Annie Hall

Carousel

2009 (Pippola) | folk-pop

Il secondo lavoro degli Annie Hall, gruppo bresciano, è già carico di un discreto fardello di aspettative. Non ci si aspetta, secondo il trito luogo comune, il "disco della maturità": già all'esordio, avvenuto nel 2007 col buon "Cloud Cuckoo Land", la band aveva dimostrato eleganza e spessore in misura più che sufficiente. Quello che si vorrebbe è forse di saper osare di più, o perlomeno di cercare un sound  più personale - pur rinunciando, magari, alle certezze di quelle ballate acustiche proposte con cura che erano il marchio di fabbrica del precedente lavoro.
"Carousel" si distacca, in effetti, dall'atmosfera tutto sommato "casalinga", nel senso più nobile del termine, del disco che lo precede: si tratta di qualcosa di più ambizioso, più consapevole, ma anche meno ombroso. Gli arrangiamenti si fanno spesso elettrici, pur mantenendo profondità e varietà: ciò che si apprezza di questo secondo lavoro è una gamma di emozioni più variegata, che va dalla spensierata delicatezza jazzata della buona "Violet" al "singolone" elettroacustico "Letters", forse fin troppo ammiccante. Simpatico il piglio mancuniano che accompagna il battito blues-rock di "Paralysed", invece... Lo stesso si può dire dell'ispirata "Jelly's Dream": che gli Annie Hall siano riusciti a comporre una sorta di colonna sonora per commedie niuiorchesi? Le atmosfere di leggerezza, di fine understatement a cui si riferiscono direttamente nel loro nome vengono riprodotte in modo assolutamente fedele in "Carousel": questo è un buon punto a loro favore.

In certi momenti ("Letters" e "Paralysed" in particolare) il gruppo bresciano pare citare le sovrapposizioni noise di certi finali di "Yankee Hotel Foxtrot". In effetti i Nostri paiono insistere nel riferimento ai Wilco, invece che cercare di smarcarsi dalla loro ombra, piuttosto ingombrante. Senza prendersi troppo sul serio, va detto: basti vedere la piega sbarazzina che prendono certi pezzi grondanti, all'apparenza, dello spirito di Tweedy, sulla scorta del più spiccato senso dell'(auto-)ironia del cantante Fabio Dondelli ("Jelly's Dream", ad esempio).
Gli Annie Hall sembrano aver metabolizzato in particolare l'ultimo album della band di Chicago, sfornando a loro volta un disco solare e, al tempo stesso, un po' meno impegnato dal punto di vista cantautorale. E' così che le quantomeno interessanti ballate di "Cloud Cuckoo Land" scompaiono: ciò che era il punto forte del gruppo bresciano sembra ora diventare un espediente per tappare i buchi della scaletta. Piuttosto debole pare quindi il finale, affidato a una tripletta di stornelli inoffensivi, conditi di soluzioni educate ma un tantino telefonate (si veda la steel guitar di "The Boy Ballad"). La chiusura vera e propria, in particolare, è rappresentata da una soluzione ormai abusata nel panorama alt-folk americano (dai Fleet Foxes ai Low Anthem): l'armonizzazione impalpabile, di ascendenza CSN&Y.

"Carousel" rimane a galla anche grazie al lavoro encomiabile di Andrea Abeni alla chitarra, vera voce aggiunta al gruppo, che sa evocare sul serio scenari di più ampio respiro (si veda il pregevole assolo di "Do You Wanna Dance With Me?"). Gli Annie Hall si confermano, in generale, band in grado di sviluppare un suono coeso, arrangiamenti curati e di offrire spettacoli dal vivo di buon livello, tanto da poter tenere il palcoscenico anche in solitaria: fatto recentemente appurato nell'acoustic set di presentazione del disco a Milano. Caratteristiche di una certa rarità, probabilmente, nel panorama musicale dell'underground italiano: per quanto riguarda la loro seconda prova, però, ci sono cose da rivedere. Resta la leggerezza, la capacità di non prendersi sul serio, preziosissima per una band che, consapevole dei propri mezzi, può andare lontano.

(15/11/2009)



  • Tracklist
  1. Rainy Day
  2. Morning News
  3. Paralyzed
  4. Jelly's Dream
  5. Letters
  6. Violet
  7. Lips
  8. Do You Wanna Dance With Me?
  9. Here Is Love
  10. The Boy Ballad
  11. Grandmother's Smile
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