Divisione Sehnsucht

Divisione Sehnsucht

2017 (Blucher Records / Dischi da bruciare) | elettronica, darkwave

La Divisione Sehnsucht nasce dalle costole di alcuni membri degli emiliani Siegfried, come una sorta di proprio alter-ego. Dietro a un moniker che richiama il sentimento per antonomasia del Romanticismo tedesco, la "malattia del doloroso bramare" (Sehnsucht), si nascondono le menti di Giovanni "Leo" Leonardi (musica, voce, synth, field recording), Lucia Vincenzi (tastiere), Fabrizio "Fofy" Forghieri (chitarra acustica ed elettrica), Luigi Napodano (basso) e Yar Ugolini (batteria, percussioni, theremin). È grazie a loro che Sigfrido, eroe-guerriero della mitologia norrena, ripone le sue armi, svelando all'ascoltatore il suo lato più umano e malinconico. Nonostante questo, non vi è nessun Urschrei, nessun grido isterico d'angoscia originato dall'anima: piuttosto, la musica della Divisione Sehnsucht è condotta dalle onde cerebrali dell'intelletto, dal saliscendi emotivo dei sintetizzatori, che riescono a plasmare una musica che qualcuno ha ben definito "elettronica costruttivista". Molte sono le suggestioni, anche meta-musicali: dal cinema di Ingmar Bergman ai proun di El Lissitzky, passando per il misticismo industriale dei Death In June ai poeti e pittori locali (Giorgio Casali, Andrea Chiesi), senza dimenticare nel mezzo neanche i suoni più glaciali del kraut-rock (Cluster, Kraftwerk).

L'album si compone di dodici tasselli che vanno a creare un'unica esperienza a livello cerebro-musicale, tra field recording, voci spettrali e darkwave. È un paesaggio molto suggestivo, fatto di architetture sfacciatamente futuriste ("Apollon Musagete") e momenti più introspettivi ("White Horse", "When Horses Die"). C'è spazio anche per ballate elettroniche piuttosto suadenti come "My Own Way", che si fa largo nella mente dell'ascoltatore con le sue declamazioni piuttosto visionarie ("Giocavo sempre nel mio peregrinare/ sputavo sulle loro fedi false/ per dirla a modo mio dell'anarchia/ a volte della terra mi fidavo"). La Divisione Sehnsucht mostra anche il suo lato femminile grazie all'ospite Lisa P. Duse, che presta la sua ugola in "Brucia il mio nome", non disdegnando poi neanche momenti più votati all'ambient-pop ("The Sun Devours", "Fields Of Light") o alla dub ("I Have Lost You Have Gained").

Le voci sono sempre presenti, a volte come un brusio di sottofondo, altre invece sono lì per innescare qualche forma di meditazione tra le onde del synth, che infrangono spesso la barriera del suono: è questo il caso di "Lob" ("siamo la verità che non muore in questi tempi barbari/ ci distingue la fede, la forza, il rancore"), destinata a esplodere nella tempesta elettrica del finale, dalla quale scaturisce l'arcobaleno minimal wave di 
"Div Sehnsucht". Chiudono il disco "Fire In My Eyes" e "Polar Auroras", brani che rimangono impressi come l'aurora boreale al culmine di una notte solitaria, seppur scossa da voci (forse?) solo immaginarie, come quelle che popolano la prova di esordio della Divisione Sehnsucht, che dimostra di avere già tutte le carte in regole per ammaliare i propri ascoltatori.

(10/03/2017)



  • Tracklist
  1. Apollon Musagete
  2. White Horse
  3. When Horses Die
  4. My Own Way
  5. Brucia il mio nome
  6. The Sun Devours
  7. I Have Lost You Have Gained
  8. Lob
  9. Fields Of Light
  10. Div Sehnsucht
  11. Fire In My Eyes
  12. Polar Auroras


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