Mike Keneally

Wing Beat Fantastic

2012 (Exowax) | alt-pop

The best band you never heard, quella volta che Michele partecipò alla costruzione, alla messa a punto e al naufragio dell’ultima trovata scenica di Frank Zappa. La primavera del 1988 a spasso per le strade europee in compagnia del sarcastico baffo, chiamato a celebrare i fasti di solisti trasformatisi in accompagnatori, da Belew a Steve Vai, passando per Warren Cuccurullo.
Chissà se proprio in quella lontana primavera di fine anni 80 Mike, da sempre fine intenditore di spartiti popolari inusuali, sia venuto a contatto con gli equilibrismi tra alternative e mainstream di Andy Partridge, occhialuto analista di prodezze nerd, sarcastico e spaventato biografo di sfortunati emuli fantozziani (ma era lui Nigel?). Ma soprattutto, leader di quell’eminenza britannica che porta l’etichetta Xtc.

Un paio di missive recanti complimenti, poi trasformatisi nel corso degli anni in mail e, alla fine, l’agognato congiungimento, parola d’ordine the best songs you never heard. Magari non sarà proprio così, ma è bello crederci e farsi trasportare da una serie di brani sofisticati, nei quali la ricerca armonica non è una semplice dichiarazione d’intenti. Undici affreschi elettroacustici, pieni di citazioni, di finezze esecutive, di incroci vocali che profumano di anni 60, di incastri strumentali che riportano a certa seventies fusion, un senso di nostalgia che fa capolino ovunque, un’eleganza formale manifesta che potrebbe essere scambiata per voglia di tenersi distanti, di presentare il tutto come un prodotto elitario.
Ma si tratta solo di una prima impressione, di quelle che confinano pericolosamente con il pregiudizio, con la mancanza di tempo e la voglia di darsi. Ma per chi ha intenzione di spendere un po’ di attenzione in più, i pacchetti regalo non mancano e sono pieni di sorprese.

Una serie innumerevole di giochi di parole resi ancora più inebrianti da un flusso ininterrotto di arpeggi alla sei corde e al piano, la voce di Keneally che regala la migliore imitazione di Steve Lukather, “I’m Raining Here, Inside” e poi “Wing Beat Fantastic” e pare di udire i Toto meno immediati, come se “Georgy Porgy” fosse in realtà nata da una collaborazione tra i Beatles e gli Steely Dan.
L’arrangiamento vocale e strumentale multi-stratificato e riversato al contrario (oh George Martin!) di “That’s Why I Have No Name”, la stramba ballata acustica da pub ubriaco “Miracle Woman And Man” che si tramuta in corso d’opera in un omaggio a certo prog britannico a tutto moog, per poi sfociare in una coralità alla 10cc. E poi il fantasma di Todd Rundgren (toh, Skylarking) che si fa carne un po’ ovunque, soprattutto quando una canzone pop decide di provare le strade più ricche di curve e si trasforma in mini suite (“Bobeau” ). Pop articolato, aristocratico, eppure con quel senso di artigianale, di calore, proprio quel buon sapore di casa mia.

(18/12/2012)



  • Tracklist
  1. The Ineffable Oomph of Everything, Part One
  2. I'm Raining Here, Inside
  3. Wing Beat Fantastic
  4. The Ineffable Oomph of Everything, Part Two
  5. You Kill Me
  6. Friend of a Friend
  7. That's Why I Have No Name
  8. Your House
  9. Miracle Woman and Man
  10. Inglow
  11. Bobeau
  12. Land
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