Holopaw

Academy Songs, Volume I

2013 (Misra) | folk-rock, alt-rock

Da sempre considerati, probabilmente, i più “sfortunati” e meno incisivi della scena folk-rock statunitense, alla stregua dell’esile voce del frontman, John Orth, gli Holopaw danno uno scossone alla propria carriera con un disco ambizioso, un concept costruito per le aule di una scuola professionale maschile.
“Academy Songs, Volume I” è la ricostruzione, scevra di ogni malizia nostalgica ma colma di un furore sottocutaneo, di un’eleganza non priva però di onestà intellettuale, del personaggio di un ragazzo schivo, intento a farsi strada nella fauna ittica che lo circonda, cercando di evitare i soprusi e di trovare, nel caos ormonale regnante, un’amicizia, qualcosa da condividere.

Le canzoni del disco sono così più narrative che classicamente intese: crescendo impulsivi si tramutano, improvvisi come la pubertà, in svolazzi strumentali (la bella “We Are The Virgin Snow”); il ciondolare marziale di “The Lights From The Disco” riporta alla mente le dolenti invettive dei Carissa’s Wierd.
Ma sono i primi Modest Mouse il riferimento più evidente in “Academy”, loro vecchia conoscenza di Orth per via della collaborazione con Isaac Brock negli Ugly Casanova. Qui Brock compare addirittura in un pezzo da “Lonesome Crowded West”, “Diamonds”, col suo flusso perfettamente irrazionale fatto di incontrollabili apici emotivi. Ed è lo stesso sound, non solo delle chitarre ma anche e soprattutto della batteria, secca e incalzante, a ricordare la band di Issaquah (“Infidels”).

Di una bellezza fragile e imperfetta, “Academy Songs, Volume I” è un lavoro di estrema sensibilità, giocato su un materiale sfuggente, su emozioni a volte impalpabili come la neve della Florida, spesso evocata come evento insolito e catartico (il bel bozzetto acustico di “Bedfellows Farewell”).
Ma il centro del sentimento evocato dal disco è l’ebbrezza della libertà frammista alla disperazione della solitudine, tutto raccontato con una finezza rara: numerose sono le trionfanti e drammatiche passeggiate notturne (“Discotheque” oltre a “The Lights From The Disco”). Straordinario anche il virtuosismo percussionistico e corale, alla Grizzly Bear, di “Golden Sparklers”, per un disco non facile da ascoltare, ma facilissimo da comprendere.

(18/02/2013)



  • Tracklist
  1. The Academy
  2. Golden Sparklers
  3. Diamonds
  4. Bedfellows Farewell
  5. Dirty Boots (He Don’t)
  6. We Are the Virgin Snow
  7. Discotheque
  8. Infidels
  9. Chapperelles
  10. The Lights from the Disco
  11. Golden Years


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