Klavikon

Klavikon

2015 (Nonclassical) | modern classical, elettronica sperimentale

Un'acuta ansia da prestazione sembra investire le nuove leve che oggi si approcciano al pianoforte. Sarà per il suo immane carico di storia, per tutti i sentieri già battuti dalle avanguardie e, soprattutto, per quella che ormai sembra una necessità ineludibile: andare incontro all'universo elettronico, facendo fluire l'elemento digitale come un virus che attacca la tradizione, l'ordine e il manierismo. Una smania che ovviamente ha anche i suoi esiti positivi, ma nel caso di Klavikon la spinta innovativa arriva quasi a essere il tallone d'Achille del progetto.

Leon Michener si presenta con un discreto curriculum in termini di studi e collaborazioni eccellenti, e con l'obiettivo di creare l'illusione cristallina della musica elettronica con mezzi acustici. Dichiaratamente inspirato alle geometrie scomposte di Autechre e Squarepusher, Michener mette mano all'oggettistica per modificare direttamente il suono del proprio strumento e si prodiga nell'accumulare effetti inaspettati col solo ausilio di qualche pedale, evitando orgogliosamente loop e sovraincisioni.
Gli esiti sono a tratti coinvolgenti – l'estroso e variopinto scenario di “Oram Her Toye” – ma in più casi troppo caotici e adirezionali: “Biome” è un calderone che mescola senza criterio i ritmi drum and bass con sprazzi electro-glitch, mentre “B.A.C.H.” è un tumulto di dissonanze e rumorismi fini a se stessi.

Altri brani sembrano configurarsi come “Imaginary Landscapes” cageiani aggiornati al terzo millennio, divisi tra fastose scie sintetiche (“Rhinelead”, “Wave”) e ambientazioni miniaturali (“The Nights Music”). In altri episodi ancora le buone intuizioni si arenano in una sconfortante monotonia, come la lunga introduzione minimal-techno di “Angelus” e l'intricato fraseggio in controtempo di “Rorscach”, memore del tribalismo di Shackleton. Ma la beffa suprema arriva con “Piano Beat #10”, che esaurisce il suo entusiasmante pattern in appena 30 secondi.

L'innegabile perizia tecnica diviene così vittima di una pericolosa bulimia stilistica che non sa mettere abbastanza ordine negli output, che non possono definirsi né compiuti né propriamente sperimentali. In definitiva, l'eponimo debutto a nome Klavikon sfoggia troppa ambizione, laddove un più accorto lavoro di pianificazione e cesellatura avrebbe potuto sortire tutt'altro fascino.

(20/07/2015)

  • Tracklist
  1. Angelus
  2. Oram Her Toye
  3. Aviary
  4. Biome
  5. Kontrapunkd
  6. B.A.C.H.
  7. Piano Beat #10
  8. Dust
  9. Rorscach
  10. Rhinelead
  11. The Nights Music
  12. Croix
  13. IronCross
  14. Wave
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