Sweet Billy Pilgrim

Crown And Treaty

2012 (Luxor Purchase / Emi) | rock-pop

I tre anni che separano "Crown And Treaty" dal secondo capitolo dei Sweet Billy Pilgrim non sono passati invano: l'eclettismo si è consolidato in un suono elaborato e impressionante, il songwriting è ora privo di incertezze, le sfumature di grigio sono sempre più vivide mentre il colore si affaccia con energiche incursioni nell'avant-rock dei Radiohead e degli Elbow.
La poesia delle canzoni marinaresche e i germi incontaminati del progressive che agitavano le pagine più oscure dei loro esordi si sono trasformati in splendide creature dalla cornice cinematografica e teatrale. Elsenburg e soci sfidano la prevedibilità del modernismo con sofisticate architetture compositive, nelle quali tutto diventa memorabile e unico senza che si abbia il tempo di comprenderne la ragione.
 
Come i Talk Talk di "Spirit Of Eden", gli Steely Dan di "Aja" e i Blue Nile di "Hats", i Sweet Billy Pilgrim annullano i confini dei generi con una stratificazione sonora complessa e geniale la cui densità è pari al suo splendore. Fiati, cori, corposi ritmi e suoni di basso accolgono melodie sfuggenti, aprendo l'album con la grinta e la malinconia di "Joyful Reunion", tra flussi sonori imprevedibili. 
C'è spazio anche per il funk-blues in "Archaeology", appena violato da spaccature armoniche che la voce di Elsenburg trasforma in puro melodramma neoclassico, con un mood che si evolve verso territori più familiari ai Divine Comedy. Il loro sound è sempre caratterizzato da una pulizia e da una coesione armonica degne dei migliori artisti pop, come Stevie Wonder, 10cc o Supertramp. È questa la ragione per cui la musica dei Sweet Billy Pilgrim coinvolge anima e corpo, come la sindrome scoperta da due scienziati italiani che diventa il tema del singolo "Brugada" - un midtempo ricco di sfumature e raffinate partiture strumentali.

Tim Elsenburg, Alistair Hamer e Anthony Bishop hanno aperto le porte a un nuovo elemento, la brava Jana Carpenter, che marchia a fuoco con la sua presenza la malinconia contagiosa e onirica di "Shadow Captain", un folk impalpabile che scivola su note di harmonium e suggestioni vocali degne dei migliori Fleet Foxes
È sempre evidente la bravura del gruppo nel controllare con gusto il tono elegiaco della musica, con un pathos che a volte va fuori controllo trascinando le note di "Blood Is Big Expense" verso l'enfasi lirica, poi introducendo modernità e hip-hop in "Kracklite" con swing, eleganza e una trascinante performance vocale.

In "Crown And Treaty" sono ancora vive le tracce folk che caratterizzavano i precedenti album, ma si sono tinte di elettronica nel brillante pop di "Blakefield Gold", e sono preda di suoni orchestrali e ipnotiche linee armoniche nel vero centro emotivo dell'album, ovvero la crepuscolare "Arrived At Upside Down": ballata leggermente contaminata da un assolo in stile prog e da residui di musica pastorale. 
"Crown And Treaty" è un album ricco, forse eccessivamente sontuoso, nel quale morbide melodie a tratti malinconiche si incrociano con ritmi spesso frantumati ma sempre ben radicati, regalandoci un lavoro raffinato, che pone i Sweet Billy Pilgrim sul podio della musica inglese.

(15/05/2012)



  • Tracklist
  1. Joyful Reunion
  2. Archaeology
  3. Blakefield Gold
  4. Arrived At Upside Down
  5. Blood Is Big Expense
  6. Brugada
  7. Kracklite
  8. Shadow Captain
  9. Blue Sky Falls
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