VOLT - Volt

2007 (In the red)
electro-punk

Dopo uno splendido 12” autoprodotto lo scorso anno e una serie di singoli dinamitardi, ecco finalmente la prima opera completa del trio Volt, composto dai parigini Jacques Amsellem, FX, entrambi già Splash 4, e dalla svizzera Lili Zeller, da circa un decennio regina incontrastata del nuovo electro-punk (decisamente di nicchia) transalpino. La sua formula prevede sintetizzatore, drum machine, una serie impressionante di riff luciferini ad altissimo voltaggio punk, lirica ammaliante e assassina mista a corposi beat in piena tradizione Daf.
Il suono di questi tre ragazzi appartiene di fatto al celebre (?) underground parigino, ne è parte integrante, per molti rappresenta una delle possibili svolte della vecchia guardia punk francese, quella che ha sempre flirtato con l’elettronica naif teutonica, deteriorandola in ogni sua sfumatura con una rivoluzionaria attitudine trash.

I Volt hanno già condensato in patria (e non solo) un discreto hype, eppure, nello specifico, les enfants terribles di casa In The Red non propongono assolutamente nulla di nuovo, l’attrattiva nasce esclusivamente da una formidabile (talvolta infernale) mescolanza di articolazioni new wave con il punk sintetizzato dei primissimi Ottanta. E’ come se i tre avessero partecipato in passato a qualche lezione subliminale di Jaz Coleman, riadattando successivamente i suoi tormenti apocalittici con un’alienazione elettricamente più energica.

“86 Friends”, “Green Eyes”, “BackWords” sono i classici esempi di come possa essere “restaurato”  il modello punk (alternativo) con un vecchio sintetizzatore e una semplice drum machine. La chitarra deviata di Lili Z, matrona autarchica del terzetto, ha il compito fondamentale di sconquassare la struttura voltaica (appunto) dei pezzi, la sua prerogativa è senz’altro quella di abbassare il ph del suono con una distorsione assassina ai limiti del trash dadaista a stelle e strisce.

L’introduttiva “Chinese Bite” è un mix di frequenze roboanti, accordi glam, teatrali sovrapposizioni vocali, variazioni punk in coda, echi noiosi in sottofondo. Mentre la title track resta sostanzialmente una cavalcatina synth-pop in gradevole crescendo, vicinissima ai farraginosi virtuosismi glamour di Gina X, la successiva “TestBild” accelera il ritmo forsennatamente, conferendo al disco un’insolita veste dancey. La sezione ritmica dell’accattivante “Man On The Ground” deve essenzialmente tutto ai Suicide, il resto è un frullato di Swell Maps, Killing Joke e Ladytron.

Tutti questi gustosi ingredienti condurrebbero, apparentemente, a un piccolo nuovo capolavoro dell’entroterra parigino, ma non è così, qualche difettuccio c’è, eccome: da un lato l’eccessiva predisposizione vocale della front-girl a creare uno (stra)sentito effetto horror-sadomaso decisamente petulante, dall’altro un’acerba supponenza nel rovistare eccessivamente in rovine punk alternative, fin troppo saccheggiate in tutti questi anni dai cuginetti transalpini.
In sostanza l’esordio dei Volt può essere metaforizzato come un cocktail esplosivo dal retrogusto amaro: da consumare preferibilmente a piccoli sorsi.

24/10/2007

Tracklist

  1. Volt
  2. Testbild
  3. Where Did Body Go
  4. 86 Friends
  5. Man on the Ground
  6. Couples
  7. Alles Neu
  8. Green Eyes
  9. Backwards
  10. I Don't Feel So Good

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