The Mostar Diving Club

Horizontal Hotel

2015 (BMG) | folk-pop, songwriter

Il segreto della perfetta canzone pop, per Damian Katkhuda, è semplice: “Scrivila per le ragioni giuste e non suonerà mai stucchevole”. Una lezione di cui i suoi Mostar Diving Club hanno saputo fare tesoro con la leggerezza dei migliori artigiani della melodia. Anche il nuovo “Horizontal Hotel” non fa eccezione alle regole della casa: stavolta, però, la luminosità dei colori lascia spazio a una declinazione più intima, capace di evocare il miraggio di Nick Drake senza rinunciare allo spirito lieve di sempre.

Gli ultimi echi di una festa, le luci della città che si fanno sempre più lontane: “Horizontal Hotel” si apre con un addio, un naufragio per sfuggire a quella vita che consuma l’anima. Accompagnati dalla fisarmonica di “Out In The Backwoods”, gli interrogativi di Katkhuda si fanno strada con un’inquietudine ombrosa, che va a sciogliersi sugli archi del chorus: “Where shall we go and how will we know and how will I get there?”.
Un senso sottile di mortalità si insinua nella dolcezza di “Scattered Flowers”, ed ecco l’incedere del banjo farsi incalzante come in qualche antica ballata folk. “Suppongo di pensare molto alla mortalità”, confessa Katkhuda. “Ma penso anche alle gioie della vita, per cui c’è una sorta di equilibrio”. Così, “Old Yellow Sun” va a rischiarare l’orizzonte con i suoi fiati da orchestrina swing, concedendosi la pura speranza di un cielo azzurro.

Registrato al fianco del del fidatissimo produttore Will Worsley tra le mura dei suoi nuovi studi londinesi Coda-Cola, “Horizontal Hotel” dà voce al lato più cameristico dei Mostar Diving Club, attraverso una raccolta di brani registrati tutti in solitudine da Katkhuda in un solo giorno e poi rifiniti e cesellati insieme al resto del gruppo.
Non è un caso che alcuni dei momenti più esuberanti (a partire dagli accenti mariachi di “Will You Marry Me”) siano rimasti alla fine fuori dall’album, come testimonia la collezione di outtake pubblicata su Bandcamp. A prevalere sono le tinte nostalgiche, che fanno rivivere la morbidezza dei Sodastream sul bordone di violoncello di “Crooked Sea” e conferiscono a “Down To Pleasure” un tono da chansonnier alla Leonard Cohen.

Tra tintinnii dal sapore eelsiano (“Quiet Hands”) e delicati crescendo a base di pianoforte (“Cuckoo’s Nest”), Katkhuda riassume il suo personale carpe diem nei versi di “Crooked Sea”: “Wait, time is moving fast/ Hold on and grab it while it lasts/ We don’t have too long/ Just here and then you’re gone”. Più il tempo fugge, più si acuisce il bisogno di riuscire a stringere qualcosa che non può essere afferrato. Uno slancio impossibile, che protende il desiderio sempre più in là. Perché la legge del cuore, sussurra Katkhuda al passo di un valzer gitano in “Nothing Else”, è non bastare mai a stesso: “I am a law unto myself/ A living proof of something else”.

(12/07/2015)

  • Tracklist
  1. Out In The Backwoods
  2. Scattered Flowers
  3. Nothing Else
  4. Old Yellow Sun
  5. Quiet Hands
  6. Crooked Sea
  7. Cuckoo’s Nest
  8. Down To Pleasure
  9. Blood Pact
  10. Arlo Mud


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