Babi

Botanical

2013 (Noble) | songwriter, avant-pop

La giovane talentuosa multistrumentista nipponica Babi inizia precocissima a strimpellare i più disparati strumenti, fin da quando aveva due anni. A partire dall’età infantile fino al 2011, Babi sviluppa la passione per la musica classica e gli strumenti giocattolo. Il suo primo disco, il breve “Roku-Shoku-No Tategami To Rizumikaru”, cerca di mettere in atto proprio questo, una trasposizione in forma-canzone delle intuizioni di Conlon Nancarrow.

Con “Botanical” la cantautrice prende coscienza del suo potere creativo, anzitutto nei tempi ternari: il valzer di “Präparat”, un meeting tra Owen Pallett - qui da camera anziché sinfonico - e Yann Tiersen, il minuetto con clavicembalo di “Fancy Witch”, a progredire verso una danza da belle epoque e una marcetta clownesca, il rapido valzerino decomposto e smembrato dai timbri di “Passepied”, il carillon polveroso di glockenspiel fatto risuonare con la sua ugola acutissima in “Parade”.
Ancor più dense sono creazioni solo superficialmente tradizionali come l’elettro-pop altamente cangiante di “Insect Collecting”, con loop e tintinnio di triangolo, o l’attacca pianistico alla Claude Debussy di “Atelier”, un vero e proprio lied classico per voce lamentosa, un numero curiosamente allungato e solitario se confrontato con la frenesia ipersatura del resto (l’orchestra si ode solo per pochi secondi verso la chiusa).

Fracassi di tastiere trottanti e tempi scanditi con la voce alla Meredith Monk, ma virati a una regione svanita alla Julee Cruise, con un anti-ritmo di rullante, portano il disco a una conclusione quasi crepuscolare (“Owl”). In mezzo c’è anche un bozzetto come “Lesson”, canto-monologo con sottofondo di concertino informe e atonale, e due numeri debitori del minimalismo romantico, “Passiflora” e la più Michael Nyman-iana “Zaubertheater”, con tanto di fiati e ottoni e voce sdoppiata, e un arricchimento progressivo per niente geometrico e anzi del tutto random, istintivamente bambinesco.

Anima poetica inquieta, nonostante il mood gioviale, Babi confeziona un libello di arrangiamenti che non si acchiappano, che sfuggono avanzando sul significato come in un film di Kim Ki-Duk, fino a far perdere il contatto con la canzone. Numeri come “Atelier” dimostrano, oltre a classe e signorilità, anche una solida bravura d’esecutrice. Prodotto dalla Noble con Uffufucucu, label di sua creazione.

(08/10/2013)

  • Tracklist
  1. Passiflora
  2. Passepied
  3. Präparat
  4. Insect Collecting
  5. Zaubertheater
  6. Fancy Witch
  7. Lesson
  8. Parade
  9. Atelier
  10. Owl
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