Dreamscape

La-Di-Da Recordings

2012 (Kranky) | dream-pop, post-shoegaze

Le innovative incarnazioni che il pop ha subito negli anni Novanta restano tuttora tra le fonti d'ispirazione principali di molti artisti. In pochi hanno saputo resistere alla sconvolgente rivoluzione degli shoegazer, ai voli bassi dello slow-core o all'impatto emotivo del dream-pop.
Eppure, molti dei protagonisti di tali favole hanno vissuto una gloria più mnemonica che effettiva, scomparsi in breve tempo dopo il successo dei loro primi lavori.

Ma chi c'era, negli anni Novanta, a cercare strade nuove partendo dal pop oltre ai “soliti” My Bloody Valentine, Slowdive, Codeine e Low? Una miriade di formazioni intrapresero quella strada con potenzialità enormi ma senza riscuotere la stessa approvazione, spesso a causa solo della mancanza di un po' di fortuna.
Uno di questi casi ce lo propone la Kranky – inutile ormai presentarla – che sfodera un autentico colpo da maestro rispolverando l'album di debutto di questa formazione inglese, nata Dreamtree nel 1989 per poi assumere un anno più tardi il nome definitivo e registrare una serie di canzoni, di cui la sola “Blackflower” (qui non presente) riuscì a uscire come singolo.

“La-Di-Da Recordings” ripesca da quei tempi, raccogliendo i migliori frutti di una band sulla quale ad oggi si sa ben poco. La loro proposta è diretta derivazione degli Slowdive e dei Medicine - leggasi il lato etereo-dreamy dello shoegaze – con ambientazioni à-la Cocteau Twins, come dimostrato dal delizioso stop'n'go dell'opener “Separate Sense”, dalla marcia tirata di “Finally Through”, dalla sognante “Cradle” o da “So Far From Belief”, contemporaneamente possibile out-take di “Blue Bell Knoll” ed episodio più vicino allo shoegaze puro.
Altrove invece il dream-pop viene abbracciato nella sua quasi-totalità, sia in salsa lo-fi (“Dreamsleep Eternal”, vetta dell'intero lavoro, ma anche la più concisa “No More But Though”) che mescolato a residui post-punk (“Greater Than God”) o a un'elettronica minimale (“Soft Fists”).

Quella dei Dreamscape, come annunciato anche sul retro del digipack che contiene il disco, è una musica che sembra provenire da un'altra era, le cui ceneri fungono ancora da base di partenza per parecchie nuove forme del pop moderno.
Il fascino di queste nove gemme si è però conservato in maniera sorprendente, per nulla intaccato dai ventidue anni trascorsi tra il loro concepimento e la pubblicazione. Come se la band avesse previsto già allora una tardiva ricompensa per uno sforzo corposo ma fino ad oggi privo di qualsiasi testimonianza. Abbagliante.

(24/10/2012)

  • Tracklist
  1. Separate Sense
  2. Greater Than God
  3. Finally Through
  4. Soft Fists
  5. So Far From Belief
  6. Cradle
  7. Nine Times To Die
  8. Dreamsleep Eternal
  9. No More But Thought




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