Wolther Goes Stranger

Love Can't Talk

2013 (La Barberia) | electro-pop

Intanto amiamoci non si sa mai

Wolther Goes Stranger arriva da lontano: da diversi anni è il progetto di Luca Mazzieri, un paio di Ep all’attivo sotto questa ragione sociale, nonché chitarra degli A Classic Education. Mentre Jonathan Clancy è sempre più lanciato con il suo alter ego His Clancyness - il nuovo album uscirà a ottobre per la storica Fat Cat Records - Mazzieri trova la quadratura del cerchio assieme Massimo Colucci e Linda Brusiani ed esordisce sulla lunga distanza per l’etichetta nostrana La Barberia. 

L’amore non può parlare, figuriamoci raccontarsi; tocca quindi ad altri interpretarlo: i Wolther Goes Stranger scavano sotto una certa raffinatezza formale fino a giungere a quella pulsione istintiva che si fa motore delle nove tracce. “Darling” in apertura è un incrociarsi di sguardi fugaci, un primo tentativo di coesistanza fra mondi lontani come lo possono essere trapano e sassofono (qui di Stefano Cristi, il “quarto Wolther”). E dopo i primi approcci, l’amore lo si vive al massimo: “Your Name” occhieggia alla dance, è l’incontro in pista delle due vocalità dei Wolther Goes Stranger, “Idol” vive negli Ottanta, è pulsione synth-etica e carnale, mentre “Jesus” tiene il tempo in levare, è lussuria peccaminosa senza rimorso. Il testo è scritto assieme al compagno di etichetta Nicola Setti, non il solo a prestare parole e voce: Raina firma i versi di “I’m Sorry”, con la voce della Brusiani così vicina e potente, eppure allo stesso tempo la sua richiesta di perdono sembra provenire dalle profondità dello spazio, una distanza incolmabile per chiunque.
C’è la voce del sodale Jonathan Clancy in “Sixteen”, electro-pop in chiaroscuro e occhiali da sole per celare i propri sentimenti. E c’è Federico Fiumani, a lungo inseguito da Mazzieri, che rincorre Linda Brusiani sul dancefloor, sopra le note di “Sometimes”, lì dove la passione esplode e dove un cuore innamorato pulsa ferocemente per trovare la propria dimensione all’interno di un triangolo amoroso.

Questo incontro di voci si rivela come uno dei punti cardini del disco, incluso l’utilizzo del doppio idioma inglese-italiano, anche all’interno della stessa canzone: sulla carta può apparire come una mezza bestialità, ma all'interno di questo contesto conferisce semplicemente un andamento sinuoso ai brani. D’altronde non c’è una lingua sola per parlare di amore e nemmeno è necessario capirsi appieno per definirsi innamorati. Lo potremmo definire un disco di electro-pop che lancia uno sguardo lascivo verso i Roxy Music, ma non gli renderemmo giustizia. La verità è che i Wolther Goes Stranger sono abili nel coniugare passione e eleganza, valorizzando la parte minimale della loro produzione, quel battito che si insinua e ti costringe a restare in gioco e a muoverti, nonostante tutto.

(16/06/2013)



  • Tracklist
  1. Darling
  2. Your Name
  3. I'm Sorry 
  4. Idol
  5. Sailor
  6. Jesus
  7. Sometimes
  8. Sixteen
  9. Julesdormeinberlin
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