Grenouille

Il mondo libero

2012 (M S B) | alt-rock, modern-pop

Non è stato facile per i Grenouille portare a termine la gestazione del sospirato secondo album. All’indomani di “Saltando dentro al fuoco” (2008), il loro apprezzato esordio, si ritrovarono ad essere considerati una delle più promettenti next big thing italiane.
Il successivo Ep “In Italia non si può fare la rivoluzione” lasciava presagire nuovi orizzonti sonori, una maggiore apertura verso nuove contaminazioni, ma quando la strada sembrava spianata verso un successo a portata di mano, in seno alla band nacquero insanabili contrasti interni e la formazione si spaccò in due.
Il rischio di scioglimento era dietro l’angolo, ma Marco Bugatti (voce, basso e autore di tutti i testi) e Giuseppe Magnelli (chitarre) continuarono a lavorare su nuove composizioni, e persino a portarle in giro, in versione acustica, con la sigla Grenouille 2.
Facile farsi prendere dallo sconforto, ma quando i tempi previsti per il nuovo album pareva dovessero prolungarsi all’infinito, l’arrivo di Fabio Giussani (una vecchia conoscenza dei due) alla batteria, permise al meccanismo di ricominciare magicamente a funzionare.

“Il mondo libero”, prodotto e mixato a Cleveland (U.S.A.) da Onil Utsis, esce a novembre 2012 per la neonata label di proprietà M.S.B., acronimo che sta per Milano Sta Bruciando.
E’ un lavoro graffiante e intenso, nel quale i testi di Bugatti raccontano in maniera lucida di persone ai margini della società e dello sfacelo politico – sociale che sta caratterizzando i nostri tempi.
Come al solito Milano è ben presente sullo sfondo, e la principale novità rispetto all’esordio sta nello spettro stilistico più variegato, che lascia spazio a situazioni meno cupe rispetto al passato.
Meno abrasivi, meno esteticamente grunge, meno chitarristicamente impetuosi (eccezion fatta per l’arrembante “D.S.M.”, il manuale utilizzato in psicoanalisi che disserta sui principali disturbi comportamentali), maggiormente fautori di melodie e ritornelli che ti si appiccicano addosso senza pietà.

“La droga più pesante” (il singolo trainante) e ”Solo per te stesso” sono due lampanti esempi di scuola, in grado di porsi da subito come potenziali hit.
Già da qualche mese circola il video di “Poveri suonatori”, azzeccato riadattamento di un testo di Enzo Jannacci che ironizza sulle difficoltà, ma anche sui limiti di chi fa musica oggi nel sottobosco underground. Si parla degli attori del circo musicale anche nella title track, la quale prende in giro ciò che è rimasto dell’industria discografica dopo la bomba nucleare della rete: un divertente manifesto per chi oggi suona, a prescindere dal fatto che possa passare o meno dai network radiofonici.
I Grenouille non si risparmiano certo nell’attaccare fra le righe il concetto di capitalismo applicato alla musica, l’attaccamento al guadagno di tanti personaggi che stanno nel giro, che ha portato fra le altre cose all’ideazione dei talent show e l’uccisione della pura espressione artistica in favore della capitalizzazione del consenso popolare.
Lo fanno anche in “Reality Show”, un’invettiva contro la vecchia label dei Grenouille, accusata di voler manipolare le band per il proprio tornaconto personale, cose che accadono persino in un ambiente come quello indipendente, dove girano sempre pochissimi soldi.

Ci sono poi le canzoni “politiche”: “Binario 21” è il binario della Stazione Centrale di Milano dal quale partivano i convogli carichi di prigionieri diretti ad Auschwitz, ed a distanza di decenni ancora viviamo in una società dove restano presenti forme di prevaricazione e sospetto nei confronti del diverso.
“E’ il nostro destino” si sofferma sulla Primavera Araba, quando le popolazioni di alcuni paesi a sud del Mediterraneo, anche grazie all’aiuto della rete, si sono ribellate ai rispettivi dittatori.
La conclusiva “La fine del mondo” è uno strumentale sul quale è stata sovrapposta la voce di una donna libica impegnata in una conversazione telefonica con un giornalista durante la recente guerra civile, al quale mostra tutto il proprio spavento: erano i giorni che condussero all’uccisione di Gheddafi, dopo che il despota decise di bombardare la sua stessa popolazione.

“Il porno è la democrazia” (già contenuta in una versione radicalmente diversa nell’Ep “In Italia non si può fare la rivoluzione”) è piena di allusioni alla classe politica dell’era Berlusconi, ma al contempo si pone come manifesto anti sessista: la canzone cerca di spiegare come una certa pornografia indipendente possa distruggere il concetto maschilista di sesso.
Interessantissimi gli sviluppi di “Sulla linea di confine” che richiama certi Verdena meno abrasivi, soffermandosi sul così detto borderline, un disturbo della personalità che conduce le persone che ne sono affette a mettere in atto ricatti emotivi, legando a sé in maniera molto forte le persone care, e al contempo incolpandole per le proprie sofferenze.

“Il mondo libero” rappresenta il definitivo addio dei Grenouille al Novecento, all’era delle ideologie massimaliste: non a caso la grafica di copertina si ispira alle locandine di propaganda delle due guerre mondiali che flagellarono la prima metà dello scorso decennio.
L’invito di Bugatti e soci è di cogliere la rosa (facendo attenzione che sotto non vi si nasconda una granata, come accade alla bimba ritratta nella cover): assumersi il rischio di essere liberi, evitando di restare vittime delle manipolazioni in una società continuamente sotto assedio, in perenne stato d’emergenza.
“Il mondo libero” contiene dodici quadretti raffiguranti grandi e piccoli conflitti emotivi disegnati all’interno di storie metropolitane contemporanee: un disco al passo con i tempi che coglie alla perfezione cosa  rappresentano stilisticamente oggi i Grenouille.

(19/11/2012)

  • Tracklist
  1. D.S.M.
  2. Poveri suonatori
  3. Binario 21
  4. Reality Show
  5. Il mondo libero
  6. La droga più pesante
  7. Il porno è la democrazia
  8. Sulla linea di confine
  9. Come una goccia d'acqua
  10. Solo per te stesso
  11. ...E' il nostro destino
  12. La fine del mondo
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