Lärmheim

Cent Soleils

2015 (autoprod.) | industrial, electro

Prima di diventare Lärmheim, lo svizzero Henri De Saussure (classe 1989) muove i primi passi in ambito musicale studiando jazz e musica indiana. Quindi scopre la computer music, la programmazione digitale, i live electronics e l'avanguardia del Novecento. Non ultimo, anche le tecniche di registrazione e l’uso dello studio come strumento aggiunto. Tutto ciò confluisce nel lungo e ostico “Cent Soleils”.

Il freneticissimo zapping di frammenti riciclati di “One Second Before The Most Blinding Light Of All”, un po’ collage zappiano a velocità infinita, un po’ radioworks di John Cage non meno febbricitante, apre subito al capolavoro, “Deadeye” (13 minuti). Si passa da una sorta di cantico di lamiere a bombardamenti di distorsione a mitragliate laser, di continuo emergendo e scomparendo nel silenzio. Alla fine è proprio il silenzio a cercare di imporsi, prendendo corpo in un adagio di glissandi aerei; ma presto le distorsioni incalzano, lo falciano e lo mutano grottescamente in un goa-trance zoppicante, espandendone, dilatandone l’aura sinfonica. L’insieme è epicamente comico e comicamente epico.

Il gestualismo ipercacofonico di “Trommelgraben”, 8 minuti, gioca la parte del caos primordiale, dal quale discende una macchina infernale che funziona per tonfi elettronici, lamenti di alieni e stridori casuali. Idem per la body music irregolare pestona Swans-iana che in “Faurmanter” traporta un lamento di feedback certamente acido, ma anche eccezionalmente ecclesiale e persino paradisiaco.
“Werkstatt Cysp” fa lo stesso, e di più, in metà del tempo: dalla ferraglia prende letteralmente il volo una techno inaudita, una danza per mostriciattoli post-industriali; alla fine un pianissimo di registrazioni e campioni subliminali (lontanissimi echi di musichette pop) completa lo stordimento. Ancor più informe e mostruosa è la drum’n’bass di “Streichgraben”, in un fraseggio, o, meglio, un duello con propalazioni velenose, malefiche, allucinogene. Delizioso contorno, come altri, è “Werkstatt Fulx”, una noisescape di dissonanze da incubo.

Ben più furbetta è invece “VideoGameSoundtrack”, un tentato approccio con la post-eurodance dei tardi M83 (pur sempre con battiti scalcinati e jazzati, e sostrati che disorientano). Gli undici minuti di “Rumori Danza” in ogni caso chiudono in gloria. All’inizio la pièce punta esplicitamente al poema elettronico di puri suoni indefiniti: è il preludio a una fantasia Neu di barriti metà tibetani e metà free-jazz. Tutto termina - ed è un altro colpo gobbo - nel silenzio di una rarefatta, lentissima cavatina per solo pianoforte.

Raro sentire così tante tecniche, e di così diversa estrazione, in un colpo solo, ancor più raro sentirle con tanta consonanza. De Saussure le manipola col fare del maniscalco, dell’orefice, del barbaro, dell’amanuense, del bullo. C’è un lavoro di cesello e poi un’iconoclastia che orina sui generi, ma soprattutto una ferocia tout-court superiore ai primi Fuck Buttons e a Haxan Cloak. Comunque sia, il tempo dell’ascolto si dilata e si contrae spasmodicamente, il volume svaria dal più perforante fortissimo al più impercettibile pianissimo, talvolta alla velocità della luce, l’umore è plumbeo e catatonico, e insieme incredibilmente variopinto. Anche la dimensione lirica, o anti-lirica, ha uno spazio fondante. Seguito del mini "Prime Numbers" (2011) e dell'Ep "Entoptique" (2012).

(13/11/2015)

  • Tracklist
  1. One Second Before The Most Blinding Light Of All
  2. Deadeye
  3. Trommelgraben
  4. Werkstatt Cysp
  5. Streichgraben
  6. Faurmanter
  7. Alctrines
  8. VideoGameSoundtrack
  9. Werkstatt Fulx
  10. Rumori Danza
Lärmheim on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.