Dylan Mondegreen

Dylan Mondegreen

2012 (Warner / Shelflife) | alt-pop

Volevo fare indie-pop melodico, e insaporirlo coi miei elementi preferiti di ogni decennio: la freschezza dei 60, la fluidità dei 70, il posticcio degli 80, senza che suonasse datato.

Se fare musica fosse come cucinare, Dylan Mondegreen (per gli amici Borge Sildnes) avrebbe in mano la ricetta giusta. Ma, purtroppo o per fortuna, nel costruire una canzone c’è forse ancora meno possibilità che in cucina di costruirsi un sistema di conoscenze, un vademecum di passi da seguire, per arrivare dagli ingredienti al piatto finito.
Allo stesso tempo, in fondo, la scuola scandinava è talmente ricca di grandi “cuochi” di musica, che il dubbio viene che abbiano trovato qualche formula chimica, per passare da un’emozione, da un’idea, a una canzone.

Nello scoprire la breve carriera del norvegese (questo è il terzo disco, dall’esordio del 2007), è difficile negare la netta evoluzione del suo progetto e l’avvicinamento agli alti standard musicali che si era prefissato. Facilmente etichettabile come un altro dei seguaci dell’epopea Lekman-iana, non ne condivide però le capacità cantautorali, né l’istinto Morrissey-ano (in qualche modo gli si avvicina di più Joel Alme, che però, al confronto, deve ancora affinare di parecchio lo stile).
L’estetica quotidiana, che sfocia un po’ troppo spesso nel melenso dal punto di vista testuale (“It Takes Two”, soprattutto “The Heart Is A Muscle”), trova però un corrispettivo musicale smagliante, alla cui produzione ha presieduto anche Ian Catt (Saint Etienne, Field Mice).

La familiarità col guitar-pop di Sildnes è immediata: le soavi variazioni d’archi, le punteggiature di glockenspiel, gli accompagnamenti vocali femminili trasportano in un mondo di affetti domestici, dando un’indispensabile colorazione di verità e vicinanza alle altrimenti blande confessioni di sentimentalità domestica di “Dylan Mondegreen”.
Dopo l’intro alla Simon And Garfunkel di “Castaway”, si cominciano ad apprezzare le sfumature di northern soul delle composizioni e delle interpretazioni, comunque dimesse e contenute, di Borge, che in alcuni brani porterà alla mente un altro gruppo vicino geograficamente, i Sonnets (“Tears All Over Town”, “It Takes Two”). È comunque l’indie-pop il punto di riferimento del norvegese, se si guarda alle direttrici melodiche del disco, sempre improntate a un’emozionalità pensierosa, a un protendersi ansioso dell’anima (“Yesterday When I Was Young”).

Si coglie così interamente la portata del disco, summa di un’impresa di costruzione, di messa in pratica del proprio gusto musicale, che, a distanza di cinque anni dall’esordio, si fa completa e totale. Si può quindi dare il vero benvenuto a un nuovo, grande cantautore pop della scena internazionale.

(10/10/2012)



  • Tracklist
  1. Castaway
  2. Come Tomorrow
  3. Life As A Father
  4. The Heart Is A Muscle
  5. It Takes Two
  6. Keeper Of Secrets
  7. You Make It Easy
  8. Yesterday When I Was Young
  9. Tears All Over Town
Dylan Mondegreen su OndaRock
Recensioni

DYLAN MONDEGREEN

Every Little Step

(2016 - Shelflife)
Il ritorno del "papà indie-pop", sulla scia del precedente omonimo

Dylan Mondegreen on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.