Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 22

di AA.VV.
muletaMULETA – La Peste (2013, Matteite / Muleta Dischi)
alt-rock

Muleta è un progetto nato nel 2010 in provincia di Vicenza dall’ispirazione di T (voce e chitarre acustiche), Ed (chitarre elettriche) e Giulio (batteria). “La Peste” è un album denso di reminescenze alt-rock anni 90 (sentite un po’ quanto c’è di Marlene Kuntz nell’iniziale “Meno”), un disco che piacerà molto a chi ha apprezzato le recenti produzioni di Giorgio Canali (Operaja Criminale, Ilenia Volpe, Nolatzco), anche perché il Giorgione nazionale c’è di mezzo anche questa volta, visto che catturò e produsse l’Ep d’esordio della band, “Nausea”. “La Peste”, primo full length del trio veneto, distribuito da Audioglobe, è composto da dieci tracce, per una durata complessiva di circa ventitré minuti: una sassata secca e concisa. Piccoli racconti metropolitani incentrati su amore, gioie, aspettative e tragedie assortite. Muleta risveglia la propria peste personale, portandola di città in città: vi consigliamo di chiudere porte e finestre (Claudio Lancia 7/10)


thunderbomberTHUNDER BOMBER - Black Pepper (2013, autoprodotto)
hard-rock

Il nome Thunder Bomber da qualche anno si diffonde tramite un sempre più frenetico passaparola nel sottobosco indipendente italiano, sospinto soprattutto da una lunga serie di concerti tra i più folli ai quali si possa assistere nel Belpaese. Farà piacere a molti, dunque, sapere che all'omonimo Ep di esordio del 2009 segue oggi “Black Pepper”, cinque canzoni che alle velleità indie-oriented del capitolo precedente sostituiscono un sound decisamente punk/heavy, riproducendo in studio la carica schiacciasassi dei live. La band mantovana, composta da membri dal lungo e onorato percorso in svariate formazioni locali (Luca Mondini, Matteo Gazzi, Enrico Ravanini, Gianni Bertolini e Gabriele Genzini, quest'ultimo subentrato a Luca Righi, oggi ThreeLakes), spazza via i convenevoli in una manciata di esplosivi minuti. Dall'hard-rock di scuola scandinava di “Mr Wild” fino alla conclusiva title-track, impreziosita dal sax di Lorenzo Bertolini (Attic), “Black Pepper” si configura come uno dei dischi più politicamente scorretti del 2013 italiano (Fabio Guastalla 7/10)


pashmakPASHMAK – Desquamation (2013, autoprodotto)
alt-rock

Preceduto nel maggio 2012 dall’Ep d’esordio “Magnetic Knife Strip”, ecco il secondo capitolo pubblicato del giovanissimo quintetto milanese, guidato da Damon Arabsolgar, di origini persiane. I ragazzi si muovono tratteggiando un sound che lambisce certe sperimentazioni Radiohead style, miscelando assieme elementi rock, jazzy, blues, electro e persino derivazioni classiche. “Desquamation” continua idealmente il percorso intrapreso con “Magnetic”, aggiungendo quattro tracce al puzzle della band.“Red Roses Jam”, figlia degli arpeggi di Jonny Greenwood, “You, Me And Everyone We Don’t Know”, “Adam” (la più personale e devastante del lotto) e “Waltz Of Cake And Ale” sono quattro tasselli importanti nella crescita del gruppo, fra ritmi spezzettati e mille idee centrifugate assieme. Un terzo lavoro è attualmente in fase di composizione, e concluderà la trilogia iniziale dei Pashmak, conducendoli verso nuove sonorità sempre più elettroniche e meno canonicamente rock. Ci sono tutte le potenzialità per far qualcosa di davvero importante (Claudio Lancia 6,5/10)


venua_01VENUA - Blah Blah Blah (2013, Libellula)
pop-rock

Nati nel 2008 in quel di Bergamo, i Venua fin dall'esordio “Gli Abitudinari” (2010) si sono dimostrati abili autori di un pop-rock in italiano sbarazzino e intelligente, capace di incastrare bene i testi del cantante Samuele Ghidotti con l'accompagnamento sonoro di Jodi Pedriali (rhodes, organi, tastiere) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle), che oltre a produrre la band ne diventa ufficialmente il batterista. “Blah Blah Blah”, secondo capitolo in studio di registrazione, contiene dieci canzoni dalla scrittura fluida e ulteriormente estroversa, tragi-commedie dal piglio “positivo” che sanno cogliere nel segno fin dal primo ascolto. Il singolo estratto “Se Vuoi, Devi” ne è senz'altro il miglior esempio, ma non mancano le varianti sul tema: l'intro western di “Bang”, ad esempio, il cantautorato crepuscolare di “Via Petrarca”, il beat anni sessanta di “Sunday”, la psichedelia strumentale e beatlesiana (ricordate “Because”?) di “A Presto”. Da seguire (Fabio Guastalla 6,5/10)

mircanto_02MIRCANTO – L’arte Di Comporre Fiori (2013, Viverivive)
alt-folk, instrumental folk,

Gustoso Ep per la band bergamasca, che incornicia l’eccellente cover di “Japanese To English” facente parte del nostro tributo a “Down Colorful Hill” (l’ultima puntata di OndaDrops) in un pugno di brani di alta sensibilità spirituale, orientale verrebbe da dire, data l’evidente fascinazione del gruppo verso quelle coordinate (dal titolo di questa uscita al video di “Japanese To English”). Perfino troppo leggero, a sentire la progressione alla Balmorhea di “Lui”, o le sospensioni ambientali di “Per un film italiano”, alla ricerca di un minimalismo cameristico tanto concettuale quanto un po’ spento, anche se volutamente espressione di un’arte ritratta, paesaggistica. I Mircanto eccellono però in questi arrangiamenti, come dimostra la coda di “Vecchie Frontiere”, unica traccia provvista di parole, che paiono per la verità più ingessate del contesto musicale (Lorenzo Righetto 6,5/10)


ilsindacoIL SINDACO – s/t (2013, Quasi Mono/Picicca)
cantautorato, pop,

Reminiscenze domestiche, avvolte in un ozio malinconico, raccontano della gestazione, parallela a quella della figlia, del primo disco solista di Fabio Dondelli degli Annie Hall. Una digressione da osservatore sornione dei rapporti di coppia, che insegue il versante più sbarazzino ma sincero del pensiero debole del cantautorato italiano, con tanto di narrazioni archetipiche filo-calcistiche e dal retrogusto passatista (“Il giovane Garrincha”). Il risultato finale è un’educata ma non sorprendente bomboniera Cremonini-ana (detto con le migliori delle intenzioni), con qualche brano di piccolo cabotaggio a metà tra Beatles e Tweedy (“L’abitudine”) (Lorenzo Righetto 6/10)


sabatiniDARIO SABATINI – Miracolo Pop (2013, Salmone rec)
alt-pop, songwriting

“Miracolo Pop” è l’esordio ufficiale del venticinquenne Dario Sabatini: un Ep prodotto da Alberto Mariotti (Samuel Katarro / King Of The Opera) e licenziati dal Salmone Rec, che propongono un mix fra il tanto di moda cantautorato sghembo e certa irriverenza simil-punk. Il suono di una chitarra acustica, sporcata da distorsioni, riverberi ed improvvise esplosioni di sax, dipinge i chiaroscuri di una provincia capovolta. Lo stile di scrittura traghetta l’ascoltatore attraverso storie surreali, popolate da personaggi che conducono le proprie personali rivoluzioni contro le costrizioni della vita con ingenuità ed insofferenza, nell’estenuante attesa dell’illuminazione. A cavallo fra Rino Gaetano (“Alle sorgenti dell’illusorio”) e sane schitarrate garage (l’incipit di “Graziello”), Dario Sabatini, che si preoccupa di spiegarci personalmente i contenuti dei singoli brani, in cinque tracce (più la ghost track “Maleodorante x caso”) cerca una propria collocazione nel nuovo universo cantautorale di casa nostra. Sono solo cinque tracce, ma lasciano ben sperare (Claudio Lancia 6/10)


casoCASO - La Linea Che Sta Al Centro (2013, To Lose La Track)
cantautorato

Caso è il nome d'arte di Andrea Casali, 32enne bergamasco che, dopo aver militato a lungo in varie formazioni hardcore-punk della sua città, nel 2005 decide di intraprende la carriera cantautorale. “La Linea che Sta al Centro”, registrato da Pierluigi Ballarin (The R's) presso il T.U.P. Studio di Brescia, è il terzo lavoro ufficiale di Caso: dieci canzoni di voce, armonica e chitarra acustica ed elettrica, altrettanti racconti di vita sbattuti in faccia senza tanti complimenti. Si parte con la positività in salsa folk di “Parete Nord”, si passa alla letteratura sullo sfondo di “Un Anno Terribile”, ispirato all'omonimo libro di John Fante, fino alla rabbia generazionale di “Poco Memorabile”, tra accorate ballad (“A Pennarello Blu”) e veloci brainstorming (“Andata e Ritorno”). A metà strada tra De Gregori e l'anti-folk di Billy Bragg, Caso dà vita a un lavoro sincero ma non sempre in grado di farne emergere appieno il talento, che pure non manca (Fabio Guastalla 6/10)


glisportiviGLI SPORTIVI - Black Sheep (2012, Flue)
alt-rock

Gli Sportivi, duo chitarra-batteria del veneziano, già attivi in vari progetti (anche elettronici) debuttano con un Ep omonimo (2010) che è un affare schizofrenico: due canzoni in salsa power-pop 60 appena venato di grunge e due canzoni dedite a un ennesimo revival hard-blues. Il disco lungo, “Black Sheep”, si concentra sui refrain orecchiabili e al contempo aumenta la posta degli arrangiamenti (il misto di power-pop e di “Born to Be Wild” degli Steppenwolf di “Gimme Gimme Your Hand”, la ballad dai brevi momenti ipnotici di “How Does It Feel”), con sovratoni da “loser” (“I’m a Cop”). L’evoluzione migliore si ha nella sordina e nel canto a due voci di “Black Cat”, a due passi dall’autoflagellazione, e nel rap demente di “Go Back” (mentre “I’m Going to Mexico”, con congas e poco distante dal crossover d’assalto, è meno incisiva). Consumabile, contagioso tentativo da parte di un progetto la cui produzione riesce a far dimenticare l’assenza di una reale personalità e a concentrare - nei momenti migliori - una mescola di scazzo genuino e ironia pruriginosa. Anticipato dal singolo su vinile rosso di “Gimme Gimme Your Hand”, seguito dall’Ep “Crazy Love Collection” (2013) (Michele Saran 6/10)


quanahparkerQUANAH PARKER - Quanah (2013, Diplodisc)
prog-rock

Il quintetto dei Quanah Parker debutta finalmente, dopo anni di attività, con i nuovi brani di “Quanah”. L’intro classicheggiante a mo’ di bagattella e i gorgheggi di soprano di “Chant of the Sea-Horse” riportano subito all’”Hosianna Mantra” dei Popol Vuh. Quanto segue vira spesso verso la pompa virtuosistica: “No Time for Fears”, con staccato, unisono, legato ornamentali, “Quanah Parker”, jamming barocco che indietreggia fino agli Emerson Lake & Palmer, “Asleep”, con stereotipi presi dalla “Great Gig in the Sky” dei Pink Floyd, e la più crepuscolare “People in Sorrow”, cosparsa di umori new age. Altrove la cantante è più evidenza, ad accarezzare numeri come “Sailor Song”, più pianobar che prog, e “After the Rain”, più dream-pop da Swing-Out Sisters che avanguardia. Gli arrangiamenti invece sfavillano soprattutto in “The Garden Awakes”, da ballata pianistica a passo severo hard rock, la migliore sintesi delle loro abilità, e le sonorità acquatiche che filtrano nella frenesia della sezione ritmica irregolare e sincopata di “Flight”. Preceduto da un Dvd (“Demovideo 2006”, con una cover di “Roundabout” degli Yes e il primo cantante Roberto Noè), l’unico documento della loro storia che data persino 1981, insieme a una bonus (“Shenn Menn”, registrata negli 80) che fa sentire quanto erano maggiormente atmosferici agli esordi, dona eclettismo e discrezione di sound, con una dominazione delle tastiere di Riccardo Scivales, uno dei fondatori, che non ha le visioni di un Arturo Stalteri ma sono comunque il polo di una ricerca in pectore. Registrato e prodotto con il patron della nuova Diplodisc, Alessandro Monti (Michele Saran 6/10)

 

Playlist
MULETA – La Peste (2013, Matteite / Muleta Dischi)
THUNDER BOMBER - Black Pepper (2013, autoprodotto)
PASHMAK – Desquamation (2013, autoprodotto)
VENUA - Blah Blah Blah (2013, Libellula)
IL SINDACO – s/t (2013, Quasi Mono/Picicca)
DARIO SABATINI – Miracolo Pop (2013, Salmone rec)
CASO - La Linea Che Sta Al Centro (2013, To Lose La Track)
GLI SPORTIVI - Black Sheep (2012, Flue)
MIRCANTO – L’arte di comporre fiori (2013, Viverivive)
QUANAH PARKER - Quanah (2013, Diplodisc)
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