Rainbow Arabia

F.M. Sushi

2013 (Kompakt) | synth-pop, electro

C’era una certa attesa, da parte di chi vi scrive, per la seconda prova dei Rainbow Arabia. Questo perché il debut album dei coniugi losangelini Danny e Tiffany Preston (oggi affiancati dal polistrumentista Dylan Ryan), aveva offerto delle efficaci commistioni etniche prossime a una versione moderna dei Tom Tom Club (sempre in tema di consorti) nelle ritmiche e nelle atmosfere di fondo, che li avevano in qualche modo discostati dagli stilemi più classici del synth-pop, genere con cui si misura la loro proposta artistica. Sarebbe stato legittimo attendersi delle ulteriori escursioni in territori esotici, fatti di tramonti nordafricani e afflati caraibici, e invece il nuovo “F.M. Sushi” segna un inatteso ripiegamento entro i confini di un pop elettronico più ortodosso, talvolta arricchito da suoni di strumenti tradizionali che, in passati gloriosi, hanno già fatto da contraltare alle metronomie melodico sintetiche proprie della scuola.

Quella che, sulle prime, potrebbe sembrare una scelta involutiva – troppo elevato il pegno da pagare sull’altare dell’originalità – non si rivela alla prova dei fatti come tale, giacché i dieci brani che fanno parte di questa uscita si ritagliano uno spazio proprio grazie a scelte sonore nitide e piuttosto felici, e a una scrittura calibrata, ben puntellata da una consumata sapienza a maneggiare gli arnesi del mestiere.
I tributi pagati qua e là sono palpabili, ad esempio impressiona la somiglianza dell’iniziale “River’s Edge” con i The Knife di “Deep Cuts” (2003), specie nell’uso della voce da parte di Tiffany, però il pezzo ha in sé la necessaria spigliatezza per uscire dalle secche della mera calligrafia. Lo stesso si può dire, sebbene in ambiti differenti, della seguente “He Is Sorcerer” che, con le sue rigogliose cascate di synth, pesca a piene mani dalla candida immediatezza dei primi Omd senza tuttavia smarrire la sua strada, mentre “Math Quiz” farà la gioia del pubblico dei canadesi Austra, sia pur con l’aggiunta di una tastiera di sax assai pertinente. Suono, quest’ultimo, a cui diamo un parziale bentornato dopo anni di latitanza (parziale perché, per quanto abbastanza fedele, il sassofono dei Rainbow Arabia è rigorosamente sintetico), dal momento che nella strumentale “Thai Iced Tea” irrompe con noncuranza e se la gioca senza sfigurare con un sequencer alla Moroder e con dei fraseggi di tastiere che più italo-disco non si può: anche non avendo presente il sapore del thé thai, sembra proprio un bel sorseggiare.

Sempre a proposito dell’inserimento di sonorità di strumenti - per così dire - classici nel contesto tecnologico, colpisce l’accuratezza con cui un basico intervento di chitarra, anche qui emulata, riscalda l’altrimenti algida “Moments I Had”, così come la naturalezza con cui viene mantenuta alta, subito dopo, la bandiera sintetica in “Silence Me” che ripesca la naïveté con gli occhi a mandorla della Yellow Magic Orchestra. Da segnalare infine “Lacking Risk”, che ha le levigate suadenze che furono di Patsy Kensit, la maliziosa biondina coccolata con “I’m Not Scared”, sul finire degli anni 80, dalla premiata ditta Tennant/Lowe. Un focus maggiore sulle parti vocali, magari con l’uso di cori e, perché no, di una voce maschile a duettare, avrebbe fornito alla tavolozza dei Rainbow Arabia qualche colore in più, ma non è il caso di lamentarsi: quello che c’è può bastare, e fa senza dubbio la sua buona figura.

(25/08/2013)



  • Tracklist
  1. River’s Edge 
  2. He Is Sorcerer 
  3. Math Quiz 
  4. Lacking Risk 
  5. Thai Iced Tea 
  6. Three Moons 
  7. FM Sushi 
  8. Precreation 
  9. Moments I Had 
  10. Silence Me
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