father Father" e "O Master") un'atmosfera rarefatta si impossessa della scena, miscelando perizia e trasporto istintivo con naturalità. L'alternanza di tonalità permette all'opera di non cedere mai il passo alla distrazione, proponendo staffilate metalliche industrial-pop ("Lilith"), orge electro (il beat prepotente di "It's All Gone Tomorrow", l'ariosità malsana di melodie traviate in "Lullaby" e "Turkish Delight") e nenie dark dalla deliziosa ambiguità (lo strumentale "As I Walked Out One Evening", i timpani tuonanti in "Knight Of Noir").

Affascinante e seducente musa nordica, Susanne Sundfør rompe ogni cliché compositivo e mette insieme un album sorprendente, del tutto estraneo a schemi e categorie. Ennesimo talento sbocciato dalle parti del Mar Nordico, la norvegese lascia da parte la misura, riversando tutta se stessa, anima compresa, in un terzo album che sarà difficile dimenticare.

(01/05/2011)



  • Tracklist
  1. The Brothel
  2. Lilith     
  3. Black Widow     
  4. It's All Gone Tomorrow     
  5. Knight Of Noir
  6. Turkish Delight     
  7. As I Walked Out One Evening         
  8. O Master          
  9. Lullaby         
  10. Father Father
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