Annie Hall

Annies

2011 (Quasi Mono / Pippola) | folk-pop, folk-rock

Dipende un po' tutto da cosa si pretende da una band italiana, indipendente o no che sia. Rinunciare non solo all'italiano, ma più in generale a esprimersi secondo un proprio codice musicale, è un criterio di giudizio per valutare la qualità di una proposta? Anche coloro che lo considerano tale ammetteranno che una delle condizioni necessarie ad attuare l'obiettivo, ad esempio, di creare o alimentare una "scena" localizzata ma feconda è la passione di una band per quanto di prettamente artigianale risiede nell'attività di produzione della propria musica.
È proprio questo che rende la carriera degli Annie Hall, band bresciana composta da Fabio Dondelli, Andrea Abeni, Gabriele Ponticiello e Massimiliano "Budo" Tonolini, importante per la musica italiana che cresce e si sviluppa dietro le quinte. Prima ancora dei proclami di indipendenza artistica, dello sbandieramento di improbabili manifesti sonori, viene la ricerca, lo sviluppo negli anni di un tessuto d'arrangiamento sempre più spesso, col quale ricoprire una materia prima ancora fresca. Ora, infatti, i Nostri ripropongono il tutto giocando "da grandi" e, con l'aiuto prezioso di Giovanni Ferrario (PJ Harvey, John Parish, Morgan, Hugo Race, Scisma), pubblicano il disco della maturità, il loro terzo.

Dopo l'interlocutorio "Carousel", questo "Annies" riporta i quattro di Brescia a una forse inaspettata energia, compositiva e d'arrangiamento, che riesce a proiettarli oltre l'ombra sempre incombente (la pur bella "Airstrip Zero" su tutte) dei beneamati Wilco. Sono in particolare le sfumature di alt-country più ruspante, solare ("Place To Hide") - che li portano sulle sponde del primo Tweedy, quello che, insieme a Farrar, componeva gli Uncle Tupelo - e il gusto melodico meno serioso di Dondelli ("Beautiful Mind", sghembo e wilsoniano nella coda di "Suitcase") a spostare l'attenzione da un riferimento che può essere considerato più una stella polare di gusto musicale, che un canovaccio da seguire pedissequamente.
Non per questo "Annies" è da considerarsi dimesso, senza aspirazioni: prova ne sia una ballata pianistica come "Shooting Star", di una misura, di un'intensità forse inaudita per la band bresciana (viene in mente "Los Angeles" di Phosphorescent, uno dei migliori pezzi dell'anno scorso). Altro che understatement alleniano! Suscita quasi un'esclamazione di positivo stupore la mutazione di "Grand Avenue" da uggioso rimuginare à la Mr. E (già apparso in "Meaningless") ad avventura chitarristica baciata dal sole.

Difficile non ravvisare questa rinnovata e alquanto amplificata capacità espressiva della band in una complessiva ritaratura, specialmente dello stile di Dondelli, ora in pieno controllo della propria vocalità, ormai assai lontana dai timidi tentativi del pur riuscito "Cloud Cuckoo Land". È il territorio in cui lo stile impeccabile di Abeni trova modo di esprimersi al meglio, con incursioni chitarristiche che costituiscono il vero valore aggiunto di "Annies" (menzione speciale allo stacco seventies di "Place To Hide"), senza nulla togliere alla prova degli altri musicisti.

"Annies" è, insomma, più di una conferma, è il segnale che si attendeva da una band che aveva finora mostrato solo potenzialmente di poter "fare sul serio": un disco solido, senza cadute di stile.

(25/03/2011)



  • Tracklist
1. For You
2. Suitcase
3. Beautiful Mind
4. Meaningless
5. Place To Hide
6. Homestead
7. Shooting Star
8. Airstrip Zero
9. Merry-go-round
10. Grand Avenue
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