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The Smiths, la restaurazione del pop britannico

L'epopea di Morrissey e Marr

di Davide Sechi
Era una di quelle primavere classicamente in bilico, un po’ di pioggia utile a far viaggiare i profumi dei primi campi in fiore, poi improvvise svolte climatiche, con raggi bollenti e perforanti e magari neanche leniti da una brezza salvifica. Un maggio pazzerello, guardi il sole e prendi l’ombrello, aveva sostituto per una volta nell’immaginario dei meteorologi il famigerato marzo, che non se l’era presa più di tanto.

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Un po’ di confusione insomma, ma anche delle certezze, la musica per esempio. Colorata, fascinosa, iper danzante, new funky, spruzzata di soul, ricca di sintetizzatori, ora freddi ora bollenti, in linea con le ultime previsioni di un Bernacca ormai prossimo alla pensione. Una delle tante varianti di quell’immenso miracolo popolare chiamato post punk, o new wave che, anche quando si adoperava su formati chitarristicamente tradizionali, guardava al futuro, a una visione sempre in fieri dello spartito, mai negando le origini, bensì aggiornandole, quasi fosse una missione.

Invece un bel giorno, di colpo, qualcuno decise di tornare indietro, di infrangere un sogno, di strappare il manuale della Nuova Onda, di ritirarsi a casa, ma mica una villa con vista mare, bensì una spelonca con caminetto e cesso all’aperto a ricordare i bei vecchi tempi andati, con la chitarra acustica sottobraccio a cantare vecchie lagne folk. Intanto nei negozi usciva il primo singolo degli Smiths, era il 13 maggio 1983.

Marco e Davide, al contrario del mese di marzo, l’epopea di Morrissey e Marr e comprimari non la presero benissimo, anche perché si ritrovarono quasi soli in mezzo a un mare di consensi. Il ciuffone e le citazioni da Oscar di Morrissey e le schitarrate invero sofisticate di Johnny trovarono insospettabilmente solo guardie abbassate e vinsero al primo round. Ma era solo l’inizio di una vera e propria restaurazione della musica pop britannica, non più votata ai dance floor post nucleari o ai tributi David Ferryani, con frequenti sedute dal parrucchiere. Ben 34 anni dopo i due tornano sul luogo del delitto e riannodano i fili. Con una certezza: la Regina non muore mai.

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Playlist
Scaletta del programma 

Prima parte

1. The Smiths - Hand In Glove - The Smiths (1983-84)
2. The Field Mice - Emma's House – single (1988)
3. The Housemartins – Sheep - London 0 Hull 4 (1986)
4. Lloyd Cole – Rattlesnakes – Rattlesnakes (1984)
5. Felt - Down But Not Yet Out - Poem Of The River & Forever Breathes The Lonely World (1988)
6. Everything But the Girl - Another Bridge – Eden (1984)

Accadde oggi

7. Yazoo - Nobody's Diary - You And Me Both (maggio 1983)
8. Heaven 17 - We Live So Fast - The Luxury Gap (maggio 1983)

Seconda parte

9. The Smiths - This Charming Man - The Smiths (1984)
10. Sandie Shaw & The Smiths – Jeane – Hello Angel (1988)
11. T. Rex - Cosmic Dancer - Electric Warrior (1971)
12. New York Dolls - Human Being - Too Much Too Soon (1974)
13. Electronic - Getting Away With It – Electronic (1991)
14. Pet Shop Boys – Miserabilism - Behaviour (1990)
15. Sparks - Lighten Up Morrissey - Exotic Creatures of the Deep (2008)

Terza parte

16 Morrissey – Suedehead – Viva Hate (1988)
17 Suede – The Next Life – Suede (1993)
18 The Smiths - Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me - Strangeways, Here We Come (1987)

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