Tripwires

Spacehopper

2013 (Frenchkiss Records) | shoegaze, alt-rock

Le note che s’intrecciano in un tripudio ambient di psichedelia cosmica e aprono questo disco d’esordio della band di Reading sono il miglior biglietto da visita possibile per sconvolgere i sensi e le idee e aprire le porte della percezione per quello che sarà il resto dell’opera. Il dream-pop ritmato evidenziato nella title track, che si trasforma in shoegaze e ricorda in parte un altro esordio eccellente, “Again Into Eyes” dei conterranei S.C.U.M., si scioglie in un’informe sostanza celeste e lisergica (“Spacehopper”, “Catherine, I Fell Sick”, “Tin Foil Skin”) che sembra avvolgere ogni particella che caratterizza di volta in volta gli undici pezzi in tracklist.
Se dunque è innegabile che questi suddetti elementi siano da considerarsi come la materia primordiale sulla quale è forgiato il tutto, quello che rende il primo album dei quattro - Rhys Edwards (voce e chitarra), Joe Stone (tastiere e chitarra), Ben White (basso) e Sam Pilsbury (batteria) - diverso dal resto degli ascolti della nuova ondata shoegaze dell’anno è l’incredibile varietà di suoni, pur nella più totale semplicità esecutiva. Una massa multiforme che sa come pescare nel passato, più o meno recente, ma sa anche come rendere il suo timbro pregevole e giovane.

Se dunque vi sembrerà di ascoltare dei tersi riferimenti, specie nella parte vocale, a Brian Molko (“Plasticine”) oppure al più attuale pop-gaze targato TOY (“A Feedback Loop Of Laughter”, “Tin Foil Skin”) non lasciatevi sfuggire i tanti inserti elettronici dal gusto retrò, un po’ anni 80 e dal vago fascino hypnagogic-pop (“Plasticine”, “A Feedback Loop Of Laughter”, “Love Me Sinister”, “Paint”, “Under A Gelatine Moon”) ma anche i sinceri e splendenti omaggi alle chitarrone di Kevin Shields e Bilinda Butcher (“Spacehopper”, “Paint”), anche nelle sue accezioni più noise stile J Mascis (“Plasticine”).
In questo senso, quasi non pare un caso l’utilizzo smodato del colore fucsia acceso della cover che richiama moltissimo quello di una copertina ben più famosa, “Loveless”. E allo stesso modo, la luce rosa/fucsia al neon che illumina la casa sembra la stessa che s’intravede nella cover di “Hurry Up, We’re Dreaming”, della band dream-pop e shoegaze M83. Nella copertina di questi ultimi sembra di vedere l’interno della medesima casa raffigurata in “Spacehopper” e il fatto che sia solo un caso (lo stesso colore, in diverse tonalità, compare in tante copertine di band shoegaze, ad esempio in album dei Lovesliescrushing) lascia comunque spazio all’immaginazione, visto il legame stilistico tra i tre gruppi in questione.

Messa da parte l’ovvia questione shoegaze e le divagazioni nel campo dell’estetica visiva, non resta che godere degli aspetti più schietti, diretti e accessibili dei brani e quindi delle eccelse melodie pop-rock (“Plasticine”, “Paint”, “Under A Gelatine Moon”) ma anche delle appassionate e leggiadre ballate strappalacrime (“A Feedback Loop Of Laughter”, “Catherine, I Fell Sick”, “Wisdow Teeth”, Slow Mo”) che qui non sfociano mai in una melensa e melliflua pateticità, ma anzi si lasciano ascoltare con naturalezza e disincanto.
La cosa che però più colpisce, convince e suona vigorosa e giovane è l’unione di elementi propri del folk con le atmosfere del dream-pop e dello shoegaze. Quello che viene fuori è un atmospheric folk-gaze (“Love Me Sinister”, “Wisdow Teeth”) che nella conclusiva “Slow Mo” trova il suo compimento ultimo, grazie anche a una musicalità, un’armonia e un motivo strabiliante.

Dentro tutto questo non sono neanche mancate intromissioni negli anni 90, sia nella sua accezione stoner (“Love Me Sinister”) e sia nel ricordo del grunge puro e del proto-grunge dei Nirvana, ai quali i Tripwires sembrano strizzare l’occhio in alcuni giri di “Shimmer”.
E, alla fine, quando ti rendi conto che tra le influenze citate dalla band ci sono artisti come Neil Young, Yo La Tengo, Smashing Pumpkins, Sonic Youth e Talk Talk da te non nominati e pensi che in verità avresti dovuto farlo, capisci che, in effetti, è anche questo che rende l’esordio dei Tripwires assolutamente irrinunciabile.

(15/10/2013)

  • Tracklist
  1. Spacehopper
  2. Plasticine
  3. A Feedback Loop Of Laughter
  4. Shimmer
  5. Love Me Sinister
  6. Paint
  7. Under A Gelatine Moon
  8. Catherine, I Feel Sick
  9. Wisdom Teeth
  10. Tin Foil Skin
  11. Slow Mo




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