Verdena

Endkadenz Vol. 1

2015 (Universal) | alt-rock

I Verdena sono uno dei pochi gruppi del circuito alternativo italiano per i quali l’annuncio di un nuovo disco provoca spasmodica attesa e tangibile curiosità, una band che è cresciuta nel tempo e che nei cinque album fin qui pubblicati ha portato avanti un discorso artistico tanto imprevedibile quanto coerente.
Da mesi ci si chiede quale direzione potrebbero avere intrapreso, visto che i ragazzi (credo possiamo chiamarli ancora così) sono sempre piuttosto riservati circa le proprie mosse, difficilmente tengono concerti mentre sono in fase di lavorazione, e non hanno mai spiccato per velocità, preferendo rinchiudersi in studio a provare per lunghi periodi, dedicandosi con meticolosità e precisione alla cura di ogni piccolo particolare dei propri dischi, in grado di mantenere il sapore della genuinità pur essendo sempre pieni di tanti elementi.

Anche questa volta i Verdena hanno fatto le cose in grande: se il precedente “Wow” era un monumentale (anche se dispersivo e a tratti discontinuo) doppio con 27 tracce, “Endkadenz” (che strutturalmente recupera la compattezza de “Il suicidio del samurai”) è un progetto con altre 26 composizioni, che la Universal ha deciso di diffondere in due emissioni. Il Volume 1 è disponibile dal 27 gennaio 2015, il secondo arriverà nel giro di pochi mesi.
Le registrazioni sono state raccolte nell’arco di un anno e mezzo, fra giugno 2013 e novembre 2014, con Alberto Ferrari in cabina di regia (oltre che responsabile di voci, chitarre e gran parte della scrittura), il fratello Luca dietro la batteria e Roberta Sammarelli nelle vesti di assistente di studio, oltre che di energetica bassista.

Rispetto a “Wow” risaltano all’occhio diversi denominatori comuni, vuoi per certe armonie (“Puzzle”), vuoi per la presenza del piano, che si riaffaccia non di rado nel processo compositivo (“Diluvio”, “Vivere di conseguenza”). Emergono riproposizioni di idee musicali già ben percorse in passato, vedi le ballad obliquamente cristalline (“Nevischio” è una delle migliori), oppure i chitarroni saturi di “Alieni fra di noi” e “Inno del perdersi”.
Ma questa volta non ci sono le bordate che rendevano abrasivo il loro approccio (ricordate “Isacco nucleare”?): si sviluppa piuttosto un maggior controllo dell’energia irradiata, figlio forse di una crescente consapevolezza e della raggiunta maturità che se da un lato tende inevitabilmente a smussare gli angoli, dall’altro non priva mai il risultato finale della necessaria spinta emotiva.

Se ci sono delle novità stilistiche dentro “Endkadenz”, possiamo rintracciarle nelle ritmiche sintetiche (e nei falsetti) dell’irresistibile “Sci desertico”, nell’inusuale (per loro) musicalità di “Contro la ragione”, oppure nella onnipresente malinconia, che questa volta avvolge persino i passaggi più elettricamente magniloquenti, come l’iniziale “Ho una fissa”, un instant classic, il primo brano a essere stato composto, e non per niente anche quello che mantiene più saldi i legami con certi Verdena pregressi.
Quando i ragazzi decidono di graffiare con le chitarre, lo fanno per mezzo di uno scanzonato piglio pop (“Un po’ esageri”, il brano scelto come primo singolo, anche se poco rappresentativo del resto del lotto, quasi una nuova “Muori Delay”), con quei fraseggi che inevitabilmente entrano in testa. Il sincopato alt-rock di “Derek”, le energiche percussività sulla coda strumentale di “Rilievo”, la dark-suite conclusiva “Funeralus” sono altre interessanti carte che il trio mette sul tavolo per arricchire di spunti un progetto che cerca di puntare molto sull’effetto-sorpresa.

A conti fatti “Endkadenz”, almeno in questa prima emissione, consolida per l’ennesima volta un percorso virtuoso come pochissimi altri nella storia della musica rock italiana. Magari difficilmente ritroverete qui i brividi (e le scosse) provocati dal primo ascolto di una “Spaceman” o di una “Glamodrama”, ma mediamente queste tredici nuove composizioni non deludono le attese, regalando piacevoli conferme su una band in costante evoluzione.
Un lavoro denso, importante, traboccante di suoni, versi e strumenti, pensato e lavorato con maniacale puntigliosità, nel quale influenze e stili si sovrappongono più che in passato. Alberto, Roberta e Luca dimostrano di voler aprire le proprie menti sempre di più, non adagiandosi sui successi del passato ma ricercando nuove strade per diffondere la propria idea di musica.

I Verdena realizzano così l’ennesimo scarto in avanti, imponendosi come una delle realtà italiane più talentuose di sempre. Oggi la band bergamasca non somiglia più ai Nirvana, non gioca più a fare i Motorpsycho, sembra soltanto sé stessa, impegnata a creare dischi destinati a restare, pietre angolari del rock alternativo italiano del nuovo millennio e termine di paragone per generazioni di musicisti futuri. Non necessariamente soltanto italiani.

(24/01/2015)

  • Tracklist
  1. Ho una fissa
  2. Puzzle
  3. Un po’ esageri
  4. Sci desertico
  5. Nevischio
  6. Rilievo
  7. Diluvio
  8. Derek
  9. Vivere di conseguenza
  10. Alieni fra di noi
  11. Contro la ragione
  12. Inno del perdersi
  13. Funeralus
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