Claro Intelecto

Reform Club

2012 (Delsin) | techno

Cortocircuiti continui. Mark Stewart non è uomo da hardware, sostiene di preferire il software ed è nei paradossi che si gioca la bellezza. Manchester, un distretto guarda caso industriale, anonimo come il mondo e densissimo di storie dettagliate che l'hanno resa quel che è. La metallurgia come paradigma dell'universo al contrario che Claro Intelecto tratteggia. Un tutto che si fa suono e che trova nel software un modello di espressione altamente umanizzante con un building up del suono, dell'assurgere, del perfezionare che non attiene all'hardware.
È uno sporcarsi le mani nel programmare sequencer e tagliare synth col bisturi. C'è tutto un universo dietro Mark Stewart, un cosmopolitismo di riferimenti che però si risolve in un orizzonte ben preciso e delineato: Manchester, casa. "Reform Club" è dramma quieto e nascosto, che non fa mistero del suo essere quel che è grazie a quel che è stato. Detroit, Chicago, la Warp degli anni Novanta, Berlino e la Basic Channel. E ora? Ora Amsterdam e Delsin e il nostro Rabih nell'incarnazione Upperground Orchestra.

La compostezza marziale del suono, un'intransigenza che si erge in maniera perentoria. Beat che rompono le corazze di sfondi perlopiù fluidi, che ondeggiano verso Andy Stott e la Modern Love che non a caso hanno lasciato il segno, e Stewart ha lì le sue radici. Uno scorrere che è Babele in "Second Blood", dove lancia l'amo: beat sempre caldo, il tocco del passato che si mescola con un presente di fluttuazioni. O l'apparente ossimoro di mettersi in cuffia il viaggio di "It's Getting Late" e pensare che, di paradosso in paradosso, non è tardi, che "Reform Club" sia un ritorno al futuro.
La compostezza di Stewart, tratti da vero inglese, la scorgi nelle venature di "Blind Side", con Rod Modell & Stephen Hitchens sull'attenti. Ed è proprio in questa techno, tutto meno che buia, che si apre alle sfumature, che Mark va a intercettare i dub sempre a pelo d'acqua.
C'è una pace anche nelle spigolature electro dell'iniziale "Reformed", ma è un fuoco di paglia che serve da trait d'union tra quello che Stewart fu e quello che sarà.

Il viaggio non si interrompe, questo cosmopolitismo sui generis, così affine e così diverso da Morphosis, trova continua linfa nell'odierno e una sintesi che non si esaurisce. E cerca nella contaminazione il quid per chiudere il cerchio. L'ontologia, l'essenza di Claro Intelecto scavalca tutto per tornare in fin dei conti a casa. Ed è così che forse, in un chiudersi a cerchio, si consuma l'ultimo paradosso di un uomo dedito nient'altro che a se stesso, ma sempre proiettato sull'universo attorno. Curioso, no?

(01/04/2012)

  • Tracklist
  1. Reformed
  2. Blind Side
  3. Still Here
  4. It's Getting Late
  5. Scriptease
  6. Control
  7. Second Blood
  8. Night Of The Maniac
  9. Quiet Life
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