The Chemistry Experiment

Gongs Played By Voice

2015 (Fortuna Pop) | alt-prog, folk

Dopo ben nove anni, l’esordio dei Chemistry Experiment trova finalmente un seguito: la band di Nottingham (da non confondersi con l’omonimo gruppo fondato da Archie Girlschool e Carlton Wokesley nel 1987) aveva gettato l’amo del progressive rock nel tumultuoso e variopinto mondo dell’indie-rock, senza più dar seguito all’azzardo ideologico di quella serie di Ep che dal 1999 al 2005 diedero vita a un esiguo stato di cult-band.

In verità il songwriting avvolgente in stile country-folk urtava non poco la sensibilità dei seguaci del prog più classico, altresì le aperture orchestrali e sinfoniche di brani come “Thoughts On Gravity”, “Good Morning” non suonavano gradite a chi indugiava nel sottobosco indie in cerca della nuova rivoluzione rock. Il tono pastorale della loro musica è comunque il frutto di anni e anni di evoluzione della musica inglese: gli echi dei Moody Blues o dei Pink Floyd di “If” o “Summer ‘68”, le pagine più tenere dei King Crimson e dei Soft Machine, gli stralunati frammenti di poesia sonora alla Kevin Ayers, l’ingenuità dei Barclay James Harvest e la decadente teatralità dei Tindersticks si fondono in un bipolarismo sonoro affascinante e ricco di sorprese. Non è improbabile comunque che in “Gongs Played By Voice” troviate tracce e residui di musica americana, soprattutto per quel registro vocale alla Kurt Wagner di Steven J. Kirk, e alcune canzoni che sembrano rubate alle contaminazioni sinfonico-orchestrali dei Lambchop di “Mr M”.

A questo punto corro il rischio di confondere forse un po’ le idee del lettore, ma è un imbarazzo che le prime note di “Hung Lam” trascineranno subito via: la splendida e avvolgente ballata folk dai tratti leggermente psych e prog non lascia spazio che allo stupore. Quando flauto e mellotron introducono “Rainy Day”, ecco che la magia del Canterbury sound e del freak-folk anni 70 si impossessano della fantasia dell’ascoltatore.
Ed è un susseguirsi di sorprese il secondo album dei The Chemistry Experiment, tra incroci di Pink Floyd e Morricone (“Leo & Magician”), evoluzioni liriche alla Camel (“Jandek Bakery”), romanticherie su arie di mellotron da perfetto manuale prog (“Channel Light Vessel”), improvvise virate verso un pop bislacco e surreale (“The Event And The Experiment” ) e pagine di cantautorato dal tono maudit in bilico tra Leonard Cohen e Will Oldham (“Story of Isaac”).

“Gongs Played By Voice” è in verità un'immensa ameba, un blob dove anche le suggestioni più fragili si rigenerano e danno vita a un pregevole insieme sonoro. Senza dubbio i The Chemistry Experiment hanno messo in atto la lezione del progressive-rock con un‘accezione ancor più ampia, che riesce a rendere godibile il country ai fanatici del rock classico con la trascinante “We Have Seasons“, e le dilatazioni delle vecchie suite ai discepoli dell’indie-rock-cantautorale, attraverso i ben nove minuti di “A Good Wind”, che tra linee di basso rock’n’roll, ritmiche quasi jazz e folk rinascimentale, chiude l’album lasciando una gradevole e rimarchevole sensazione di freschezza e genialità creativa.

(18/01/2015)



  • Tracklist
  1. Hung Lam 
  2. Rainy Day 
  3. Leo & Magician 
  4. We Have Seasons 
  5. Jandek Bakery 
  6. The Event And The Experiment 
  7. Story of Isaac 
  8. Channel Light Vessel 
  9. A Good Wind
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