Musk Ox

Woodfall

2014 (autoprodotto) | nordic folk, modern classical

Ogni anno dovrebbe esserci un disco che ci introduca, ci guidi e ci conservi nelle lunghe stagioni fredde. Sorge un profondo bisogno di poesia che occorre colmare, acciocché lo sconforto non si impossessi delle nostre giornate. Nel 2013 il secondo, inatteso capolavoro di Vàli delineava un altro capitolo fondamentale del grande racconto senza parole del folk nordico.
Quest'anno segna invece il ritorno dei canadesi Musk Ox, che nel frattempo avranno quasi certamente ascoltato e amato l'opera del misterioso druido svedese – assieme al quale, peraltro, anch'essi parteciparono alla compilation neofolk di riferimento “Whom The Moon A Nightsong Sings”. Ora in una formazione a tre, sono stati artefici di tre interludi contenuti in “The Serpent & The Sphere” degli Agalloch; ma nonostante l'incontro con le star del nuovo black-metal e con l'etichetta Prophecy, il loro è un lavoro fieramente autoprodotto col sostegno della città di Ottawa, Ontario.

“Woodfall” si configura a pieno titolo come un'elaborata kammersymphonie in cinque movimenti, scritta dal chitarrista Nathanael Larochette e dal violoncellista Raphael Weinroth-Browne, affiancati nell'esecuzione dal violino di Evan Runge. Impossibile non notare come dietro a questa lunga e densissima promenade ci sia un autentico lavoro di composizione, uno sforzo decisamente al di sopra della media per far interagire le tre voci in un'armonia sempre equilibrata e parimenti evocativa.
A fianco della più pura tradizione nordica, il trio eredita buona parte degli odierni stilemi modern classical, così come qualche eco del folk cameristico dei penultimi Balmorhea (“Above The Clouds”): ma pur senza soluzioni particolarmente innovative o sensazionalistiche, l'intera composizione è intrisa di uno struggente lirismo al quale è impossibile non abbandonarsi.

Il dialogo quasi ininterrotto tra gli archi – tutto in forma “cantabile” – fa pensare a due amanti che si inseguono senza sosta tra le fronde di secolari sempreverdi: sono esse le voci narranti cui è affidata da lungo tempo la custodia di questa sconfinata foresta, e a cui la chitarra fa da immemorabile spirito guida con le sue gentili trame arpeggiate.
Una comunione musicale senza ostacoli, talvolta concitata, talaltra soavemente romantica, il cui moto continuo e deciso si placa soltanto alle soglie dell'ultimo movimento: una necessaria battuta d'arresto, introdotta da archettate leggere e dagli armonici naturali della chitarra; melodie delicate alla Sigur Rós ci invitano all'ultimo valzer tra i boschi brumosi, sotto un cielo che culla miliardi di fulgide stelle. Vera magia, vera commozione.

(21/09/2014)

  • Tracklist
  1. Part 1 - Earthrise
  2. Part 2 - Windswept
  3. Part 3 - Arcanum
  4. Part 4 - Above The Clouds
  5. Part 5 - Serenade The Constellations
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