Patrick Watson

Love Songs For Robots

2015 (Domino) | folk, psych, soul, prog

Affinate le armi di songwriter, Patrick Watson ha intrapreso con il suo gruppo la strada più pericolosa di soundcrafter, coltivando amicizie poco raccomandabili (Cinematic Orchestra) e una filosofia sonora in bilico tra razionalità scientifica e lasciva sensualità.
Rinunciando definitivamente a inseguire successo e notorietà, la band scioglie nell’acido psichedelico tutto l’antiquariato stilistico: blues e folk si sono trasformati in effluvi cosmici che avvolgono il tutto in una misteriosa nebbia, che si dirada solo dopo attenti ascolti.

Mai amata fino in fondo dalla critica indie, la band canadese ha sempre sperimentato soluzioni difformi per ogni suo progetto, e anche “Love Songs For Robots” non tradisce la regola. Affondando con più fiducia le mani nel soul e nella psichedelia, i quattro mettono in atto la rappresentazione più epica della loro calibrata mistura di folk, rock e prog.
Il titolo è un elemento chiave della notturna e austera colonna sonora immaginaria in dieci episodi, l’esplorazione del sentimento avviene con un linguaggio moderno che corteggia l’elettronica di James Blake estrapolando un robusto e superbo neo-soul “Bollywood”, per poi rimestare il tutto con il jazz-blues nella raffinata jam session di “Turn Into The Noise”.

Patrick Watson ha all’attivo, come solista, anche una cospicua produzione di colonne sonore per cinema e televisione, ed è questa padronanza degli elementi cinematici e descrittivi della musica che trasforma una ballad come “Love Song For Robots” in qualcosa di più che una gradevole serie di suoni e voce.
L’ispirazione dietro le quinte è il film “Blade Runner”, e non è quindi peregrino pensare alla grandeur malinconica ed essenziale di Vangelis ascoltando la delicata “In Circles”, con piano e synth avvolti in un romantico dialogo. Ma la band osa varcare i confini della tradizione psichedelica e progressive nella lunga e ipnotica “ Know That You Know”, che suona come i Pink Floyd dopo un'orgia nel camerino di Connan Mockasin.

A “Good Morning Mr. Wolf” spetta il compito di legare il presente al passato, con una fisicità e una leggerezza pop che è stata altrove accantonata in favore di una più variegata e muscolosa orchestrazione d’insieme, ed è “Hearts” a sancire con fermezza la più complessa architettura dell’album, mettendo insieme elettroacustica e ritmiche afro-beat.
La voce di Watson evoca sempre meno il buon Jeff Buckley, anche se il brano “Grace” obbliga per più di un motivo a ritirare in ballo le affinità elettive, ma non si può tacere di una maggiore attitudine soul e una leggera inflessione alla Marvin Gaye nelle corde vocali. Altresì i sixties e i seventies sono maggiormente presenti nelle armonie e nelle strutture dei brani, in particolare nella delicata “Alone In This World” e nella conclusiva “Places You Will Go”, dove la band offre una più ricca cornice alla voce del leader con un folk-soul psichedelico in uptempo che mostra i muscoli, e chiude in bellezza un album che per essere apprezzato del tutto vi chiederà un po’ di più di un ascolto disinteressato. Lasciatelo decantare con calma e non potrete farne più a meno.

(20/05/2015)



  • Tracklist
  1. Love Songs for Robots
  2. Good Morning Mr. Wolf
  3. Bollywood
  4. Hearts
  5. Grace
  6. In Circles
  7. Turn Into The Noise
  8. Alone In This World 
  9. Know That You Know
  10. Places You Will Go


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