Vangelis

Vangelis

Una koinč elettronica

di Claudio Fabretti

Rinomato per partiture "d'atmosfera" e colonne sonore, il greco Vangelis ha coniato un genere di musica elettronica peculiare, con melodie eleganti che si innestano in una dinamica basata su ritmi e percussioni

Evangelos Odyssey Papathanassiou, alias Vangelis, è uno dei più celebrati compositori di musica elettronica della sua epoca. Il suo caratteristico stile, basato su frasi melodiche brevi e su arrangiamenti sinfonici e magniloquenti, ha segnato il punto di congiunzione tra la musica cosmica degli anni Settanta e la new age di due decenni dopo, influenzando profondamente la scena elettronica mondiale. Come il suo omologo francese Jean-Michel Jarre, ha avuto il merito di sapere divulgare la musica elettronica al grande pubblico, smussando certe spigolosità della tradizione teutonica.

Nato a Valos, in Grecia, nel 1943, mr. Papathanassiou rivela fin da piccolo un talento musicale non indifferente. Comincia a suonare a quattro anni, e già a sei, e senza avere avuto un'educazione musicale specifica, inizia a esibirsi in pubblico con proprie composizioni. "Ho sempre sentito di non dover apprendere le mie conoscenze musicali dagli altri, perché ho sempre ritenuto fondamentale l'esperienza e l'evoluzione personale", racconterà in seguito.

Nei primi anni Sessanta forma un gruppo, i Formynx, che diviene presto molto popolare nel suo paese. Nel 1968, dopo il colpo di stato dei Colonnelli in Grecia, il giovane Vangelis decide di trasferirsi a Parigi dove con gli amici greci Demis Roussos e Louckas Sideras forma il trio degli Aphrodite's Child, un gruppo di progressive rock che di lì a poco diventerà famosissimo in tutta Europa con il brano "Rain and Tears".

Dopo lo scioglimento del gruppo viene pubblicato il doppio album 666 (1970), una raccolta di musica esoterica e misteriosa, che di fatto segna l'esordio del Vangelis solista. Tra i brani, svettano il blues psichedelico di "Four Horsemen" e "Break", i rituali gotico-cerimoniali di "The Lamb", "Wedding Of The Lamb" e "Aegian Sea", il caos di "Wakening Beast", la preghiera dolente di "Lament", il tribalismo selvaggio di "Babylon" e "Capture Of The Beast", oltre alla lunga suite di "All The Seats Were Occupied".

Usando questa avventura come primo passo nel mondo musicale professionale, Vangelis si dedica in seguito all'esplorazione di nuovi sentieri sonori attraverso l'uso dell'elettronica, alla ricerca di un suo stile musicale che troverà soprattutto come compositore di colonne sonore, attorniato da decine di tastiere, expander e sequencer. The Dragon (1971), in particolare, si propone di raffigurare in musica i riti delle celebrazioni cinesi del nuovo anno, attraverso un clima festoso e minaccioso al contempo, tra percussioni ossessive e violini elettrici stranianti. Le opere successive sono il poema sinfonico Fait Que Ton Reve Soit Plus Long Que la Nuit e la colonna sonora per il film di Frederic Rossif, L'Apocalypse des Animaux. Quest'ultima, in particolare, frutta a Vangelis un buon successo grazie ad almeno tre capolavori: la romantica "La Petite Fille De La Mer", impreziosita da uno struggente ritornello da carillon, il tema jazz di "Le Singe Bleu" e la lunga "Creation Du Monde", partitura elettronica nello stile dei primi Tangerine Dream. Seguiranno altre due soundtrack per Rossif, Le Fete Sauvage (1976) con la lunga suite di "Flammants Roses" e Opera Sauvage (1979), forte del rumorismo futurista di "Bacchanale" e della melodia spaziale di "Hymn". Il suo debutto ufficiale da solista avviene però con l'album Earth, sorta di opera rock sinfonica, con venature indiane ("Sunny Earth").

Dalla metà degli anni 70 Vangelis si è trasferito a Londra, dove ha creato il proprio studio-laboratorio, elaborando ulteriormente le sue teorie sonore, sviluppate nei dischi di lì a venire. Nel 1975 esce Heaven and Hell, opera pomposa, costruita su brevi frasi melodiche e orchestrazioni sinfoniche. I successivi Albedo 0.39, Spiral, Beaubourg, China e See You Later, come sempre composti, eseguiti e prodotti da Vangelis, realizzano una quasi completa fusione tra strumenti acustici ed elettronici, rivelandosi i primi abbozzi di un sound che presto sarebbe stato universalmente apprezzato.

All'inizio degli anni Ottanta Vangelis pubblica un album di musica tradizionale con l'attrice greca Irene Papas (Odes, 1980) e una serie di dischi con il cantante degli Yes, Jon Anderson (da Short Stories del 1979 a The Friends Of Mr Cairo del 1981, da Private Collection e He Is Sailing del 1983 a Page Of Life del 1991).

Nel 1982 Vangelis si aggiudica l'Oscar per la colonna sonora del film Momenti di Gloria (Chariots Of Fire) il cui trionfale "main theme" segna uno dei vertici del suo romanticismo sinfonico. Nello stesso anno realizza altre due colonne sonore importanti: per l'epocale Blade Runner di Ridley Scott e per l'ottimo Missing di Costa Gavras. La stupenda soundtrack di Blade Runner in particolare, conia il gergo cyber-punk sfoggiando alcune partiture di straordinaria suggestione, come il trascinante tema dei titoli di coda (uno dei suoi capolavori assoluti), la tesa "Blush Response", la sequenza elettronica di "Rachel's Song" (con i vocalizzi eterei di Mary Hopkin), la romantica "Love Theme" (con l'assolo di sassofono di Dick Morrisey), la futurista "Memories Of Green" e il tenero lounge d'atmosfera di "One More Kiss, Dear".

Nel 1983 Vangelis compone le musiche per l'inquietante e mistico Antarctica di Koreyoshi Kurahara, il film dal più alto incasso tra quelli prodotti in Giappone. Dagli anni 80 ha cominciato a realizzare musiche anche per il teatro e il balletto. Nello stesso anno realizza la colonna sonora per l'allestimento che Michael Kakoyannis ha fatto di Elettra, con protagonista Irene Papas, messo in scena nell'antico anfiteatro di Epidauro in Grecia. Quindi realizza le colonne sonore per i balletti "Frankenstein", "Moderno Prometeo" del 1985 e "La Bella e la Bestia" del 1987, entrambi con la coreografia di Wayne Eagling e rappresentate dal Royal Ballet al Covent Garden di Londra.

A metà degli anni Ottanta, l'incursione sperimentale di Invisible Connections (1985), un disco di musica atonale registrato per una delle più prestigiose etichette di musica classica, la Deutsche Grammophone, e l'opera polifonica in sei movimenti Mask (1985), ardita combinazione di elettronica rarefatta, cori maestosi e percussioni eccentriche. Seguiranno il più "classico" Direct e la colonna sonora de Il Bounty. Nel 189 esce la raccolta di partiture da film Themes (1989), che include alcuni dei suoi classici, da "La Petite Fille De La Mer" a "Chariots Of Fire", da "Blade Runner" ad "Antarctica".

Nel 1989 Vangelis riceve il Max Steiner Award per la composizione di musiche da film. Questo premio, assegnato nel nome di uno dei più importanti compositori di colonne sonore della storia, viene presentato insieme al Hall Of Fame Award, con la seguente motivazione: "Assegnato in riconoscimento all'instancabile lavoro di composizione di musiche da film, dando ancor più dignità e valenza artistica al sottofondo filmico."

Il 1990 inizia con la pubblicazione dell'album The City. Nel 1991 Vangelis accetta l'invito a partecipare alla giuria del Festival del Cinema di Cannes. Da lì si reca in Olanda dove orchestra e dirige un evento per il progetto europeo Eureka, davanti a 250.000 persone. L'estate di quello stesso anno è padrone di casa, per conto del governo greco, del Giorno Internazionale della Poesia, un concerto di gala presentato al Teatro di Erode Attico sotto l'Acropoli. Il concerto, un tributo alle arti e alla letteratura, ospita artisti quali gli attori Alan Bates e Fanny Ardant e la mezzo-soprano Markella Hatziano.

A Parigi, nel 1992, Vangelis compone la colonna sonora del thriller psicologico di Roman Polanski Luna di Fiele. Segue poi quella "epica" di 1492 - La Scoperta del Paradiso, la rivisitazione da parte di Ridley Scott della storia di Cristoforo Colombo. L'album diventa disco d'oro o di platino in più di 17 paesi, tra i quali Belgio, Francia, Olanda, Italia, Spagna, Austria, Regno Unito e Canada, raggiungendo il culmine in Germania dove Vangelis vince il prestigioso Echo Award come Artista Internazionale dell'Anno 1995 e il Leone d'Oro per la Miglior Colonna Sonora. Altri due importanti riconoscimenti arrivano negli anni 90: nel 1992 il Ministro della Cultura francese Jack Lang gli conferisce il titolo di Cavaliere per le Arti e le Lettere e l'anno successivo l'Opera Nazionale di Atene gli attribuisce il prestigioso premio musicale "Apollo".

In questo periodo Vangelis collabora con lo scienziato/regista Jacques Cousteau per il quale compone varie colonne sonore, tra le quali We Cannot Permit, presentata al summit di Rio sulla terra nel 1992.

Nel 1994 Vangelis ripubblica la colonna sonora di Blade Runner aggiungendo alcuni brani a quelli della versione originale. La maestria del compositore greco nel rendere alla perfezione le immagini di un film che è diventato leggenda, rende leggendaria anche la colonna sonora.

Ispirato dal pittore El Greco, Vangelis, in collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte di Atene, conduce una campagna, nel 1995, per comprare il dipinto di San Pietro di El Greco e per creare un fondo per la Galleria Nazionale allo scopo di acquistare grandi opere d'arte. Ognuna delle 3.000 copie del cd box in edizione limitata, intitolato A Tribute To El Greco (con la partecipazione del grande soprano spagnolo Montserrat Caballè e del tenore greco Konstantinos Paliatsaras), viene venduta in esclusiva dalla Galleria Nazionale come oggetto d'arte. Grazie ai ricavi della vendita del box e alle donazioni arrivate da ogni parte del Paese, il San Pietro di El Greco trova la sua casa definitiva in Grecia e viene lanciato il fondo della Galleria Nazionale.

Sempre nel 1995 a Vangelis viene dedicato un piccolo pianeta da parte dell'International Astronomical Union's Minor Planet Center, in virtù del suo lavoro musicale così ricco di "universo". L'asteroide 6354, adesso chiamato Vangelis, è a circa 247 milioni di miglia dal sole, tra Giove e Marte. Lì vicino, in termini spaziali, ci sono i pianeti Beethoven, Mozart e Bach. Nello stesso anno il compositore greco incide il cd Voices, con il contributo delle voci di Paul Young, Caroline Lavelle e Stina Nordenstam.

Nel 1996 Vangelis vince un altro premio: a Montecarlo, viene nominato come l'artista greco che più dischi ha venduto nel mondo ai World Music Awards, patrocinati dal principe Alberto di Monaco. Nello stesso anno pubblica la compilation Portraits e il suggestivo album Oceanic, oltre a realizzare la colonna sonora del film di Yannis Smaragdis Cavafy, un ritratto del poeta greco Costantinos Cavafy. Quest'ultima colonna sonora gli frutta dei premi al Festival Internazionale del Film in Belgio e al Festival di Valencia in Spagna.

Nel 1997 si rinnova il riconoscimento a Montecarlo e arriva la prima collaborazione con With Montserrat Caballé nel disco Friends for life. Nell'estate dello stesso anno, Vangelis realizza una delle sue rare esibizioni dal vivo, dirigendo e coordinando la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Estivi della IAAF di atletismo classico tenuta al Panathinaikon Marble Stadium ad Atene. Molti ritengono che la decisione di assegnare i Giochi Olimpici del 2004 alla Grecia sia stata presa, da parte del Comitato Olimpico Internazionale, quella stessa sera, quando tutti vennero colpiti dalla bellezza dello spettacolo. Nel 1998 il cd El Greco diviene finalmente disponibile nei negozi di dischi.

Nel 1999 Vangelis pubblica il suo cd di retrospettiva decennale, Reprise. Nel maggio 2000 compone la musica e cura la messa in scena della cerimonia del passaggio della fiamma olimpica dalla Grecia all'Australia per i Giochi del 2000 di Sidney. L'ottobre seguente fa lo stesso per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Sidney, con il passaggio della bandiera olimpica alla Grecia. Nel 2001, è la volta dell'opera Mythodea-Music For The Nasa Mission: 2001 Mars Odyssey, dedicata alla spedizione della Nasa sul "pianeta rosso". "Ho composto il vocabolo Mythodea dalle parole greche Mito e Ode - ha raccontato Vangelis -. Sento con certezza che esse corrispondono esattamente a quanto la Nasa sta facendo per esplorare Marte. Qualsiasi cosa noi si utilizzi come chiave di lettura per risolvere il mistero della creazione coinvolge musica, mitologia, scienze, matematica, astronomia. Tutti stiamo lavorando consciamente o inconsciamente al risolvere il mistero universale: chi siamo da dove veniamo, dove andiamo".

La musica di Vangelis è talmente varia da poter essere descritta come pop, rock, classica, jazz o new age. Lo stesso compositore greco, parlando delle sue opere, ha detto: "Tutto ciò che cerco di fare è far sapere al pubblico cosa penso attraverso la mia musica. Io porto solo la musica all'ascoltatore, poi tocca a lui farne ciò che vuole". E nell'eterogenea carriera di Vangelis, c'è spazio anche per curiose incursioni nella musica italiana: le collaborazioni con Claudio Baglioni ("E tu", 1974), Riccardo Cocciante ("Concerto per Margherita", 1976), Patty Pravo ("Tanto", 1976) e Krisma ("Chinese Restaurant" e "Hibernation"), oltre al lungo sodalizio con Milva.

Nel 2016 Vangelis torna con Rosetta, album dedicato all'omonima missione spaziale europea concretizzatasi nel 2004 dopo con l’atterraggio del lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nel 2014, concludendosi infine il 30 settembre 2016 con lo schianto programmato della sonda.
È su invito dell’astronauta dell’Esa André Kuipers che, a due anni dalla riedizione ampliata della colonna sonora di “Chariots Of Fire” realizzata per la versione teatrale del film in occasione delle Olimpiadi londinesi, Vangelis accetta di abbandonare la latitanza dalla scena pubblica trascorsa nel claustrale (ma pur sempre prolifico) ascetismo del suo studio domestico, per tornare a intarsiare e ageminare immagini visive e mentali con l’ausilio del suo personale sistema Midi di sintetizzatori analogici e digitali basato sul “Direct box”.
Pubblicati in anteprima sul canale Youtube dell’Esa a poche ore dall’atterraggio del lander Philae nel novembre 2014, “Arrival”, “Philae’s Journey” e “Rosetta Waltz” non sono solo brani commissionati per essere montati a commento di altrettanti video costituiti dalle foto scattate dalla sonda. A rendersene conto è Vangelis medesimo, che intravede il germe di un nuovo concept-album in quelle tre composizioni. A una settimana esatta dalla fine della missione, l’album completo, distribuito con il corredo di un promo teaser in cui Vangelis in persona concede laconiche riflessioni sulla musica e l’esplorazione spaziale, rievocando le tappe salienti del viaggio di Rosetta.
Nonostante le quattro maestose note d’apertura di “Arrival” conservino la pomposità neoclassica che caratterizzava le melodie portanti della soundtrack di “Alexander”, è l’applicazione emulsiva del riverbero investito della dignità di strumento a sé stante, nonché il ritorno di bollicanti sequencer in stile Terry Riley, intrecciati a un organo imparentato con le arie rituali di un Philip Glass, a emancipare la traccia dall’incestuosa (in senso figurato) saga delle manieristiche varianti “alla Vangelis” che negli ultimi vent’anni hanno trascinato tanta parte della musica new age, chill out e ambient nella suppurazione del tedio innalzato a forma d’arte.
E' un senso di “perturbante cosmico” a trasudare dall’ascolto integrale dell’opera, specie nei brani più aritmici e contemplativi come “Starstuff”, “Celestial Whispers”, “Sunlight” e l’iper-minimalista “Return To The Void”, in cui si stempera il precedente fugato mahleriano di “Elegy”, dove Vangelis sembra descrivere con mistico languore il lento spegnersi della sonda e, in senso lato, della coscienza umana che si polverizza in materia stellare nella ricerca del senso ultimo dell’universo. Le melodie e le progressioni s’inseguono, si rincorrono, si rispecchiano l’una nell’altra e si riavvolgono su se stesse, in scie particellari di impressioni risonanti attraverso nebulose di tintinnii e clangori che, seppure campionati, trattengono ancora la personalità sognante e vigorosa del Vangelis progressive, affaccendato su campane, crotali, cimbali, triangoli, timpani e vibrafoni.
È anche vero che più dei lavori precedenti, questo album restituisce un’istantanea fedele (e per certi versi impietosa) del metodo creativo dell’uomo-orchestra, capace di assemblare in una sola sessione un’intera traccia e passare alla successiva con l’assistenza dell’inseparabile ingegnere del suono Philippe Colonna (ne è un esempio “Perihelion” con la sua chitarra elettrica che garrisce fino alla distorsione su discontinui sequencer tangeriniani). Ma anticlimatica, da un punto di vista artistico, suona soprattutto la rilettura in accordo minore del tema di “Alpha” per la title track, che volteggia per quasi 5 minuti su una stanca replica dell’andante di “To The Unknown Man”, annaspando, senza raggiungerli, verso i vertici di drammatico ipnotismo progressive-rock del capolavoro del 1976. Eppure basterebbe trasferire la postazione di Vangelis nell’abside di una cattedrale, sulla falsariga di quanto fecero i Tangerine Dream nel 1975 in quelle di Coventry, York e Liverpool, per elevare la fruizione dell’opera all’ascolto reverenziale di una “missa solemnis” suonata nella sua interezza per la durata di una funzione, pur con quelle digressioni più “laiche” rappresentate dall’antifrastica marcetta di “Philae’s Descent” (il pezzo più funzionale e scientemente didascalico di tutto l’album) e l’inserzione del candido entr’acte “simil-straussiano” e kubrickiano di “Mission Accomplie (Rosetta’s Walz)”.

In fin dei conti, chi più dell’Ulisse partito oltre 50 anni fa da Volos alla volta di un’Odissea umana e musicale senza ritorno, prima con gli Aphrodite’s Child, poi in proteiforme solitudine al timone di ammutinati vascelli orchestrali (condizione quanto mai ulisside), poteva arrogarsi il diritto di innalzare il suo pleonastico peana al pellegrinaggio di una sonda destinata a perdersi dopo aver trasmesso i dati raccolti su una roccia errante, custode della memoria della nostra galassia? Come Champollion che decifrò le tre grafie della stele, Vangelis si avvale della musica quale esperanto universale con cui decriptare quei frammenti di umanità alla deriva nello spazio profondo della coscienza offuscata dall’eterno presente.

Contributi di Alessandro Fantini ("Rosetta")

Vangelis

Una koinč elettronica

di Claudio Fabretti

Rinomato per partiture "d'atmosfera" e colonne sonore, il greco Vangelis ha coniato un genere di musica elettronica peculiare, con melodie eleganti che si innestano in una dinamica basata su ritmi e percussioni
Vangelis
Discografia
 VANGELIS  
   
 Sex Power (1970) 
 Hypothesis (1971) 
 The Dragon (Charly, 1971) 
 Fais Que Ton Reve Soit Plus Long Que La Nuit (1971) 
 Earth (Vertigo, 1973) 
L'Apocalypse Des Animaux (Polydor, 1973) 
 Heaven and Hell (Windham Hill, 1975) 
 Albedo 0.39 (Windham Hill, 1976) 
 Le Fete Sauvage (Polydor, 1976) 
 Ignacio / Entends-Tu Les Chiens Aboyer (1977) 
 The Spiral (RCA, 1977) 
 Beaubourg (Windham Hill, 1978) 
 The Best Of Vangelis (anthology, Windham Hill, 1978) 
 China (Polydor, 1979) 
 Opera Sauvage (Polydor, 1979) 
 See You Later (Polydor, 1980) 
Chariots Of Fire (Polydor, 1981) 
Antarctica (Polydor, 1983)  
 Soil Festivities (Polydor, 1984) 
 Mask (Polydor, 1985) 
 Invisible Connections (Atlantic, 1985) 
 Direct (Arista, 1988) 
Themes (anthology, BMG, 1989) 
 The City (Atlantic, 1990) 
1492, the Conquest of Paradise (Atlantic, 1992) 
 The best of Vangelis (2 cd's anthology, 1992) 
 Greatest Hits (anthology, 1993) 
Blade Runner (1994) 
 Best selection (anthology, 1994) 
 Best in space (anthology, RCA, 1995) 
 Space themes (anthology, BMG, 1995) 
 The collection (anthology, Ariola Express, 1995) 
 Voices (Atlantic, 1995) 
 Foros Timis Ston Greco (1995) 
 Oceanic (Atlantic, 1996) 
 Gift (anthology, Camden, 1996) 
 Portraits (So Far Away So Clear) (Polygram, 1996) 
 Platinum (anthology, 1997) 
 El Greco (Atlantic, 1995/1998) 
 Music Of Vangelis (Castle, 2000) 
 Reprise: 1990-1999 (anthology, Atlantic, 2000) 
 Mythodea (Sony, 2001) 
 Cosmos (2 cd's, anthology, 2002) 
 The Best of Vangelis (anthology, Camden, 2002) 
 Odyssey (anthology, 2003) 
 Alexander (anthology, 2004) 
 Rosetta (Decca Music, 2016) 
   
  APHRODITE'S CHILD  
   
 End Of The World (Mercury, 1968) 
 It's Five O'Clock (Impact, 1969) 
666 (One Way, 1970) 
   
 JON AND VANGELIS  
   
 Short Stories (Polydor, 1980) 
 The Friends Of Mr. Cairo (Polydor, 1981) 
 Private Collection (Polygram, 1981) 
 The Best Of Jon And Vangelis (anthology, Polydor, 1984) 
 Page Of Life (Import, 1991) 
 Chronicles (Alex, 1994) 
 I Hear You Now (anthology, 2000) 
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