Portico Quartet

Portico Quartet

2012 (Real World) | chamber-jazz

Il processo creativo che ha accompagnato l'evoluzione dei Portico Quartet ha stuzzicato la fantasia e l'immaginazione di tutti coloro che inseguono i flussi devianti dalla normalizzazione creativa di questi anni, stimolati anche dall'innovativo strumento percussivo hang.
La simpatia del quartetto jazz per il minimalismo di Steve Reich e le inedite soluzioni sonore dell'esordio "Knee-Deep In The North Sea", pur confondendo l'irruenza con suoni esotici, promettevano sviluppi interessanti per un sound ancora privo di definizione ma abbastanza originale. Cosa sia successo negli anni successivi non è un mistero: una calibrata rilettura dei canoni compositivi e una maggiore attenzione ai dettagli hanno definito le loro sonorità e la loro musica è subito apparsa come una delle cose più stimolanti degli ultimi anni.

Senza rinunciare ai suoni innovativi dell'hang e alle contaminazioni world music, il gruppo londinese ha raffinato il mood e i toni descrittivi, realizzando il prototipo perfetto per un chamber-jazz affascinante e originale.
Quello che l'album precedente "Isla" aveva già ben definito è ancor più lampante nel terzo capitolo, "Portico Quartet": Steve Reich e i Soft Machine sono ancora dietro le quinte, ma il gruppo ha sposato le pulsioni elettroniche dei migliori club londinesi. Aphex Twin, Flying Lotus, Four Tet si sono insinuati nel più eterogeneo parco sonoro, consolidando un suono che sembra l'erede dei Weather Report di "Mysterious Traveller", non tanto per una similitudine stilistica quanto per la stessa forza innovativa.

I Portico Quartet indugiano in loop e glitch nelle prime note iniziali di "Window Seat" per inaugurare il loro album più eterogeneo e superbo; sono abili nell'esternare subito il mix di jazz, funk, drum'n'bass, con landscape, tumulti jazz ed echi di film-music e John Coltrane, materializzando un sound da piccola orchestra avantgarde.
Non sorprenda che "City Of Glass" scivoli nelle lande del post-rock con sei minuti di crescendo emotivo che distillano ritmi jungle e loop armonici con disinvoltura, né che "Rubidium" sia capace di trascinare l'ascoltatore nelle sue malinconiche trame jazz, evocando spazi sonori e flussi ambient degni di Brian Eno.

L'album è tutto un alternarsi di emozioni e influssi: "Spinner" amplia le coordinate della loro passione per la world music, "Steepless" insegue le innovazioni dei Radiohead incantando e seducendo con la voce della cantante svedese Cornelia, "4096 Colours" amplia il fascino mesmerico del loro post-jazz e "Larker Boo" affonda le mani nel dolce magma del minimalismo, completando uno dei più intensi e autorevoli esempi di creatività di questo variegato 2012.



Ruins

(23/05/2012)



  • Tracklist
  1. Window Seat
  2. Ruins
  3. Spinner
  4. Rubidium
  5. Export For Hot Climates
  6. Laker Boo
  7. Steepless (ft. Cornelia)
  8. 4096 Colours
  9. City Of Glass
  10. Trace
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