Soltanto tre tracce, ma sufficienti per scuotere fan vecchi e nuovi. Non tutti si troveranno concordi con le scelte del gruppo, ma gli Horrors sono tornati, e per ingannare l’attesa che li e ci separa dal prossimo album, scoprono le carte sull’attuale stato della band.
Poco più di undici minuti complessivi che non lasciano dubbi di sorta: “Lout”, “Org” e “Whiplash”, questi i titoli delle tre tracce contenute nell’Ep, sono inequivocabilmente industrial, un suono aggressivo, ruvido, scuro, nasty and heavy, che rimanda direttamente a un ibrido anni 90 figlio di Trent Reznor e Killing Joke.
Faris Badwan e soci hanno più volte cambiato pelle nel corso della propria carriera, e scorgere questa rinnovata cattiveria nel loro songwriting è senz’altro sintomo di rivelatoria vitalità. È il risultato di un esperimento, di un giochino consumato in modalità casalinga durante il lockdown, nella consapevolezza che in quel momento, dopo il buon ritorno di “V“, risalente ormai al 2017, la band non aveva ormai più nulla da dimostrare, e soprattutto non subiva pressioni dal mondo discografico per produrre una hit. Si è così materializzata la sfida: riuscire a creare qualcosa di vigorosamente vitale anche da remoto, senza l’energia che di solito viene sprigionata quando si suona tutti all’interno della stessa stanza.
Nostalgie nineties condensate in due brani cantati e uno strumentale, musicalmente molto affini, ma in quest’ultimo – “Org” – emergono anche chiari riferimenti ai Prodigy e alla rave culture. Potrebbe essere percepito come un lavoro fuori dal loro perimetro abituale, e resta il dilemma se trattasi di una sfida verso (per loro) nuovi orizzonti sonori o piuttosto di un semplice divertissement concepito per occupare il tempo fra un album e il successivo. “Lout” si presenta come un lavoro forte, di grande coerenza interna, ma saranno le prossime canzoni ad assicurarci una risposta definitiva…
(Precious illuminations by Cheero)
27/03/2021
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