Confezione sulla carta perfetta, a servizio di dieci episodi sonori che non lasciano per nulla indifferenti. Gli S.C.U.M hanno infatti chiosato con la dovuta sottigliezza interpretativa le nere partiture dei loro eroi, e in "Again Into Eyes" coniugano senza troppa difficoltà il melodismo metropolitano e decadente di primissimi Placebo e Interpol (si ascoltino ad esempio "Faith Unfolds", l'oltremodo joydivisioniana "Days Untrue" o "Amber Hands") con aperture strumentali dal respiro più psichedelico ("Summond The Sound" o l'abbagliante "Whitechapel", posta giustamente in chiusura). E se qualcuno ha nominato parallelismi con le imprese assordanti di certi Liars e A Place To Bury Strangers, bisogna anche dire che la band preferisce nel complesso geometrie limpide, movimenti sensuali e, soprattutto, la disciplina di uno sguardo nitido, per quanto spesso allucinato (le vaghe reminiscenze dei Clan of Xymox in "Cast Into Seasons" o "Sentinal Bloom"). Fino a sfiorare, in "Paris", l'espressionismo notturno e spettrale di uno Scott Walker stuccato con fuliggine post-punk.
"Again Into Eyes" squaderna insomma, con mano agile e sciolta, il suo ricco glossario di citazioni e riscritture infoltendo quella schiera di giovani band londinesi che in questi ultimi anni si sono dedicate, con ottimi frutti peraltro, a una esplorazione del filone più noir della tradizione britannica (vengono in mente Neils Children, Big Pink, Hatcham Social, Detachments). Da seguire.
(07/10/2011)


