Chaos Venture

Chaos Venture 1.0

2013 (Underground Symphony) | space-rock, metal, ambient

Una sorpresa uscita dal nulla, questo esordio dei Chaos Venture, un progetto fondato dai musicisti Christian Casini e Andrea De Paoli, quest’ultimo membro della band power-metal italiana Labyrinth.
Una sorpresa, sì, perché, oltre all’apporto alle composizioni da parte di Alberto Rizzo Schettino, “Chaos Venture 1.0” vanta la presenza di molti ospiti italiani e stranieri, tra i quali alcuni di primissimo livello: Mark Zonder, ex-storico batterista dei migliori Fates Warning; Richard Barbieri, tastierista e personalità di spicco dei Japan prima e dei Porcupine Tree oggi; Kevin Moore, rimpianto co-fondatore dei Dream Theater, padre del fenomenale progetto solista Chroma Key e membro del progetto Osi. Sarebbe quindi sicuramente lecito interrogarsi su come sia riuscito questo collettivo nostrano a riunire una tale potenza di fuoco al proprio servizio.

Volendo ironizzare, senza malizia, difficilmente sarà stata la copertina dell’album a fare da esca per i tre sopracitati musicisti. Per fortuna è normalmente un grave errore lasciarsi condizionare dalle apparenze e il contenuto del disco è tutt’altro che kitsch come lascerebbe pensare la stessa. Ciò che i Chaos Venture vogliono proporre è il loro alien-space-metal (sic.): nella pratica un interessante connubio tra metal molto poco heavy, elettronica, ambient e space-rock dal sapore floydiano, condito da soluzioni strumentali virtuose ma di sorprendente maturità.

Un buon rappresentante dell’opera è uno dei brani diffusi in rete: “Relativity” si snoda tra pattern elettronici spaziali e arpeggi chitarristici che si annodano al ritmo sincopato della batteria di Marco Aiello. Nonostante l’impostazione prevalentemente strumentale della band, chiaramente sbilanciata verso soluzioni tastieristiche, “Chaos Venture 1.0” mantiene per larga parte della sua scaletta una sobrietà di fondo rara in questo ambito, scivolando poche volte nell’eccesso e nel virtuosismo fine a sé stesso, anche nei momenti in cui si osa maggiormante, come nel finale quasi neo-progressive di “Plato Act”.
Un chiaro esempio di questa compostezza è “Elektric Symphony K725”: una composizione elettronica “cosmica”, dove i sintetizzatori sono preponderanti ma non soffocano le notevoli finezze al pianoforte e alla chitarra, magistralmente suonata da Nicola Fassi. Il finale è una progressione emozionante di fraseggi riverberati, raggiungendo il punto più alto dell’album. Qualche volta l’equilibrio viene meno, e così “Space Commander” tende ad esagerare in una vera e propria cavalcata metal-progressive, accusando il tipico “effetto spezzatino” tipico del genere.

Tornando agli illustri ospiti presenti, il contributo dei vari musicisti è molto eterogeneo nell’approccio e nell’incisività: Moore coglie perfettamente il senso del disco, pur con un apporto un po’ invadente impadronendosi completamente del brano “Abduction”, il quale sembra essere uscito direttamente da “Graveyard Mountain Home” dei “Chroma Key”. Con la tipica visione d’insieme dell’acuto compositore di Long Island, è inconfondibile l’alchimia tra ritmiche, riff sporchi, sample e la calda voce prestata dallo stesso americano, raggiungendo un altro dei picchi del platter.
Più discreti Zonder e Barbieri: il primo contribuisce positivamente all’energia di un altro dei migliori episodi dell’opera, “Pulsar”, con il suo solito elegante drumming, il quale lascia però la scena agli italiani senza snaturare la fonte ispiratrice del brano; il secondo invece appare piuttosto sottotono, con un risultato un po’ deludente nella sgonfia “Sons Of Nibiru”. Buono il tentativo di creare atmosfere suggestive, ma manca il mordente che ci si aspetterebbe da un artista di tale livello.

Il resto del lavoro si mantiene su buoni livelli, soprattutto quando evita momenti eccessivamente lirici - come per la title track, troppo di rottura con il contesto generale - e sezioni cantate poco integrate con le composizioni: brani come i già citati “Sons Of Nibiru” e la comunque ottima “Relativity” avrebbero probabilmente giovato di una direzione esclusivamente strumentale. L’impressione è infatti che la band dia il meglio di sé nelle sezioni strumentali, solitamente scorrevoli ed espressive.
Ci sono ovviamente le dovute eccezioni: in “Plato Act” e in “Abduction” la fusione fra voce e strumenti è solida e coerente con le atmosfere spaziali ricercate.

Concludendo, “Chaos Venture 1.0” è un felice episodio che mostra un potenziale molto interessante dato dall’alchimia tra l’entusiasmo degli emergenti e l’esperienza dei professionisti. Una band da tenere senz’altro d’occhio per il futuro.

(02/01/2014)



  • Tracklist
  1. Out
  2. Pulsar
  3. Relativity
  4. Plato Act
  5. Elektric Symphony 725 (Landing On The Moon)
  6. Abduction
  7. Sons Of Nibiru (Abduction, Part II)
  8. Chaos Venture
  9. Space Commander
  10. Monster HD
  11. Nube Di Oort
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