Horrors

Luminous

2014 (XL) | neo-psych-rock, dream-pop

Arrivati ormai al quarto disco, gli Horrors hanno abbandonato da tempo la fascia "media" della scena alternativa britannica per divenirne il faro, il punto di riferimento principale. Se ai tempi di "Strange House", e più in là di "Primary Colours", critiche quali "band citazionista" o "mero revival" potevano avere un qualche senso - ma anche no - dovuto ancora al mancato superamento della prova del tempo, ora che da quei giorni è passato un lustro, inframezzato da un gioiello come "Skying", è più che mai evidente che gli Horrors saranno tra i primi nomi a venire in mente quando ripenseremo a questi anni. La loro parabola artistica, tanto camaleontica quanto unitaria e coerente, ha declinato in più forme le possibili mutazioni del pop, ponendosi non tanto come ponte sul passato, ma come autentico specchio dei nostri tempi. Quello che gli Horrors fanno diventa non più pretesto per ripescare band del passato, ma per fondarne di nuove. La gestazione dei loro dischi viene seguita con un'attesa spasmodica, almeno dalla stampa inglese specializzata, perché si sa che in un modo o nell'altro qualche sorpresa ne verrà fuori. La frenetica pre-release di "Luminous" è stata segnata da innumerevoli interviste, con dichiarazioni variopinte di vivacità creativa e voglia di mescolare le carte, tante frasi quanta poca musica, praticamente un solo brano suonato dal vivo in varie occasioni.

Finché boom! "I See You" è stata mandata in radio, e con buona pace di chi prevedeva una fase calante, sin dai primi ascolti si è piazzata tra i classici della band: sette minuti di futuristiche contaminazioni disco, electro e space, a far da supporto a uno dei loro testi più eterei e adolescenziali (il verso "Through the summer you can breathe the air" che è la quintessenza della spensieratezza giovanile). La carta vincente di "Luminous", l'ennesimo riuscitissimo disco degli Horrors (e definitivo coming-of-age), è tutta qui: nel suo essere frizzante, arioso, senza correre mai il rischio di inconsistenza, suonando invece vitale in ogni sua stilla. Faris Badwan, da stregone della generazione post-Strokes, è diventato ormai angelo capace di interpretazioni raffinate e sognanti: il premio su questo aspetto va sicuramente a "Change Your Mind", una ballata di tale bellezza da rimanere stupefatti, che si svolge, languida e come in trance, nel mezzo di suoni psichedelici stratificati.

Il discorso sui suoni meriterebbe un articolo a parte: impossibile coglierne tutte le sfumature con un ascolto superficiale; il nuovo corso della band è una neo-psichedelia dal sapore spaziale, che sa essere danzereccia (c'è chi ha parlato di Cut Copy, ci può stare) ma anche carezzevole, a seconda del contesto d'ascolto. È musica che non dà punti di riferimento, generando paradossalmente l'effetto opposto: a ogni angolo pare di sentire echi di band anteriori (di cui per semplicità, e per evitarvi inutili noie, tralasciamo l'elenco). La verità è che gli Horrors ormai suonano uguali solo a se stessi, e l'eclettismo, quasi progressive, è diventato la loro cifra caratteristica.
Rispetto ai lavori precedenti qui emerge sensibilmente il basso di Rhys Webb, che ricama linee sinuose, ipnotiche, nonché ampiamente ballabili (sentire il tortuoso groove di "In And Out Of Sight" per credere). L'intersezione tra synth e chitarre è spinta al limite, fino al punto che si fa fatica a distinguere dove finiscono gli uni e iniziano le altre. In "First Day Of Spring" è certo che si parte con le chitarre, ma poi che succede?, sembra quasi che vengano risucchiate da un gorgo di flanger e altri effetti, fino a perdere il loro timbro caratteristico (tutto poi ritorna nella splendida coda, dove la chitarra riacquista, quasi di prepotenza, il suo posto). Non da meno in tal senso è il dittico centrale "Jealous Sun" e "Falling Star" (sorprendentemente giapponese nel mood), momento in cui ritornano reminiscenze shoegaze di "Primary Colours", tra goticismi stemperati da fascinazioni esotiche e melodie che mettono in luce la nuova sensibilità compositiva di Badwan.

Quasi a voler introdurre sin da subito nell'atmosfera del disco, titolo e cover esemplificano le sensazioni da esso suscitate. È un album giocato sulle sfumature cromatiche, come quelle che si vedono sull'indistinguibile oggetto della copertina, e sulla luminosità intesa come il tramite per svelare mondi nuovi e trame in filigrana. Suoni che possono essere vagamente terzomondisti, come nella splendida intro di "Chasing Shadows" (perfetto contraltare a "Changing The Rain", pezzo d'apertura di "Skying") o squisitamente dance, come nel singolo "So Now You Know". Anche i brani che inizialmente sembrano dire di meno, come "Mine And Yours" o l'atmosferica e sonnacchiosa "Sleepwalk", alla fine si ritagliano uno spazio tutto loro, chiudendo il disco con un caldo e tenero abbraccio.

A questo punto della carriera agli Horrors spetta di diritto un posto tra i big della musica britannica, e non solo di questi ultimi anni. Viene davvero difficile trovare simili quaterne iniziali di dischi tutti azzeccati e ciascuno con la sua precisa individualità. Ogni nuovo lavoro non disdegna quanto fatto in precedenza, ma al contempo aggiunge preziosi tasselli, evidenti novità. Quale direzione intraprenderà la band nel futuro non ci è dato saperlo, ma con queste basi si può solo essere fiduciosi.

(01/05/2014)



  • Tracklist
  1. Chasing Shadows
  2. First Day Of Spring
  3. So Now You Know
  4. In And Out Of Sight
  5. Jealous Sun
  6. Falling Star
  7. I See You
  8. Change Your Mind
  9. Mine And Yours
  10. Sleepwalk




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