Seja

All Our Wires

2013 (Rice is nice) | elettronica vintage

Quando credi che la routine sia in agguato, quando sei stufo di giustificare l’ennesimo disco post-rock, indie-rock, chamber-pop, lo-fi, di un songwriter barbuto, neo-kraut o perfino new-mainstream, ecco che ti trovi tra le mani qualcosa di inconsueto e poco attraente che ti incuriosisce e ti stimola. Una copertina in bilico tra la disco-music alla Dee D. Jackson e un'elettronica stile Klaus Schulze, per un'edizione in vinile che tradisce una volontà nettamente vintage: il tutto, per un lavoro proveniente da una terra ricca di sorprese come l’Australia.
Seconda prova di Seja, “All Our Wires” è un album ricco di tastiere e diavolerie elettroniche anni 70 e 80, nonché di ritmi e loop che si incrociano con piano e chitarre in fingerpicking. A una ricerca intelligente e quasi antropologica di sonorità e strumentazione di quei due decenni corrisponde anche una scrittura molto intensa: la fragilità dei Belle And Sebastian, il candore intellettuale degli Stereolab e la qualità di musica crossover del pop elettronico eighties si incrociano in una piccola meraviglia pop.

Nelle dieci tracce, la varietà è legata alla strumentazione in uso: “I Killed A Day” è per esempio l’unica canzone che Seja ha composto con la chitarra, un brano dove l’incastro delle voci e dei synth con piano e chitarre assume i contorni di una ballad shoegaze. Mellotron e tamburi sono invece protagonisti dell’omaggio agli Electric Light Orchestra di “I’d Do It Over”, che mette in luce un piglio pop vincente, lo stesso che nelle note d’apertura rimanda ai migliori Stereolab con “Like Fireflies”.
Splendide soluzioni ritmiche si incrociano in quella che sembra essere la canzone più immediata e memorabile dell’album, quella “When You Said You Were Mine” scritta in chiusura delle session e co-prodotta da Wally De Becker (ovvero Gotye) che è rimasto ammaliato dalla sua conterranea.

Non è poi raro intravedere quella deliziosa malinconia pop di autori come Harry Nilsson nella musica di Seja, e non solo quando rinuncia all’elettronica in favore di chitarre acustiche e voce nella deliziosa “Call Me Wrong”, ma anche nelle bizzarrie nonsense in salsa elettronica della sensuale e mutevole “C’Mon”. Farfisa, synth, chitarre noise e feedback alla My Bloody Valentine si adagiano senza riposare nella fantascientifica “Imagination In Hyperspace”, il cui assolo ha la potenza necessaria per far spiccare il volo all’intero progetto.

Procedendo negli ascolti di “All Our Wires”, la sensazione di stupore e meraviglia aumenta e si consolida, in paesaggi pop che sembrano accompagnarci in un lungo viaggio dove l’autostrada è lo spazio. Il synth-pop quasi pastorale che sembra provenire da un vecchio film di fantascienza anni 70, l’ipnotico insieme di tastiere e voce di “Hearts Beat In Time” è quello che avreste sempre voluto trovare nella disco-music di Giorgio Moroder, e “Die Wolken” è quella pagina inattesa che hai sempre sperato di scovare in un anonimo album mainstream per stupire i tuoi amici poco avvezzi alle delizie del pop. Se poi la voce del pregevole duetto è quella di Robert Foster dei Go-Betweens, sei sicuro che “All Our Wires” è uno dei più preziosi tesori underground del pop contemporaneo.

(07/10/2013)



  • Tracklist
  1. Like Fireflies
  2. C'mon
  3. When You Said You Were Mine
  4. I Killed A Day
  5. Imaginations In Hyperspace
  6. Call Me Wrong
  7. Hearts Beat In Time
  8. All Our Wires
  9. I'd Do It Over
  10. Die Wolken


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