Flor

Flor

2014 (Prisoner Records) | alt-rock

La storia è la stessa. Basta poco, basta un secondo, per capire che si tratta solo di ricominciare ad ascoltare dal punto esatto in cui si era interrotta quasi vent’anni fa. Ce lo siamo chiesto molte volte, in tutto questo tempo, che fine avessero fatto i Flor. Perché chiudere bottega dopo solo tre dischi, e soprattutto dopo un disco splendido come “Aria”, uscito nel 1995, in un momento in cui intere generazioni di donne e uomini cresciute a pane e rock and roll sembravano in grado di sobbarcarsi davvero la responsabilità di far girare meglio il pianeta, è stato poco meno che imperdonabile. Per certi versi è come se Marcello Cunsolo, che dei Flor era la mente e l’anima, avesse visto prima degli altri il buio che si stagliava in fondo alla strada. Come se avesse capito fin troppo presto che stava arrivando il momento di smettere di prendersi troppo sul serio.

Per i Flor gli anni Novanta sono finiti quando per gli altri erano ancora a metà. E adesso, dopo l’avvento del peer-to-peer e il crollo dell’industria discografica, dopo la liquefazione delle ideologie politiche e culturali e quindi anche musicali, in quest’altra era geologica in cui nello sterminato e iper-autoreferenziale universo indie si fatica a trovare compromessi al rialzo tra minimalismo da cameretta e pomposi barocchismi di culto, adesso Cunsolo prova a far finta che diciannove anni siano trascorsi in un batter d’occhio, e riprende il discorso da dove aveva deciso di troncarlo. Il nuovo lavoro dei Flor, uscito da una manciata di giorni per la Prisoner Records di Michele “Mezzala” Bitossi, è il disco che sarebbe potuto seguire immediatamente ad “Aria”. È i Flor all’ennesima potenza, e a ben vedere non poteva che intitolarsi così: “Flor”, appunto. Che dire? Meglio tardi che mai.

Naturalmente ormai c’avevamo perso le speranze. Per questo quando l’anno scorso Cunsolo aveva tirato fuori un album solista, acustico, avevamo già di che sentirci contenti, se non soddisfatti: il talento del ragazzo, mai in discussione, s’era preservato, non era andato del tutto sprecato. Ma poi Cunsolo deve averci preso gusto, e allora, pur facendo a meno dei vecchi compagni di viaggio (a suonare con lui, nel nuovo lavoro, c’è il batterista Saverio Malaspina, faccia nuova di zecca), ha pensato bene di rimettere in piedi la vecchia ragione sociale. E così riecco i Flor, e così ecco “Flor”. Un disco fatto di belle canzoni, ispirato, un gran bel disco. Che suona come suonava il meglio del cuore degli anni Novanta.

E adesso è il momento di parlarvi brevemente di cos’era Catania, in quegli anni. Di chi era Francesco Virlinzi, soprattutto: un tizio che in qualche modo aveva messo in piedi un’etichetta discografica di successo ed era diventato amico stretto degli Rem, che dopo l’uno-due strabiliante di “Out Of Time” e “Automatic For The People” in quel momento erano probabilmente la rock band più importante del mondo. La Cyclope Records di Virlinzi lanciò gente come Carmen Consoli, Moltheni, Amerigo Verardi e Mario Venuti. E come i Flor, certo, che dei Rem furono da subito considerati i migliori discepoli italiani. Fecero i primi due dischi col nome Flor de Mal, per “Aria” si ridussero a Flor e limitarono al minimo le incursioni in siciliano, riprendendo soprattutto la tradizione più ruvida del gruppo di Athens, guardando soprattutto dalle parti di “Document”, di “Green” e dell’allora recentissimo “Monster”.

Ora, come dicevamo, quella storia riprende a scorrere, più o meno nella stessa maniera. Virlinzi è morto da tempo, nel 2000, troppo presto, a quarant’anni. I Rem si sono sciolti, nel 2011, probabilmente al momento giusto. “Flor”, da parte sua, è un disco compiuto, undici brani ricchi di chitarre molto buckiane e giri di basso molto millsiani e che tuttavia non può essere risolto come una mera riproposizione del sound della band georgiana – che pure, lo scorso 17 aprile, ha annunciato urbi et orbi l’uscita dell’album dal proprio sito. Cunsolo ha una personalità molto ben definita, che esprime attraverso testi foschi e fiduciosi insieme, e un cantato abrasivo, spesso soffuso, inconfondibile oggi come allora. Il ritorno dei suoi Flor sulle scene è una buona notizia. Ma adesso la storia deve continuare.

(07/05/2014)

  • Tracklist

1. Lì per me
2. Guarda che bello
3. Alzati e cammina
4. Con Dio
5. Nelle mie vene
6. Comu cani
7. Sempre di più
8. Mitiche idee
9. Quando vuoi
10. Senza una logica
11. Incastonati

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